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Struttura articolo
Introduzione; Tecnologia di base; La macchina fotografica tradizionale e i suoi accessori; Controllo dell’esposizione; Tipologia degli apparecchi fotografici; Gli obiettivi; Pellicole fotografiche; Fonti di luce artificiali; Gli esposimetri; Filtri; Sviluppo e stampa; Innovazioni tecnologiche; Fotografia tecnica; Fotografia aerea; Fotografia subacquea; Fotografia scientifica; Fotografia astronomica; Microfilm; Fotografia all’infrarosso; Fotografia all’ultravioletto; Cenni storici; L’arte della fotografia
Fra i tipi di macchine più comuni spiccano la reflex con un solo obiettivo, detta monobiettivo o SLR (dall’inglese Single-Lens Reflex), la reflex a due obiettivi, detta biottica, e la macchina a telemetro. La maggior parte delle SLR e delle macchine a telemetro utilizzano il formato 35 mm, mentre la maggioranza delle macchine biottica, e qualche esemplare degli altri due tipi, impiegano il medio formato, ossia pellicole da 120 o 220 mm. I primi apparecchi fotografici non avevano obiettivi ma semplicemente un piccolissimo foro, detto stenopeico, aprendo e chiudendo il quale era possibile controllare il flusso di luce che filtrava dall’esterno. La prima macchina fotografica che ebbe ampia diffusione non era altro che una scatola con una semplice lente e un otturatore a veletta a un’estremità, e un supporto per la pellicola all’altra. Questo modello disponeva di un rudimentale mirino che mostrava l’area di ripresa; alcuni tipi avevano già un paio di aperture di diaframma e un elementare meccanismo di messa a fuoco. La macchina a soffietto, detta “banco ottico”, è usata soprattutto dai professionisti ed è il modello che nel design più si avvicina ai primi apparecchi fotografici. Nonostante le ottime prestazioni di questo strumento, un gran numero di professionisti e di amatori utilizza altri tipi di macchine, più maneggevoli e versatili.
Le macchine a soffietto sono generalmente più grandi e pesanti di quelle destinate al medio e piccolo formato; sono perlopiù utilizzate in studio, per le fotografie di paesaggio e di architettura, impiegano pellicole di grande formato che producono negativi e positivi con risoluzione molto maggiore rispetto a quella ottenibile con il piccolo formato. Gli apparecchi a soffietto hanno una base di metallo o legno, il “banco” che dà il nome allo strumento, con una scala graduata sulla quale scorrono due telai di metallo, detti standarte, in posizioni opposte e uniti da un soffietto. La standarta anteriore regge l’obiettivo e l’otturatore, quella posteriore sostiene una lastra di vetro smerigliato davanti alla quale si inserisce il portapellicola. Il vantaggio di queste macchine è di avere un corpo regolabile che consente al fotografo di ottenere ogni genere di prospettiva e di messa a fuoco.
Le macchine a telemetro dispongono di un mirino grazie al quale il fotografo può osservare e inquadrare il soggetto. Il mirino, pur non leggendo l’immagine attraverso l’obiettivo, si avvicina tuttavia molto a ciò che in effetti quest’ultimo inquadra. Tale condizione, in cui il punto di ripresa non coincide con il mirino, è nota come effetto di parallasse. A distanze elevate tali effetti sono trascurabili, mentre diventano più evidenti nelle riprese ravvicinate, rendendo difficile per il fotografo inquadrare con sicurezza il soggetto.
Le reflex, monobiettivo e biottica, sono dotate di specchi che riflettono nel mirino la scena inquadrata. Le biottica sono a forma di scatola, con un mirino che consiste di un vetro smerigliato orizzontale collocato nella parte superiore dell’apparecchio. Montati verticalmente sul pannello frontale della macchina vi sono due obiettivi: uno serve per la ripresa vera e propria, mentre l’altro funge da mirino. Gli obiettivi sono accoppiati, in modo da ottenere una messa a fuoco sincronizzata tra le due ottiche. L’immagine formata dall’obiettivo superiore, ossia il mirino, viene riflessa sullo schermo di messa a fuoco da uno specchio fisso inclinato di 45 gradi. Il fotografo mette a fuoco e compone l’immagine guardando nello schermo. L’immagine prodotta nell’obiettivo inferiore viene messa a fuoco sulla pellicola posta nel retro dell’apparecchio. Come le macchine a telemetro, anche le biottica sono soggette all’errore di parallasse. Nella reflex SL un solo obiettivo viene impiegato sia per osservare la scena sia per la ripresa. Uno specchio sollevabile, situato tra l’ottica e la pellicola, riflette l’immagine attraverso un prisma a cinque facce, fino a un vetro smerigliato collocato sopra la macchina. Non appena l’otturatore si apre, una molla solleva automaticamente lo specchio dalla traiettoria fra ottica e pellicola. In virtù del prisma, l’immagine registrata corrisponde in modo sostanzialmente esatto a quella che l’obiettivo della macchina “vede”, senza alcun effetto di parallasse. La maggioranza delle reflex SL sono strumenti di precisione dotati di otturatori situati sul piano focale. Molte hanno dispositivi di controllo automatico dell’esposizione ed esposimetri incorporati e la maggior parte dei moderni apparecchi può contare su otturatori azionati elettronicamente; anche le esposizioni possono essere eseguite elettronicamente o regolate manualmente. Le autofocus utilizzano componenti elettronici e una CPU (Central Processing Unit) per misurare automaticamente la distanza tra la macchina e il soggetto, e determinare l’esposizione ottimale. Alcune fanno rimbalzare dal soggetto una luce infrarossa o onde ultrasoniche (vedi Sonar) per individuare la distanza e, di conseguenza, regolare la messa a fuoco; altre, come le celebri Nikon F, usano sistemi di autofocus passivo che, invece di emettere raggi o onde, mettono a fuoco automaticamente, sulla base di sensori che individuano l’area di maggior contrasto in un bersaglio rettangolare posto al centro dello schermo del mirino.
Dei tre tipi di macchine fotografiche più usati, la reflex monobiettivo è certo la più diffusa sia tra i professionisti sia tra gli amatori. Il suo grande vantaggio è che l’immagine osservata nel mirino è virtualmente identica a quella messa a fuoco dall’ottica dell’apparecchio. Inoltre, è generalmente facile e veloce da usare ed è fornita di una maggiore varietà di obiettivi intercambiabili e di accessori. Le macchine a telemetro, usate un tempo dai fotogiornalisti per le dimensioni compatte e la facilità di utilizzo, sono state in seguito largamente rimpiazzate dalla SLR. Gli apparecchi a telemetro, d’altra parte, dispongono di un sistema ottico più semplice e di un numero inferiore di componenti mobili e per questo sono intrinsecamente più robusti delle reflex monobiettivo, oltre a essere più silenziosi e leggeri. Rispetto agli altri tipi, le reflex biottica dispongono di un sistema di messa a fuoco relativamente lento. Come per le macchine a telemetro, è disponibile un numero inferiore di ottiche intercambiabili, eppure le biottica hanno incontrato un ampio successo. Da esse si ottiene un negativo più ampio rispetto alla maggioranza degli apparecchi monobiettivo e a telemetro, con il vantaggio di ottenere un buon dettaglio sulla stampa finale. Per questo alcune prestigiose marche, come Hasselblad (gli astronauti dell’Apollo la utilizzarono sulla Luna), Mamiya, Bronica e Rollei, hanno prodotto modelli che combinano i vantaggi del monobiettivo con quelli del medio formato, riducendo ulteriormente il mercato delle biottica. Alcune macchine sono concepite soprattutto per gli amatori: sono semplici da usare e forniscono immagini accettabili per il comune fotografo di istantanee. Molti degli apparecchi in commercio sul mercato amatoriale impiegano sofisticate tecnologie, con funzioni di autofocus e di controllo dell’esposizione che semplificano le procedure di ripresa e garantiscono perlopiù foto di buona qualità, limitando tuttavia l’intervento del fotografo.
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