![]() Scelti da Encarta
I migliori testi sull'argomento Fotografia, scelti dalla redazione di Encarta Elementi correlati
Cerca in Encarta
Cerca in Encarta informazioni su Fotografia |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 5 di 10
Struttura articolo
Introduzione; Tecnologia di base; La macchina fotografica tradizionale e i suoi accessori; Controllo dell’esposizione; Tipologia degli apparecchi fotografici; Gli obiettivi; Pellicole fotografiche; Fonti di luce artificiali; Gli esposimetri; Filtri; Sviluppo e stampa; Innovazioni tecnologiche; Fotografia tecnica; Fotografia aerea; Fotografia subacquea; Fotografia scientifica; Fotografia astronomica; Microfilm; Fotografia all’infrarosso; Fotografia all’ultravioletto; Cenni storici; L’arte della fotografia
La pellicola viene sviluppata trattandola in una debole soluzione alcalina, detta appunto sviluppo o “rivelatore”; tale soluzione riattiva il processo iniziato con l’esposizione alla luce avvenuta durante lo scatto della foto. Attraverso lo sviluppo si dà origine a una reazione di ossidoriduzione, grazie alla quale si ottengono piccoli cristalli d’argento, i quali vanno ad aggregarsi attorno alle invisibili particelle che formano l’immagine latente. Non appena si formano i cristalli, l’immagine diventa visibile sul film: la densità e lo spessore dell’argento depositato in ciascuna zona dipendono dalla quantità di luce ricevuta durante l’esposizione. Per fermare l’azione del rivelatore, la pellicola viene immersa (“risciacquo”) in una soluzione leggermente acida, che neutralizza l’alcalinità dello sviluppo. Dopo il risciacquo l’immagine negativa viene “fissata” tramite una soluzione di tiosolfato di sodio, detta appunto fissaggio: i sali d’argento residui vengono rimossi e le particelle d’argento metallico vengono stabilizzate. Una soluzione detergente, detta imbibente, viene quindi utilizzata per un ulteriore risciacquo che si rende necessario in quanto residui di fissaggio possono distruggere nel tempo l’immagine negativa. In questo modo, oltretutto, si ottiene un essiccaggio uniforme della pellicola e si evitano macchie e strisce calcaree.
La stampa si effettua in due modi: a contatto o tramite proiezione. Il metodo a contatto viene impiegato per produrre stampe dell’esatto formato dei negativi (ad esempio, nella realizzazione dei provini, piccole stampe che servono al fotografo per tenere sotto controllo la qualità del lavoro) e prevede l’esposizione della carta da stampa con il negativo aderente alla superficie della carta stessa. Nella stampa a proiezione, il negativo viene prima collocato all’interno di una specie di proiettore detto “ingranditore”. La luce passa dall’ingranditore attraverso il negativo giungendo infine a un obiettivo che proietta l’immagine, ingrandita o ridotta, sul piano di stampa dove verrà collocata la carta sensibile. Ciò rende possibile l’uso di tecniche, dette “di mascheratura”, grazie alle quali si aumenta o diminuisce la luminosità in determinate zone della foto. Il materiale da stampa usato in questi procedimenti è un tipo di carta fotografica simile per composizione alla pellicola, ma molto meno sensibile alla luce. A stampa finita, le zone maggiormente esposte alla luce vengono riprodotte con toni più scuri, mentre quelle meno esposte si rivelano più chiare, con una gamma più o meno vasta di grigi per i valori intermedi. Le stampe a colori da negativo si ottengono con entrambi questi metodi (proiezione e contatto), e così le stampe da diapositiva. Quest’ultima può essere riprodotta in un negativo espressamente utilizzato per la stampa, detto internegativo, qualora non sia disponibile carta Cibachrome o similare che permetta di stampare direttamente dalla diapositiva. Vi è poi il processo di stampa denominato dye-transfer. Esso richiede la realizzazione di uno speciale negativo per ogni colore primario, rosso, verde e blu. I negativi vengono utilizzati per produrre dei trasparenti positivi in rilievo, denominati matrici. Ogni matrice viene impregnata di colorante, una di giallo, una di magenta e una di ciano. Dopo la colorazione le tre matrici vengono a turno premute in un registro che permette un preciso allineamento, grazie al quale si forma un’immagine completa.
Gli apparecchi fotografici più moderni consentono esposizioni con tempi di scatto fino a 1/10.000 di secondo che, illuminando adeguatamente il soggetto, possono venire ulteriormente ridotti. Nel 1931 l’ingegnere americano Harold E. Edgerton costruì un flash elettronico capace di produrre lampi di 1/500.000 di secondo, grazie al quale riuscì a fotografare un proiettile in volo. L’ausilio di una serie di lampi rende inoltre possibile registrare sullo stesso fotogramma diverse fasi di un’azione, come il volo di un uccello o il salto di un cavallo. Otturatori ad alta velocità, elettronici o magnetici, permettono tempi di esposizione fino a qualche miliardesimo di secondo. Movimenti molto veloci possono essere altresì studiati tramite la cinematografia ad alta velocità. Le tecniche convenzionali consentono l’esposizione di 500 fotogrammi al secondo. Usando invece uno specchio rotante e tenendo ferma la pellicola possono essere ottenute milioni di immagini al secondo. Per valori ancora superiori si devono abbandonare i classici sistemi ottici e utilizzare tubi a raggi catodici. Le nuove tecnologie iniziano a rendere meno netto che in passato il confine tra fotografia e altri metodi di produzione di immagini. Gli apparecchi digitali rappresentano una vera rivoluzione: non richiedono pellicola, né sviluppo e neppure stampa, e offrono la possibilità di visionare le immagini immediatamente. Nella fotografia digitale l’immagine è un file, cioè un insieme di informazioni numeriche. La normale pellicola viene sostituita da un elemento chiamato sensore di immagine CCD (Charge Coupled Device, “dispositivo a scorrimento di carica”), che riceve e legge i segnali ottici e li trasforma digitalizzandoli (rappresentandoli cioè in unità numeriche, specificamente 0 e 1). I segnali vengono infine compressi e registrati su un particolare supporto (PCMCIA). Le fotografie digitali vengono quindi trasferite su computer, che le può elaborare e stampare; le immagini possono essere visualizzate anche su uno schermo televisivo. Programmi di grafica sempre più raffinati consentono inoltre una grande libertà di elaborazione e ritocco. È infine possibile ottenere una fotografia digitale anche partendo dalla fotografia tradizionale (da un negativo o da una diapositiva, o anche da una stampa) tramite scanner. La qualità delle immagini digitali non corrisponde ancora a quella della fotografia classica: tuttora la risoluzione consentita dai sistemi digitali non arriva alla perfetta nitidezza e alla fedeltà cromatica delle emulsioni fotosensibili, sebbene le procedure elettroniche si stiano continuamente affinando. Questo tipo di fotografia offre però diversi altri vantaggi: alcuni apparecchi possono infatti registrare diverse centinaia di immagini, il trasferimento su computer è semplice e veloce ed è possibile anche archiviare le immagini online. Ciò ne spiega la larga diffusione e l’impiego nell’editoria e nel giornalismo.
Alla fine del XIX secolo la fotografia svolgeva già un ruolo importante nel campo dell’astronomia. Da allora lo sviluppo di speciali e innovative tecniche fotografiche ha fornito importanti strumenti di ricerca ampiamente usati negli ambiti tecnologico e scientifico.
La fotografia aerea viene principalmente utilizzata per la produzione di mappe e carte geografiche. Essa consente di seguire lo sviluppo urbanistico, condurre approfondite indagini sulle tracce lasciate da antiche civiltà e, grazie anche all’uso di satelliti, documentare la distribuzione delle specie animali e vegetali. Le avanzate tecniche della fotografia satellitare, fino a poco tempo fa appannaggio esclusivo delle organizzazioni militari (si pensi alle immagini scattate dai satelliti durante la guerra del Golfo), del controspionaggio e dei centri di ricerca meteorologici, sono oggi diffusamente utilizzate dai geologi per scoprire nuove risorse minerarie o dai network dell’informazione per ottenere, in tempo reale, istantanee di eventi lontani.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |