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Struttura articolo
Ciascuna specie è caratterizzata da precise esigenze ecologiche, ad esempio per ciò che riguarda la temperatura o la salinità delle acque; per questo motivo, le specie di diatomee fossili rilevate in un determinato sedimento forniscono preziose informazioni di tipo climatico-ecologico e sono pertanto utilizzate nelle indagini geologiche. I depositi di diatomee fossili raggiungono spessori considerevoli e prendono il nome di diatomite o tripoli. Questa sostanza risulta assai porosa e leggera grazie alla struttura finemente traforata dei gusci che la compongono; ricca di silicati, è in grado di assorbire ioni e trova impiego negli impianti di purificazione delle acque e come isolante nelle autoclavi, al posto dell’asbesto. Ridotta in polvere, viene miscelata a sostanze abrasive e, per le sue proprietà adsorbenti, nei mangimi animali migliora la disponibilità delle sostanze nutritive. Alcune specie di diatomee del genere Pseudonitzschia secernono acido domoico, una tossina responsabile nell’uomo di una forma di avvelenamento da crostacei che causa disturbi della memoria permanenti e talvolta la morte. L’avvelenamento è conseguente al fenomeno di amplificazione biologica, che consiste in una progressiva concentrazione delle sostanze nel passaggio da un livello al successivo di una catena alimentare; i crostacei si nutrono delle diatomeee e nel loro organismo la tossina raggiunge valori elevati, nocivi alla salute dell’uomo. Classificazione scientifica: Le diatomee costituiscono il phylum delle crisofite del regno dei protisti. Le specie acquatiche marine possiedono in genere simmetria raggiata e sono collettivamente denominate Centrales; il gruppo delle Pennales, a simmetria bilaterale, è predominante nelle acque dolci.
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