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Struttura articolo
Introduzione; Il Medioevo; Il Rinascimento e il “Siglo de Oro”; Il neoclassicismo; Il romanticismo; Il realismo; La Generazione del 1898; Il Novecento
Nel XV secolo la produzione letteraria spagnola ebbe uno straordinario sviluppo. La poesia in particolare raggiunse vertici di grande raffinatezza, come testimoniano le antologie Canzoniere di Baena e Canzoniere di Lope de Stúñiga. I migliori poeti di questo periodo furono Iñigo López de Mendoza, marchese di Santillana, Juan de Mena (1411-1456), e soprattutto Jorge Manrique (1440 ca. - 1479), che nell’elegia Stanze per la morte del padre (1477) espresse con intensità evocativa l’accettazione cristiana della morte. La tradizione epica, in parte contaminata con quella romanzesca, venne raccolta nei romanceros, raccolte di brevi pezzi simili alle ballate e cantati con accompagnamento musicale. La ricca produzione di opere storiche e satiriche scritte nel XV secolo va inserita all’interno dello sviluppo degli studi umanistici promosso dai monarchi Ferdinando il Cattolico e Isabella I nell’ultimo quarto di secolo. Il letterato più noto del tempo fu il grammatico e lessicografo Antonio de Nebrija (1441-1522), autore di una grammatica della lingua castigliana (1492). In questo periodo fu portato a termine il più famoso romanzo cavalleresco spagnolo, Amadigi di Gaula (1508), di autore anonimo, il cui stile fu imitato in numerose opere appartenenti allo stesso genere e pubblicate nel XVI secolo. Fernando de Rojas (morto nel 1541) fu l’autore della Tragicommedia di Callisto e Melibea (1499), più conosciuta col titolo La Celestina, che costituisce, dopo il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, l’opera più importante della letteratura spagnola. La Celestina è un romanzo in forma di dialogo, che unisce elementi della narrativa e del dramma. L’opera attinge a fonti latine e medievali, ma esprime un concetto della vita che diverge profondamente dallo spirito religioso del Medioevo. La storia è ambientata sullo sfondo realistico dei bassifondi di una non nominata città spagnola e narra di due nobili amanti, Callisto e Melibea, che si rivolgono a una maîtresse di nome Celestina perché favorisca il loro amore. I destini di questi tre personaggi si intrecciano inestricabilmente, fino al tragico epilogo. La maturità artistica e la varietà stilistica raggiunte da Fernando de Rojas furono modelli di inestimabile valore per gli autori del Siglo de Oro, che ebbe inizio poco dopo la pubblicazione di quest’opera anticipatrice.
Durante il regno di Carlo V (1516-1556) la Spagna assunse il controllo di buona parte dell’Europa e fondò il suo impero coloniale nel Nuovo Mondo. In questo periodo la letteratura spagnola seguì gli orientamenti filosofici e artistici del Rinascimento e fu influenzata profondamente dal pensiero dell’umanista olandese Erasmo da Rotterdam. Le opere di alcuni suoi discepoli spagnoli, come il filosofo Luis Vives (1492-1540), il teologo Juan de Valdés (1490 ca. - 1541) e gli scritti didattici e storiografici del monaco francescano Antonio de Guevara (1480 ca. - 1545), furono lette e tradotte in tutta Europa. In questo periodo furono scritti numerosi dialoghi e opere storiche, le più importanti delle quali furono quelle di Diego Hurtado de Mendoza (1503-1575) e del gesuita Juan de Mariana (1536-1624).
La poesia pastorale fu uno dei generi letterari più in auge durante il Rinascimento. Temi e atmosfere tipici di questo genere, insieme ai metri e alle forme poetiche italiane (il sonetto, l’ottava rima, la canzone, la terzina e il verso libero), trovarono per la prima volta un ampio impiego nella poesia di Juan Boscán Almogaver (1487/1492 - 1542) e di Garcilaso de la Vega. Questa innovazione non soppiantò le tradizioni consolidate; al contrario, stili poetici vecchi e nuovi riuscirono a coesistere nel corso del XVI secolo, dando vita a una grande varietà di opere. Attorno alla metà del secolo, il pericolo rappresentato dalla diffusione della Riforma protestante portò alla fioritura della cultura religiosa, che adattò il nuovo stile poetico a contenuti spirituali molto lontani dai temi della pastorale. Il primo autore di rilievo che utilizzò questo genere fu l’erudito e poeta religioso Luis Ponce de León, un monaco agostiniano conosciuto col nome di Luis de León (1527 ca. - 1591), nei cui versi la devozione cristiana si mescola al culto della bellezza, all’amore per la natura e a quella ricerca della serenità classica che fu tipica dell’età rinascimentale. Il suo contemporaneo Juan de la Cruz, monaco carmelitano, espresse, nei termini dell’amore umano, l’ineffabile esperienza mistica dell’unione dell’anima con Dio, componendo poesie ritenute da molti critici le più intense della letteratura spagnola. Un altro autore importante di questo periodo fu Fernando de Herrera (1534-1597), che anticipò lo stile barocco, divenuto caratteristico della fase successiva della letteratura spagnola. La poesia barocca, caratterizzata dalla proliferazione di metafore e di altre figure retoriche rinascimentali, raggiunse il massimo sviluppo nel XVII secolo. Espressione tipica fu lo stile prezioso e contorto del poeta Luis de Góngora y Argote, uno dei maestri del barocco spagnolo ed europeo, in particolare della linea detta “culteranesimo” (o anche “gongorismo”).
Accanto alla poesia religiosa, a partire dagli anni Trenta del XVI secolo si sviluppò anche una prosa a carattere mistico e ascetico. Le più importanti furono quelle del prelato e monaco domenicano Luis de Granada e, soprattutto, quelle di Teresa d’Avila, suora carmelitana e scrittrice mistica, autrice di trattati in cui utilizzò una nuova simbologia per esprimere le proprie esperienze religiose. Il teologo più importante fu il filosofo scolastico gesuita Francisco Suárez, che scriveva ancora in latino.
Attorno al 1550 apparvero nuove forme narrative: il romanzo pastorale, il romanzo moresco e il romanzo picaresco. Sviluppatosi inizialmente in Italia e in Portogallo, il romanzo pastorale, in cui venivano raccontate le storie idilliache di pastori idealizzati, si diffuse poi in Spagna, dove trovò la sua massima espressione nella Diana (1559 ca.), opera del poeta e scrittore di origine portoghese Jorge de Montemayor (1520 ca. - 1561), ma anche in Arcadia di Lope de Vega e Galatea di Cervantes. Nel romanzo moresco, che fu un’invenzione spagnola, le tendenze dei secoli passati si mescolarono con quelle del XVI secolo attraverso la narrazione romanzesca degli antichi racconti cavallereschi delle guerre contro i mori. Il primo esempio di questo genere fu la breve opera anonima El Abencerraje (1598). In contrasto con l’idealizzazione della natura umana tipica dei romanzi pastorali e moreschi, il romanzo anonimo Lazarillo de Tormes (1554) fornisce una rappresentazione pessimistica della società, vista attraverso gli occhi di un ragazzo che serve vari padroni. Quest’opera è considerata il prototipo del romanzo picaresco, che sarebbe fiorito all’inizio del XVII secolo, trovando le sue espressioni più alte in Guzmán de Alfarache (1599-1604) di Mateo Alemán e in Storia della vita del pitocco chiamato Pablos (1626) di Francisco Gómez de Quevedo y Villegas, poeta, narratore e saggista, altra figura importante della letteratura spagnola secentesca. Il genere riscosse un enorme successo sia in Spagna sia in altri paesi, e nel XVIII secolo influenzò profondamente il romanzo europeo. Gli autori della narrativa picaresca proponevano un’immagine cupa dell’umanità, a suo modo non meno distorta delle idealizzazioni bucoliche e cavalleresche. In contrasto con queste visioni parziali della natura umana, le opere di Miguel de Cervantes Saavedra, soprattutto il romanzo Don Chisciotte della Mancia (1605-1615), forniscono una rappresentazione completa dell’umanità nella sua grandezza e nelle sue debolezze. È possibile che Cervantes abbia iniziato il Don Chisciotte con la semplice intenzione di scrivere una storia divertente e mettere in ridicolo la moda del romanzo cavalleresco, che rappresentava a quel tempo una letteratura di evasione. Tuttavia, il romanzo dimostra fin dalle prime pagine una complessità mai raggiunta prima di allora nella narrativa europea moderna. Folle e saggio, grottesco e ammirevole, Don Chisciotte è magistralmente ritratto nella complessità della sua natura e nei mutamenti del suo comportamento, provocati dal conflitto fra il suo mondo di sogni e la realtà che lo circonda. In contrasto con Don Chisciotte è la figura, altrettanto comica e convincente, del suo scudiero Sancho Panza, il quale, con il suo senso pratico, ha la funzione di moderare le illusioni del suo padrone, salvo poi rispecchiarle comicamente nel proprio comportamento. Il romanzo offre una rappresentazione completa della società spagnola e mostra una grande ricchezza di temi, personaggi, idee e tecniche. Per secoli il Don Chisciotte ha continuato a esercitare la sua influenza e ogni periodo successivo della cultura europea ha offerto una sua interpretazione di questa storia, presa a modello per la creazione di nuovi generi narrativi. Tra le opere minori di Cervantes, le più importanti sono le dodici novelle della raccolta Novelle esemplari (1613) e il romanzo cavalleresco Travagli di Persile e Sigismonda (1617), uno dei capolavori della prosa barocca spagnola.
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