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Risultati di Windows Live® Search Verso sciolto Nella tradizione italiana, verso non rimato, generalmente endecasillabo, il cui uso si deve agli autori italiani rinascimentali, che lo ripresero dai classici latini; se ne hanno esempi nelle opere drammatiche di Ludovico Ariosto, Torquato Tasso e Giovanni Battista Guarini, oltre che nella poesia epica e nella poesia didascalica. Venne consacrato definitivamente da Giuseppe Parini con Il mattino (1763). In seguito, gli esempi più prestigiosi furono quelli dei Sepolcri (1807) di Ugo Foscolo e di alcuni dei Canti di Giacomo Leopardi. Il verso sciolto corrisponde, nella tradizione inglese, al blank verse, verso decasillabico non rimato, tipico dei componimenti poetici e teatrali a partire dalla metà del XVI secolo. Di ritmo molto affine a quello della lingua parlata, fu introdotto dal poeta Henry Howard nella sua traduzione (1540) dell'Eneide di Virgilio. Ebbe maggiore diffusione a partire dalle opere di Christopher Marlowe e William Shakespeare, che seppe piegarlo alle proprie finalità ritmiche ed espressive. Nella prefazione al Paradiso perduto, John Milton affermò che il blank verse era l'unico che potesse conferire alla lingua inglese il decoro formale delle lingue classiche, che non avevano bisogno di rime per aggiungere ornamenti alla bellezza dei loro poemi. Nell'Ottocento fu usato dai poeti romantici William Wordsworth, Percy Bysshe Shelley e John Keats. In seguito assunse toni più colloquiali, come avvenne nelle poesie di Alfred Tennyson e Robert Browning, e degli americani Edwin Arlington Robinson e Robert Frost. Nella poesia drammatica tedesca comparve nel Settecento, ad esempio in Nathan il saggio di Gotthold Ephraim Lessing e nelle opere di Goethe, Schiller e Hauptmann. Fu molto usato anche nel teatro svedese, russo e polacco.
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