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Conclave

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Conclave Nella Chiesa cattolica, riunione riservata ai cardinali per l’elezione del papa. Il termine conclave deriva dal latino cum, “con”, e clavis, “chiave”, e indica sia la riunione sia il luogo dove questa si svolge. Le norme che regolano i conclavi vennero tracciate da papa Gregorio X nel 1274; mutamenti vennero apportati dai papi Pio XI, Pio XII e Giovanni XXIII, ma soprattutto da Paolo VI, che escluse dal conclave i cardinali ultraottantenni e fissò il numero di cardinali elettori in 120.

Alla morte di un papa il collegio dei cardinali assume la suprema autorità ecclesiastica e si riunisce per eleggere il nuovo pontefice. Una parte del Vaticano, compresa la Cappella Sistina, viene chiusa, lasciando aperta una sola porta costantemente custodita. Le votazioni hanno luogo nella Cappella Sistina; i cardinali, i loro segretari e i loro domestici soggiornano nella Domus Sanctae Mariae (un edificio all’interno del Vaticano); il cibo viene preparato in clausura e i cardinali non possono uscire né comunicare con alcuno all’esterno fino all’avvenuta elezione del papa.

Il suffragio avviene per votazione a schede (la possibilità di voto per acclamazione o per compromesso, prevista dal 1621 ma ormai in disuso da lungo tempo, fu abrogata ufficialmente da Giovanni Paolo II) e il voto per procura non è consentito. Lo scrutinio è segreto; al termine di ciascuno scrutinio le schede vengono bruciate in un’apposita stufa presente nella Cappella Sistina; la bruciatura delle schede dà luogo alla fumata che annuncia l’esito della votazione: la fumata è nera in caso di mancata elezione del nuovo pontefice; in caso contrario, è bianca (il bianco del fumo si ottiene aggiungendo una sostanza chimica alle schede da ardere). Tutti sono vincolati al segreto per giuramento. Benché teoricamente ogni battezzato sia eleggibile, i candidati sono scelti invariabilmente tra i cardinali.

Il numero di votazioni al giorno varia da due a quattro. Le votazioni proseguono fino a quando un candidato non abbia ottenuto almeno i due terzi dei voti. Nel 2007 papa Benedetto XVI stabilì che dopo il 34° scrutinio si debba procedere al ballottaggio fra i due cardinali che hanno ottenuto il maggior numero di suffragi (i due cardinali sono esclusi dalle votazioni). All’eletto viene formalmente richiesto dal decano dei cardinali se accetta l’elezione e, se accetta, quale nome papale intenda adottare. Quindi il cardinale protodiacono lascia il conclave per annunciare l’elezione dalla loggia della Basilica di San Pietro e il conclave è sciolto.

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