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Introduzione; La fede cristiana; Il cristianesimo e la storia; Le origini; Il cristianesimo orientale; Il papato e l’impero; Riforma e Controriforma; La modernità
Incentrata fin dalle origini sul rito eucaristico e sulla lettura della Parola di Dio, la liturgia cristiana ha assunto nei secoli forme articolate e complesse, tuttora visibili nel patrimonio rituale delle Chiese, differente a seconda delle diverse confessioni. La vita spirituale cristiana, attraverso la quale ogni singolo credente è chiamato a fare esperienza personale di Cristo, comprende molteplici espressioni cultuali e individuali: la preghiera alimenta costantemente l’adesione della fede al Risorto. Nel “giorno del Signore”, la domenica, la comunità cristiana si raduna per celebrarne la memoria. La fede in Cristo, come rivelazione dell’amore del Padre, fonda per i cristiani il comandamento dell’amore per i fratelli. Questo amore si declina nella storia e nelle diverse condizioni e situazioni in cui il cristiano si trova a operare. Il rispetto per ogni persona, della sua vita e della sua dignità, è principio fondamentale e irrinunciabile, così come è dovere fondamentale del credente operare per la giustizia e la pace, basando la propria azione sulla speranza cristiana. Tale speranza non è fuga nell’aldilà, ma certezza che la resurrezione di Cristo è principio di salvezza per l’umanità intera. Questa fede permette al cristiano di credere, nonostante le smentite della storia, che l’ultima parola non sia dell’ingiustizia e della prepotenza. Il riconoscimento che comunque tale speranza trovi giustificazione in Dio fa sì che non si possano mai identificare “regno di Dio” e realizzazioni storiche: la parusia, ovvero il ritorno di Cristo sulla terra, anche nel suo aspetto di giudizio e di definitiva sconfitta del male e del peccato, appartiene alla libera iniziativa di Dio, imprevedibile e incalcolabile.
Le informazioni in nostro possesso circa la vita e il messaggio di Gesù sono contenute nei testi del Nuovo Testamento, che furono scritti dagli appartenenti alle prime comunità cristiane allo scopo di diffondere la fede. Proprio questo carattere dei documenti neotestamentari, concepiti in primo luogo come attestazione di fede in colui che si rivelò Figlio di Dio attraverso la sua morte e resurrezione, rende complessa una ricostruzione precisa, dal punto di vista storico, della vita di Cristo: gli episodi salienti di questa vicenda sono stati riletti dalla comunità primitiva alla luce della fede stessa, per mezzo di procedimenti articolati e complessi che la moderna critica biblica si è sforzata di determinare. Oggi comunque gli studi critici si orientano a riconoscere la possibilità di ricostruire nelle sue linee essenziali la predicazione e la vicenda storica di Gesù. Sede della prima comunità cristiana fu, fino alla sua distruzione a opera dell’esercito romano nel 70 d.C., la città di Gerusalemme. Qui il gruppo dei discepoli di Cristo era considerato una delle correnti dell’ebraismo prima che i rapporti con la religione, da cui lo stesso Cristo aveva preso le mosse, si facessero oltremodo complessi: i cristiani, infatti, non esitarono a vedere nella vicenda del loro Maestro il compimento delle promesse che Dio aveva fatto al popolo ebraico, secondo quanto attestavano quei libri che costituivano la Bibbia ebraica e che saranno integralmente riconosciuti dalla nuova Chiesa come Antico Testamento. La comunità cristiana, dunque, si considerò l’erede privilegiata della tradizione religiosa del popolo ebraico.
La disputa sulla persona di Gesù allontanò così sempre di più i cristiani dal resto del popolo ebraico, e il solco divenne incolmabile quando la comunità cristiana decise, soprattutto per impulso di Paolo di Tarso, di rivolgere la sua azione di proselitismo ai cosiddetti “gentili“, ovvero ai pagani; questi ultimi, non provenienti dalla radice dell’ebraismo, erano destinati a divenire la componente preponderante della Chiesa. Le lettere di Paolo costituiscono il primo importante tentativo di tratteggiare un sistema teologico del cristianesimo e, insieme ad altri scritti, forniscono importanti notizie circa l’organizzazione delle prime comunità, che erano amministrate da “presbiteri”, cioè dagli anziani, sotto la supervisione di un vescovo.
L’impegno a definire i contenuti fondamentali della fede divenne predominante nel II e III secolo, soprattutto a motivo delle controversie sorte in relazione alla persona del Cristo, la cui natura veniva concepita da alcune correnti, poi dichiarate eretiche, come unicamente divina oppure unicamente umana: si giunse così ai primi concili ecumenici, fra i quali quelli di Nicea nel 325 e di Calcedonia nel 451, che formularono ufficialmente la dottrina della Trinità e della duplice natura, umana e divina, di Gesù, elaborando quello che per secoli sarà il linguaggio della teologia cristiana. Questo linguaggio ispirerà le opere di un grande pensatore come sant’Agostino.
Per quanto riguarda invece i suoi rapporti con le autorità politiche, il cristianesimo, dapprima riconosciuto come setta ebraica nell’ambito dell’impero romano, incontrò ben presto (già prima della morte di Nerone nel 68 d.C.) l’ostilità degli imperatori. Si verificarono così periodi di persecuzione e numerosi cristiani dovettero affrontare la morte pur di non rinnegare le loro convinzioni, andando a costituire la schiera, da sempre oggetto di venerazione della Chiesa, dei martiri, testimoni supremi della fede. Il fallimento sostanziale del tentativo, condotto in particolare da alcuni imperatori come Diocleziano, di sradicare il cristianesimo attraverso la persecuzione sistematica, portò di fatto a una sua diffusione ancor più massiccia, come già aveva intuito Tertulliano, autore della celebre definizione secondo la quale il sangue dei martiri sarebbe stato seme per la Chiesa: si arrivò così all’accettazione della nuova fede da parte delle autorità e alla promulgazione dell’editto di Costantino.
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