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Cristianesimo

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Affreschi della moschea di Kariye Camii, IstanbulAffreschi della moschea di Kariye Camii, Istanbul
Struttura articolo
4.4

Il monachesimo

Nell’anno 313 il cristianesimo risultava ufficialmente una delle religioni dell’impero romano, fatto che determinò una sempre maggiore contiguità al potere politico e preparò la strada al successivo editto dell’imperatore Teodosio, con il quale la fede predicata dai cristiani divenne l’unica religione accettata dall’impero. Se la Chiesa ottenne in tal modo indubbi privilegi, divenendo effettivamente anche una forza politica, rimase vivo in molti fedeli il desiderio di un ritorno alla purezza della vita religiosa delle origini; questa propensione assunse indubbiamente un ruolo di rilievo nella diffusione della pratica del monachesimo.

La pratica dell’ascetismo monastico si diffuse nelle regioni orientali dell’impero romano, prima di approdare in Occidente: proprio i monaci saranno in Europa i principali protagonisti dell’evangelizzazione di numerosi popoli celtici e germanici e notevole sarà anche la loro attività di trasmissione della cultura antica.

5

Il cristianesimo orientale

Fra le iniziative di Costantino non è certo da trascurare il trasferimento, nel 330, della capitale dell’impero da Roma a Bisanzio, da lui ribattezzata Costantinopoli: se il cristianesimo orientale si caratterizzò immediatamente per la tendenza a mantenersi indipendente dalla sede di Roma, alla quale le Chiese d’Occidente riconoscevano ormai più o meno ufficialmente una posizione di primato, appare evidente anche la sua propensione a sottomettersi al volere degli imperatori, secondo la logica che passerà alla storia come “cesaropapismo“ e che trova la sua attestazione simbolica nella dedicazione, nel 538, della chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli da parte dell’imperatore Giustiniano.

Buona parte dei territori orientali dell’impero che avevano visto la diffusione del cristianesimo finì, fra il VII e l’VIII secolo, sotto il dominio dell’Islam; Costantinopoli rimase l’ultimo baluardo della fede cristiana in Oriente fino al 1453, anno in cui venne conquistata dai turchi ottomani.

5.1

Lo scisma greco

L’evoluzione autonoma della Chiesa di Costantinopoli e il suo progressivo allontanamento dalla comunione con la sede romana ebbero come sbocco finale lo scisma del 1054, con la reciproca scomunica fra i delegati papali e il patriarca orientale e la nascita di quelle Chiese che si diffonderanno in Oriente con il nome di Chiese ortodosse; fallito ogni tentativo di riconciliazione, Costantinopoli venne saccheggiata nel 1204 dall’esercito dei crociati, partiti dall’Europa apparentemente con l’intento di liberare i luoghi santi della Palestina dal dominio islamico.

Motivo di controversia fra Roma e Costantinopoli fu anche la cristianizzazione dei popoli slavi, alcuni dei quali – polacchi, moravi, cechi, slovacchi, croati e sloveni – entrati allora nell’orbita del cristianesimo occidentale, sono ancora oggi in maggioranza cattolici. I russi invece, fin dall’epoca della conversione al cristianesimo del Principato di Kiev, ereditarono la visione culturale e religiosa di Costantinopoli, entrando a far parte della Chiesa ortodossa assieme ai popoli balcanici – serbi, bosniaci, macedoni, bulgari, rumeni e albanesi – e ai greci, anche se a molti di essi, in seguito alle invasioni dei turchi ottomani, fu imposta la religione islamica.

6

Il papato e l’impero

Con il trasferimento della capitale dell’impero romano a Costantinopoli, la figura del vescovo di Roma acquisì in misura sempre maggiore il ruolo prestigioso attribuitogli in Europa occidentale, in quanto capo della Chiesa ritenuto in continuità con il ministero di san Pietro. Questo privilegio sarebbe stato definito “primato” del papa, caposaldo della tradizione del cattolicesimo, e si sarebbe arricchito di connotazioni politiche dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente, avvenuta nell’anno 476 sotto la spinta delle cosiddette “invasioni barbariche”: fu proprio l’attività missionaria che faceva capo alla sede romana a rendere possibile l’incontro dei popoli germanici con il cristianesimo, spesso a seguito della conversione di un sovrano, come nel caso del re dei franchi Clodoveo.

Nell’anno 800 il papa Leone III incoronò Carlo Magno imperatore del Sacro romano impero. La lingua latina divenne così il veicolo fondamentale della trasmissione del messaggio cristiano e nel contempo della cultura antica: tutti i popoli d’Europa entrarono nel corso dell’Alto Medioevo nella sfera di influenza della Chiesa di Roma, che intorno all’anno Mille aveva consolidato la propria struttura organizzativa, imperniata sulla figura dei vescovi e degli abati dei monasteri.

L’edificio dell’impero cristiano, che si reggeva sull’equilibrio – codificato anche a livello dottrinale – fra il potere politico dell’imperatore e l’autorità spirituale del papa, corse il rischio di crollare con il sorgere, nel 1075, di una controversia, nota come lotta per le investiture, fra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV: il sovrano rivendicava il diritto, fino ad allora riservato al papa, di nominare, con la cerimonia dell’investitura appunto, i vescovi. Una tale presa di posizione diviene comprensibile se si pensa al ruolo che i dignitari ecclesiastici avevano assunto nell’ambito del sistema feudale, amministrando direttamente vaste proprietà terriere ed equiparandosi così alla nobiltà locale, sulla quale l’imperatore desiderava esercitare la sua autorità.

Enrico IV finì comunque col sottomettersi, nel 1077, all’autorità del papa e il dissidio fu formalmente ricomposto, anche se sarebbe riaffiorato a più riprese, per poi culminare nella conquista di Roma da parte dell’imperatore nel 1084. Ai complessi rapporti fra papato e impero vanno ricondotte anche le spedizioni militari volte a riconquistare al dominio cristiano i luoghi santi di Palestina caduti nelle mani dei musulmani: le crociate, intraprese a partire dal 1095, portarono alla fondazione di un regno latino di Gerusalemme, destinato tuttavia a crollare nel giro di un secolo.

I secoli del Basso Medioevo furono caratterizzati, con la nascita della filosofia scolastica, da un’eccezionale fioritura in campo speculativo e dall’elaborazione di sistemi teologici estremamente dotti e raffinati, che beneficiarono delle opere di Aristotele attraverso traduzioni latine eseguite su versioni arabe.

Le nuove potenzialità acquisite in campo teologico e dottrinale, tuttavia, non risparmiarono alla Chiesa cattolica un periodo buio, culminato con il trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone fra il 1309 e il 1377, a cui fece seguito il cosiddetto scisma d’Occidente, epoca in cui la Chiesa conobbe, fino al 1417, la presenza di due – e talora anche tre – figure che rivendicavano contemporaneamente il diritto a essere riconosciuti come papi.

7

Riforma e Controriforma

Per quanto la Chiesa occidentale avesse conosciuto in diverse occasioni movimenti che si proponevano una riforma morale dell’istituzione ecclesiastica, nulla lasciava presagire l’esplodere della Riforma che portò, nel XVI secolo, alla nascita delle Chiese protestanti separate dalla sede romana: la scomunica comminata da papa Leone X al monaco Martin Lutero convinse quest’ultimo a costituire una comunità religiosa autonoma, che poté diffondersi in Germania grazie al sostegno dei prìncipi locali, procedendo così di pari passo con l’emergere di un sentimento nazionale.

Sulla strada di Lutero si incamminarono altri riformatori come Calvino e Zwingli, fondatori di Chiese che fioriranno fino ai nostri giorni, a differenza di altre comunità religiose sorte in quel periodo, ad esempio gli ugonotti francesi, che videro prima riconoscere (con l’editto di Nantes del 1598) e poi revocare (nel 1685) i propri diritti.

La necessità di limitare la diffusione del protestantesimo, riconoscendo comunque alcune istanze riformatrici, spinse la gerarchia cattolica a impegnarsi, con i lavori del concilio di Trento (1545-1563), nell’elaborazione di un piano di riorganizzazione dottrinale, liturgica e pastorale, che costituirà il motivo ispiratore dell’azione del cattolicesimo nell’epoca immediatamente successiva alla Riforma, caratterizzata dalla cosiddetta Controriforma e dall’attività del nuovo ordine religioso dei gesuiti.

In Inghilterra la controversia che oppose il re Enrico VIII al papato costituì il momento culminante della lunga vicenda dei rapporti fra potere ecclesiastico e potere politico, ed ebbe come conseguenza la nascita dell’anglicanesimo, con una Chiesa che rimaneva idealmente cattolica nella sua visione teologica, pur nel distacco dalla comunione con il papa e nell’assorbimento, via via sempre più marcato, di alcuni elementi tipici del protestantesimo. Le istanze di rinnovamento, emerse ben presto anche all’interno della Chiesa di Inghilterra, trovarono espressione nel fenomeno del puritanesimo, i cui ideali di rigore etico ebbero in seguito numerosi sostenitori soprattutto in America.

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