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Libro di Isaia Il più lungo libro profetico dell’Antico Testamento, considerato tradizionalmente opera di Isaia e apprezzato per l’eleganza dello stile. Il profeta Isaia nacque da un’aristocratica famiglia di Gerusalemme e svolse la sua attività durante i regni di Ozia (781-740), Iotam (740-736), Acaz (736-716) ed Ezechia (716-687). Una tradizione che risale all’apocrifo Ascensione di Isaia (I secolo d.C.) afferma che sarebbe morto martire durante il regno del re Manasse (689-642). Gli studiosi considerano il libro – contrariamente alla tradizione – un’opera composita, pervenuta alla forma attuale poco prima del 180 a.C. È infatti possibile riscontrare, per motivi stilistici e teologici, tre collezioni distinte che vengono rispettivamente attribuite all’Isaia storico (o Primo Isaia, operante nella seconda metà dell’VIII secolo ca. a.C.; capitoli 1-39 dell’attuale libro), al cosiddetto Deutero-Isaia (o Secondo Isaia, metà del VI secolo a.C.; capitoli 40-55) e al Trito-Isaia (o Terzo Isaia, ultimo quarto del VI secolo a.C.; capitoli 56-66). La prima parte (capitoli 1-39) presenta caratteristiche e generi letterari disparati. I primi 12 capitoli contengono diverse profezie, numerose denunce di soprusi sociali e religiosi, episodi biografici, una parabola (5:1-7) e un canto di ringraziamento (12:1-6). I commentatori cristiani hanno attribuito le profezie contenute nei capitoli 7-12 al Messia riconosciuto in Gesù di Nazareth. I capitoli 13-23 sono rivolti contro le nazioni straniere e i nemici del regno di Israele e di Giuda, mentre i capitoli 24-27 contengono materiale apocalittico più tardo. I capitoli 28-33 si riferiscono al tentativo di Giuda di allearsi con l’Egitto contro l’Assiria (30:1-7, 31:1-3). Due profezie di argomento escatologico costituiscono i capitoli 34-35.
Notevoli, nella seconda parte, sono quattro passi del Deutero-Isaia che hanno uno speciale significato per i commentatori ebrei e cristiani fin dai tempi biblici. Sono i “Carmi del servo” (42:1-9, 49:1-7, 50:4-11, 52:13, 53:12), che i cristiani considerano profezie sulla passione e missione di Gesù, mentre gli ebrei li interpretano come personificazioni dell’Israele postesilico. I capitoli 56-66, che appartengono all’Isaia più recente, sono ritenuti opera composita per i frequenti mutamenti di tono, il carattere liturgico di certi passi e il riecheggiare di temi precedenti. Secondo Luca (4:16-30), Gesù recitò parte di Isaia 61 nella sinagoga di Nazareth, dando vita a una scena altamente drammatica.
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