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Alla base di ogni scienza empirica Hume ritrovava quel principio di 'uniformità della natura', secondo cui noi crediamo che 'il futuro sarà simile al passato': si tratta di un principio che fonda la possibilità dell'induzione, cioè del passaggio dalla osservazione di casi individuali a una regola o legge generale che deve valere anche per quei casi che ancora non sono stati osservati. Senonché, secondo Hume, l'estensione al futuro dell'esperienza passata e presente non può a sua volta essere fondata razionalmente, in quanto deriva dall''abitudine'; ma l'abitudine è una sorta di istinto che regola la nostra associazione fra idee anche indipendentemente dalla nostra coscienza; è l'abitudine che genera dunque la nostra 'credenza' nel carattere necessario delle leggi naturali.
In campo etico Hume applicò la medesima forma di scetticismo, negando la possibilità di una fondazione razionale assoluta della morale. La ragione infatti è per Hume del tutto impotente a guidare le azioni umane, ovvero 'è schiava delle passioni e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di servire e obbedire a esse'. Inoltre la ragione può solo conoscere un fatto e dire come una cosa è, ma non dirci come una cosa 'deve' essere. Una volta però che i fini delle azioni siano stati posti dalle passioni, la ragione può indicare i mezzi più idonei a raggiungerli o mostrarci anche che la cosa in cui la passione colloca un certo fine non esiste. Egli affermò che, quando riteniamo oggettivamente corretta o scorretta un'azione, stiamo soltanto proiettando entro un sistema di valori i nostri sentimenti di approvazione o disapprovazione. Tali sentimenti scaturiscono dal fatto che ogni individuo, benché egoista, è anche legato agli altri da una certa 'simpatia', intesa come una tendenza a porsi in sintonia con i loro stati d'animo, come ad esempio la felicità e l'infelicità. Se si pensa che un'azione renderà felici molte persone, la simpatia si esprimerà nella forma di un sentimento positivo verso l'azione, cioè il sentimento dell'approvazione. Molte delle riflessioni morali di Hume influiranno sull'utilitarismo ottocentesco, in particolare sulle dottrine del filosofo britannico John Stuart Mill.
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