![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Introduzione; La carriera politica; Il mandato presidenziale; La guerra di secessione; L’abolizione della schiavitù
Lincoln, Abraham (Hodgenville, Kentucky 1809 - Washington 1865), sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America (1861-1865); fu il principale artefice della vittoria degli unionisti nella guerra di secessione e dell’abolizione della schiavitù.
Nato da una famiglia di pionieri, intraprese gli studi giuridici, guadagnandosi ben presto una solida reputazione per la sua onestà. Nel 1833 fu eletto deputato al Parlamento dell’Illinois nelle fila del Partito Whig (vedi Partito repubblicano). Ben presto divenne uno dei leader del partito e propose il trasferimento della capitale dello stato a Springfield, dove si stabilì nel 1837. Eletto al Congresso nel 1846, si oppose fermamente, ma senza successo, alla guerra con il Messico. In materia di schiavitù, pur essendo un antischiavista convinto, non condivise mai appieno la posizione degli abolizionisti: ciò cui egli aspirava era soprattutto la prevenzione di un’ulteriore diffusione della schiavitù, ma era un fermo assertore del diritto dei singoli di gestire i propri affari interni.
Nel 1856 entrò nel Partito repubblicano e nel 1858 ne divenne il candidato al Senato contro il democratico Stephen Douglas. Nel 1860 i repubblicani, ansiosi di attirare più fazioni politiche possibili all’interno del partito, lo designarono quale candidato alla presidenza, proponendo un programma politico fondato sulla restrizione della schiavitù, la concessione delle terre ai privati e la riforma dei dazi doganali. Lincoln ottenne la maggioranza dei voti elettorali e nel marzo del 1861 si insediò alla Casa Bianca. Alla fine del 1860, quando fu chiara la vittoria elettorale di Lincoln, il South Carolina, seguito da altri sei stati del Sud, intraprese i primi passi per staccarsi dall’Unione. Lincoln si mostrò aperto al dialogo, ma rifiutò di prendere in considerazione un’eventuale estensione della schiavitù. Il Crittenden Compromise, la soluzione di compromesso da lui proposta, non ottenne risultati favorevoli e nel febbraio del 1861 sette stati sudisti si separarono formalmente dall’Unione e costituirono la Confederazione degli Stati Uniti d’America.
Non volendo inimicarsi gli stati sudisti settentrionali, che non avevano ancora dichiarato la propria secessione, Lincoln si rifiutò di intraprendere un’azione drastica; tuttavia decise di liberare Fort Sumter (all’imbocco del porto di Charleston) assediato dai secessionisti, e informò il governatore del South Carolina della sua intenzione di inviare cibo alla guarnigione assediata. I confederati, che non avevano alcuna intenzione di sottostare a un’ulteriore “occupazione” federale del proprio territorio, aprirono il fuoco contro il forte, dando così inizio alla guerra civile. Quando il presidente rispose con l’invio di 75.000 volontari, ebbe il Nord dalla sua parte, mentre anche gli stati sudisti settentrionali dichiararono la secessione. Nel corso del conflitto, che Lincoln riuscì a vincere affidando il comando dell’esercito al generale Ulysses Grant, il problema dell’emancipazione degli schiavi non fu trascurato. Affiancandosi ora agli abolizionisti radicali, ora agli schiavisti conservatori, il presidente riuscì a mantenere buoni rapporti con i democratici e con gli stati al confine, pur continuando ad adoperarsi nel suo tentativo di abolire definitivamente la schiavitù.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |