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Veronese

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Veronese: La visione di sant’ElenaVeronese: La visione di sant’Elena
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Introduzione

Veronese Pseudonimo di Paolo Caliari (Verona 1528 - Venezia 1588), pittore italiano del Rinascimento, uno dei grandi maestri della scuola veneziana. Svolse l’apprendistato a Verona presso Antonio Badile, assimilando la tradizione locale, che avrebbe costituito un elemento fondamentale del suo stile anche dopo il trasferimento a Venezia nel 1553.

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Le opere giovanili

Le opere eseguite a Verona all’incirca tra il 1540 e il 1548 sono caratterizzate da volumi regolari e marcati contrasti cromatici. A queste caratteristiche, proprie della tradizione del primo Rinascimento locale, il Veronese associava elementi del manierismo, in primo luogo la complessa struttura compositiva, con efficaci prospettive, spesso dal basso, e figure michelangiolesche rappresentate secondo scorci audaci o in pose contorte. La sintesi che ne risultò venne impiegata con crescente maestria nella Tentazione di sant’Antonio (1552, Musée des Beaux-Arts, Caen), eseguita per il Duomo di Mantova, e nei dipinti per la sala del Consiglio dei Dieci del Palazzo Ducale a Venezia (1553-54).

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Le opere della maturità

La prima fase della maturità artistica del Veronese, tra il 1555 e il 1565, è ben rappresentata dalle opere dipinte per la chiesa di San Sebastiano a Venezia tra le quali si ricordano, in particolare, gli affreschi per il soffitto (Storie di Ester) e per la navata centrale (Storie del martirio di san Sebastiano), la Cena in Emmaus (1560 ca., Louvre, Parigi), la Cena in casa di Simone (1560 ca., Galleria Sabauda, Torino) e la sacra pala dell’altare maggiore della chiesa, Madonna in gloria con san Sebastiano e altri santi. Gli intrecci altamente modulati di colori splendenti si affermano per contrasto e sono vicini, per questo aspetto, alla tradizione di Verona più che all’armonia di toni propria della scuola veneziana. Le sorprendenti composizioni presentano spesso scenari a più livelli e prospettive ardite, particolarmente efficaci nei dipinti dei soffitti, nei quali raggiungono esiti di grande spettacolarità.

A questo periodo risalgono inoltre gli affreschi (1561 ca.) per la decorazione di Villa Barbaro a Maser, presso Treviso, con i quali il Veronese si inserisce nell’architettura progettata da Palladio (1555-1559), dipingendo secondo effetti illusionistici finte strutture popolate da soggetti mitologici e da ritratti degli abitanti della villa.

Il crescente interesse del Veronese per l’architettura scenografica è evidente, per la sua spettacolarità, nelle Nozze di Cana (1562-63, Louvre, Parigi). In questo come in altri dipinti (ad esempio l’Ultima cena, chiamata in seguito Cena in casa di Levi, 1563, Gallerie dell’Accademia, Venezia), l’episodio biblico è rappresentato come un fastoso convivio tra ricchi patrizi veneziani, secondo una libertà iconografica che procurò al Veronese un processo davanti al tribunale dell’Inquisizione.

Le opere della piena maturità, all’incirca dal 1565 al 1580, sono caratterizzate da composizioni più semplici e classiche, toni più intimi e una maggiore armonia dei colori. Lo stile smagliante dei dipinti precedenti assume talvolta tonalità più tenui, soprattutto in soggetti quali la Crocifissione (1572 ca., Louvre). Nell’ultimo periodo della sua attività Veronese dipinse numerose opere simili a quest’ultima, nelle quali rivelò una nuova partecipazione emotiva nei confronti della materia trattata. Intorno al 1583, alla luce splendente del periodo precedente si sostituì una luminosa tonalità crepuscolare e all’allegrezza un tono più intimo, come nella lunare Pietà (1585 ca., Ermitage, San Pietroburgo). Di questo periodo sono i grandi dipinti del Trionfo di Venezia (1583, Sala del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale, Venezia), nei quali una Venezia personificata fluttua tra le nuvole nel mezzo di una costruzione architettonica turrita, affollata di persone, secondo un’ardita prospettiva dal basso che sfocia in un cielo color zaffiro.

Dopo la morte, nonostante il grande successo che riscossero le sue opere, il Veronese non esercitò un’influenza profonda. L’uso del colore e il tipo di prospettiva che egli aveva adottato furono tuttavia imprescindibile esempio per Pieter Paul Rubens e per i pittori della scuola veneziana, soprattutto Giambattista Tiepolo.

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