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Lingue italiche

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Introduzione

Lingue italiche Sottofamiglia delle lingue indoeuropee, di dibattuta classificazione, a cui apparterrebbero il latino e un certo numero di lingue ora estinte che erano presenti nella penisola italiana prima della conquista romana – in particolare l'osco e l'umbro, oltre a un buon numero di lingue meno diffuse, e meno documentate, anch'esse scomparse.

Questo raggruppamento, individuato da glottologi inodeuropeisti, soprattutto stranieri, è ulteriormente suddiviso in due rami, il latino-falisco e l’osco-umbro.

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Latino-falisco

Il sottogruppo latino-falisco comprende il latino, parlato originariamente nella regione di Roma e sulla riva sinistra del Tevere, e il falisco, una lingua simile al latino documentata da alcune iscrizioni provenienti dalla zona di Falerii, città etrusca a nord di Roma, dove ora sorge Civita Castellana. Dal latino ebbero poi origine tutte le lingue romanze.

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Osco-umbro

Il gruppo osco-umbro comprende invece l'osco, l’umbro, più un insieme di varietà dialettali minori. L’osco è la lingua parlata dai sanniti, popolazione stanziata nel Sannio e nella Campania e in alcune aree della Lucania e del Bruzio, e dai mamertini a Messina. Rimangono circa duecento iscrizioni, le più importanti delle quali sono quelle di Capua e di Pompei. L'umbro, abbastanza simile all'osco, era parlato nella regione umbra tra il Tevere e la Nera ed è ben documentato grazie all’importantissima testimonianza delle cosiddette Tavole eugubine, sette tavole in bronzo, incise su entrambe le facce, che recano testi giuridici e religiosi.

Altre lingue minori, talora classificate come dialetti sabellici, parlate presso tribù stanziate tra l’Umbria e il Sannio, sono il peligno, il marrucino, il marsico e il sabino, tutte complessivamente simili all’osco. Più vicina all’umbro era invece un’altra varietà dialettale, il volsco, diffuso presso l’omonimo popolo che abitava la regione del Lazio meridionale tra Formia e Velletri: proprio a Velletri è stata ritrovata un’importante iscrizione volsca, la Tabula Veliterna.

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Altre lingue preromane

Se si intende la denominazione di “lingue italiche” come etichetta che riunisce tutte le lingue parlate nella penisola italica in età preistorica e protostorica, l’insieme si allarga a comprendere altri idiomi, alcuni di questi probabilmente preesistenti alla migrazione dei popoli indoeuropei.

Circa il venetico, detto anche paleoveneto, ad esempio, si è a lungo dibattuto se dovesse essere annoverato tra le lingue italiche propriamente dette: la sua documentazione scritta si riferisce a iscrizioni diffuse nell’ampia area che va dal basso corso del Po all’Istria, da cui si può ricostruire la lingua parlata dalle popolazioni venete che, a differenza delle altre regioni settentrionali, rimasero escluse dalla penetrazione celtica.

Altre lingue parlate nella penisola italica furono il gallico, lingua celtica parlata nell'Italia del Nord, oltre che nelle attuali Francia e Spagna e in varie parti dell'Europa centrale; il messapico, parlato nelle Puglie e da alcuni accostato all'odierno albanese; il ligure, lingua di incerta catalogazione, diffusa nelle zone corrispondenti agli attuali Piemonte, Liguria, parti della Lombardia e del Canton Ticino; il greco, la lingua delle colonie elleniche in Sicilia e nell'Italia meridionale.

Particolarmente importante, per via della fiorente civiltà di cui si fece portatore, fu l'etrusco, lingua non indoeuropea ancora oggi decifrata in modo parziale: gli etruschi esercitarono molto a lungo la loro influenza su Roma, giungendo a dominarla politicamente prima di essere a loro volta conquistati. La loro lingua era ancora compresa da alcuni, a Roma, al tempo di Cicerone (I secolo a.C.).

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