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Introduzione; L'adesione al comunismo; Il leader della Resistenza iugoslava; La via iugoslava al socialismo; La politica di neutralità
Tito Pseudonimo di Josip Broz (Kumrovec, Croazia 1892 - Lubiana 1980), uomo politico di origine croata, presidente della Iugoslavia (1953-1980). Dopo la seconda guerra mondiale costituì uno stato comunista indipendente dall'URSS, divenendo il leader delle nazioni non allineate.
Durante la prima guerra mondiale prestò servizio come sottufficiale nell'esercito austriaco. Ferito e fatto prigioniero dai russi, all'epoca della Rivoluzione del 1917 simpatizzò per i bolscevichi, abbracciandone la causa. Tornato in Croazia (divenuta parte del Regno di Serbia, Croazia e Slovenia, in seguito Regno di Iugoslavia), partecipò all'organizzazione clandestina del Partito comunista. Dopo aver scontato una condanna in carcere (1928-1934) e avere assunto lo pseudonimo di Tito, andò a Mosca a lavorare per il Comintern, il futuro Cominform (vedi Internazionale socialista).
Rimandato nel 1937 in Iugoslavia per epurare la locale Lega dei comunisti, Tito fu in quel periodo fedele sostenitore della politica del Comintern e criticò la dominazione serba sulle altre etnie iugoslave. Nel 1941 creò una forza di Resistenza partigiana interamente iugoslava, che si batté contro gli occupanti nazisti e i loro alleati fascisti della Croazia, gli ustascia di Ante Pavelić. Nel 1942 istituì un governo provvisorio a maggioranza comunista, che lo portò a scontrarsi con i cetnici, un movimento di resistenza serba che lottava per la restaurazione della monarchia. Dopo alcuni vani tentativi per riconciliare i gruppi rivali, nel 1944 gli Alleati diedero il proprio appoggio a Tito, che riuscì a respingere le forze nemiche fino in Austria e a occupare l'Istria. Alla fine della guerra, Tito riunì sotto il proprio governo tutto il paese (pur riconoscendo le etnie regionali), senza indire un referendum che scegliesse tra la restaurazione della monarchia o la costituzione della repubblica, instaurando così una dittatura fondata sul partito unico.
Agli inizi fedele seguace di Stalin, quando il leader sovietico criticò alcune sue decisioni Tito respinse qualsiasi ingerenza nella sua linea politica. Come conseguenza, nel 1948, la Lega dei comunisti iugoslavi venne espulsa dal Cominform; Tito allora, invece di adeguarsi, scelse la resistenza, propugnando una 'via nazionale al socialismo' che si fondava su forme di autogestione nelle industrie, nuovi programmi economici più liberisti e un parziale decentramento del potere governativo (primo passo verso le spinte nazionalistiche che sarebbero in seguito emerse all'interno delle repubbliche).
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