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Carbonchio

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Bacillus anthracisBacillus anthracis
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Introduzione

Carbonchio Malattia infettiva causata dal batterio Bacillus anthracis, tipica degli erbivori ma trasmissibile anche all’uomo in ambienti di lavoro quali stalle, allevamenti o luoghi in cui vi sia la presenza di animali, pelli o carcasse. È una delle più antiche malattie conosciute; un tempo epidemica, cioè diffusa ampiamente in tutti i paesi, è attualmente presente nelle zone subtropicali e tropicali, comparendo solo sporadicamente in Europa e negli Stati Uniti.

L’agente patogeno responsabile del carbonchio fu identificato da Robert Koch nel 1873, che riuscì anche a ottenere una coltura pura del bacillo. Un vaccino efficace contro la malattia fu sviluppato da Louis Pasteur nel 1881.

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Sintomi

Gli animali si infettano bevendo acqua che ha attraversato un terreno contaminato dalle spore batteriche, che possono sopravvivere per anni, oppure nutrendosi di mangimi infetti o, ancora, tramite la puntura di insetti ematofagi che abbiano precedentemente attaccato animali ammalati.

L'uomo può contrarre una forma cutanea, quando le spore penetrano attraverso lesioni della pelle, o una forma polmonare, se il contagio avviene mediante inalazione; oppure una forma intestinale, mediante ingestione delle spore.

La forma cutanea viene contratta da coloro che lavorano le pelli e le carcasse infette; può restare circoscritta a una zona ristretta del corpo, ma spesso si diffonde nella circolazione sanguigna, causando febbre e prostrazione. È caratterizzata dalla presenza di pustole e vescicole che compaiono intorno a una zona centrale, nerastra, sulle regioni cutanee colpite. Se la malattia in questa forma non è trattata adeguatamente, essa risulta mortale nel 10-20% dei casi.

La forma polmonare si contrae attraverso il contatto con le pelli e la lana degli animali, respirando le spore che, essendo di piccolissime dimensioni (1-5 µm), attraverso le vie respiratorie si localizzano all’interno degli alveoli polmonari e nei linfonodi presenti nel torace. I primi sintomi comprendono dolori alla regione toracica, febbre, tosse, affaticabilità e perdurano per alcuni giorni. Entro sessanta giorni si ha una rapida moltiplicazione dei batteri, accompagnata dalla liberazione di esotossine che penetrano nel torrente circolatorio e possono determinare emorragie e lesioni dei tessuti estremamente gravi. La forma intestinale è causata dal consumo di carne o latte contaminati; si presenta con barcollamenti, scariche diarroiche sanguinolente, convulsioni e soffocamento. La forma polmonare è la più grave.

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Terapia

Per limitare il contagio si attuano norme profilattiche come vaccinazioni degli animali, l’eliminazione delle bestie ammalate e la completa disinfezione delle stalle e dei mezzi di trasporto degli animali. Nel caso dell’uomo, l’immunizzazione è possibile ma non viene effettuata come routine; vengono sottoposti a vaccinazione alcuni gruppi che si ritengono a rischio, ad esempio militari impegnati in operazioni in paesi in cui la malattia è endemica. L’uso di antibiotici si rivela efficace nella fase iniziale dell’infezione, in cui i farmaci agiscono direttamente contro le cellule batteriche; non ha invece alcun effetto nei confronti della tossina.

Nell’ottobre del 2001 un rapido moltiplicarsi di casi di carbonchio negli Stati Uniti, tra individui che non hanno avuto contatto con animali malati, ha improvvisamente richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica su questa patologia e ha suscitato il dubbio che le spore siano state utilizzate come armi batteriologiche.

Un passo avanti nella lotta contro B. anthracis è rappresentato dalla decodificazione del suo patrimonio genetico, annunciata nell’aprile 2003 dall’Institute for Genomic Research di Rockville, nel Maryland. Il bacillo possiede oltre 5000 geni e sembra capace di adattarsi con rapidità alle variazioni ambientali. Numerosi geni codificano per le proteine che rendono il batterio nocivo, sia quando è dormiente in forma di spora e può essere inalato, sia quando è attivo e secerne tossine. Paragonata ad altre specie, questa presenta molti più geni coinvolti con la sintesi di enzimi proteolitici, cioè capaci di digerire le proteine. Ciò suggerisce che il batterio in origine fosse parassita di organismi vivi o morti, forse insetti. La scoperta potrebbe stimolare la preparazione di nuovi farmaci che abbiano come bersaglio proprio questi enzimi.

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