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Introduzione; Gli studi di Freud; Scuole psicoanalitiche; Altre scuole psicoanalitiche; Tendenze attuali
Psicoanalisi Disciplina che ha avuto origine dall’opera di Sigmund Freud. Il termine indica sia un metodo di studio della psiche umana (intesa come luogo di processi inconsci), sia una prassi terapeutica, sia un insieme di teorie in cui sono organizzati gli elementi raccolti nella ricerca e nella pratica psicoanalitiche.
La prima innovazione introdotta da Freud fu il riconoscimento di processi psichici inconsci, che seguono leggi profondamente differenti da quelle, razionali, che operano sui processi coscienti. A partire dal riconoscimento dell’esistenza di processi psichici inconsci, Freud poté comprendere e spiegare fenomeni come il sogno, gli istinti e le pulsioni sessuali, nonché i meccanismi di difesa che la psiche dell’individuo mette in atto per compensare traumi, complessi e impulsi disturbanti. Freud, infatti, sostenne che i sogni svolgono una funzione protettiva del sonno, in quanto esprimono in forma simbolica, e quindi più accettabile, gli impulsi disturbanti, collegati alle esperienze della veglia. In questo modo, gli impulsi inaccettabili (contenuto latente) vengono tradotti in rappresentazioni più accettabili (contenuto manifesto) anche se non sempre chiare per il soggetto. Grazie al trattamento psicoanalitico e all'interpretazione del sogno è possibile fare emergere il contenuto latente e porre così le basi per una successiva rielaborazione degli impulsi inaccettabili.
Punto basilare della teoria di Freud è che i conflitti inconsci coinvolgono degli impulsi, o pulsioni, derivanti dalla vita infantile e legati a tendenze sessuali (libidiche) e aggressive di natura essenzialmente corporea. Solo l'elaborazione di questi impulsi inaccettabili dal punto di vista cosciente, permette al soggetto di accettarli, eventualmente con l'aiuto dell'analisi. Secondo la teoria di Freud, la sessualità adulta rappresenta il punto di arrivo di un processo complesso che ha origine durante l'infanzia e che coinvolge un certo numero di funzioni corporee e di aree deputate alla soddisfazione degli istinti che da esse scaturiscono (orale, anale, genitale). A queste fasi del processo corrispondono diverse modalità di relazione che il bambino instaura con i genitori. Di cruciale importanza, secondo la teoria, è l'insorgenza del cosiddetto complesso di Edipo, all'età di 5-6 anni, quando il bambino sviluppa un attaccamento di natura sessuale verso il genitore del sesso opposto e sentimenti di ostilità verso il genitore dello stesso sesso. A causa dell'immaturità dei processi di pensiero del bambino, questo processo – che di per sé rappresenta il primo passo verso un mondo relazionale adulto – è destinato alla frustrazione e al fallimento. Le modalità con cui il bambino riesce a superare il complesso edipico sono estremamente importanti ai fini dello sviluppo successivo e, in particolare, della possibilità di sperimentare relazioni interpersonali soddisfacenti. I conflitti che si determinano durante le varie fasi di sviluppo non sono meno importanti, in quanto, in essi, svolgono un ruolo fondamentale le attitudini dei genitori, non solo nella loro oggettività, ma anche per come esse vengono percepite e distorte dalla fantasia del bambino.
Nei primi studi, Freud ipotizzò che la mente fosse costituita da tre strutture identificabili come 'conscio' (la mente cosciente), 'preconscio' (contenuti mentali non immediatamente disponibili alla coscienza, ma che diventano tali grazie all'analisi) e 'inconscio' (contenuti non accessibili alla coscienza se non in termini di derivati, come i lapsus, i sogni o gli 'atti mancati'). Nel 1923, nell’opera L’Io e l’Es, formulò un nuovo modello, detto 'strutturale' (1923) in quanto prevedeva la presenza di tre strutture mentali distinte: Es, Io e Super-Io. Sulla base di questo modello, l'inconscio non è più un 'luogo' distinto, ma, in misura diversa, una caratteristica di tutte e tre le strutture.
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