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Introduzione; Gli studi di Freud; Scuole psicoanalitiche; Altre scuole psicoanalitiche; Tendenze attuali
L'angoscia, o ansia, costituisce per Freud il principale meccanismo di difesa messo in atto dall'Io nei confronti di pericoli derivanti dal mondo esterno e dall'emergere delle pulsioni: tali pericoli sarebbero costituiti dalla paura dell'abbandono, dalla perdita dell'oggetto d'amore, dal rischio della perdita, dal timore della punizione e dei rimproveri del Super-Io.
Diverse scuole psicoanalitiche sono state fondate dagli allievi di Freud, che dissentirono dalla teoria originaria o vi apportarono modificazioni.
Carl Gustav Jung dissentì da Freud sulla natura prevalentemente sessuale della libido. Secondo Jung, l'essere umano è, infatti, motivato da un insieme di istinti alla realizzazione personale, tra i quali quello sessuale. Jung fondò una scuola autonoma, che chiamò psicologia analitica. Il cardine della teoria junghiana è la suddivisione dell'inconscio in due parti: l'inconscio personale è proprio di ciascun individuo nella sua unicità; l'inconscio collettivo è invece universale in tutte le epoche e in tutte le culture ed è costituito da archetipi o immagini primordiali. Un altro concetto fondamentale della teoria riguarda i tipi di personalità: quella 'estroversa' si presenta quando la libido e l’atteggiamento dell'individuo è orientato verso il mondo esterno; quella 'introversa' si presenta quando, all'opposto, l’atteggiamento è orientato verso i dati soggettivi intrapsichici. Jung non accettò la distinzione freudiana tra Io e Super-Io, ma postulò l'esistenza di una struttura in qualche modo analoga al Super-Io, che chiamò “coscienza collettiva”, corrispondente all’opinione pubblica storicamente stratificata, rappresentante del codice sociale, sia proveniente dal passato che presente.
Alfred Adler si differenziò da Freud e da Jung in quanto riteneva che l'elemento motivante centrale nella vita dell'individuo fosse il superamento del proprio senso di inferiorità, che si stabilisce nei primi anni di vita. I meccanismi mentali compensatori del senso di inferiorità (sentimenti di grandezza, potenza, desideri di sopraffazione dell'altro) possono eccedere e dare luogo a disturbi nevrotici.
Allievo di Freud, Otto Rank formulò una personale teoria sullo sviluppo della nevrosi, che vedeva la causa principale del disturbo nel trauma derivante dalla nascita, presa come modello di ogni possibile situazione di pericolo. Nel descrivere le tappe dello sviluppo evolutivo dall'estrema dipendenza dall'ambiente all'autonomia materiale e psicologica, attribuì molta importanza al ruolo del desiderio, che considerò un elemento strutturante della personalità.
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