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Pueblo Popolazione di Indiani d’America che parla lingue appartenenti a quattro gruppi linguistici diversi e abita in villaggi di pietra o mattoni (lo spagnolo pueblo significa “villaggio”) nel New Mexico nordoccidentale e nell’Arizona. Le singolari costruzioni ad alveare, composte di vani sovrapposti e adiacenti, e abitate da intere comunità, danno il nome dunque sia alla cultura domestica sia ai suoi abitatori. Nei villaggi orientali, situati lungo il corso superiore del Rio Grande, sono diffuse le lingue tano e kere; nei villaggi occidentali, il kere presso gli acoma e i laguna, lo zuñi (non collegabile ad alcun gruppo linguistico) presso la popolazione omonima nell’estremo ovest del New Mexico; l’hopi (lingua uto-azteca) nei villaggi adiacenti o sovrastanti tre altipiani rocciosi dell’Arizona nordorientale.
Gli archeologi fanno risalire i pueblo a un’antica cultura sudoccidentale appartenente al ciclo culturale degli anasazi (dal navajo, “antichi”). Questa popolazione, che viveva in caverne o in rifugi di tronchi e fango, cominciò a costruire prima pozzi e poi camere semisotterranee per immagazzinarvi il cibo. Aggiunsero poi camere cerimoniali, e le costruzioni cominciarono a prendere la forma dei pueblos attuali. Gli anasazi raggiunsero lo Utah centrale, il Colorado meridionale e gran parte del Messico meridionale intorno al 700 d.C., periodo della loro massima espansione. Fu allora che si formò la cultura pueblo: vennero adottate costruzioni in pietra e le case si ampliarono; furono introdotti vari tipi di mais e probabilmente il cotone; la ceramica cominciò a essere prodotta in diverse forme e stili. Nel periodo pueblo classico (1050-1300) la popolazione, dopo aver abbandonato le regioni più settentrionali, si concentrò in villaggi scavati nella roccia dei pendii. Fu forse la siccità o l’invasione di bande navajo e apache a portare all’abbandono di molti villaggi e a un periodo di declino.
Nel 1598 gli spagnoli occuparono il territorio dei pueblo, che rimasero sotto la dominazione spagnola, e poi messicana, sino alla fine della guerra messicano-americana nel 1848, quando caddero sotto la giurisdizione degli Stati Uniti. Durante tutto questo periodo preservarono la propria cultura tradizionale, soprattutto nei villaggi orientali, modificandola soltanto superficialmente. Bestiame, capre, cavalli e pecore furono introdotti dagli spagnoli e la lana sostituì il cotone come filato principale.
Le costruzioni odierne sono strutture solide di mattoni o pietra, a vari piani edificati su terrazze. Hanno stanze squadrate, con tetti piatti e spessi posti su livelli diversi, raggiungibili grazie a scale movibili. Quando necessario, nuove stanze vengono aggiunte alla struttura originaria, e spesso un intero villaggio vive in un unico complesso. Ogni villaggio ha una o più stanze sotterranee cerimoniali, o kivas. La società è organizzata in clan e lignaggi; la discendenza è matrilineare e la proprietà delle case è femminile. Tra i pueblo occidentali sono venerati spiriti benevoli, o kachina, che si ritiene possiedano i danzatori mascherati che li rappresentano nelle danze rituali. Al centro dell’economia pueblo è l’agricoltura, accompagnata dall’allevamento e spesso dall’artigianato. I campi, coltivati collettivamente, forniscono principalmente mais, fagioli, cotone, meloni, zucche e peperoncini. Generalmente, gli uomini lavorano la terra, tessono, costruiscono le case e officiano le cerimonie; le donne preparano il cibo, si occupano dei bambini, producono ceramiche e canestri, trasportano l’acqua, aiutano gli uomini nei lavori dei campi e nella costruzione delle case. Ancora molto praticati sono l’artigianato del vimini, delle ceramiche (alcune molto pregiate) e la tessitura.
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