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La fitta foresta pluviale, che un tempo caratterizzava le regioni costiere dove oggi crescono rigogliose innumerevoli palme, è quasi scomparsa, a eccezione di alcuni tratti lungo i corsi d’acqua. Nella parte centrale del paese predomina la savana arborata, mentre a nord prevale quella erbacea. La fauna include il bufalo, l’antilope, la pantera, diverse specie di scimmie, il coccodrillo e l’anatra selvatica.
A partire dagli anni Ottanta del Novecento i rifornimenti di acqua potabile sicura sono divenuti più accessibili, quanto meno per la popolazione insediata in aree urbane. Il 20,9% del territorio del Benin è ricoperto di foreste, malgrado il tasso di deforestazione annuale, pari all’1,95%, sia superiore rispetto alla media dei paesi africani. Il 23% (2007) del territorio è stato posto sotto tutela ambientale mediante l’istituzione di due parchi nazionali nell’estremo nord del paese, il Pendjari, di 266.000 ettari, e il W du Benin (così chiamato per la forma a “w” di un’ansa del Niger) di 502.000 ettari. Il bracconaggio continua a rappresentare una minaccia per gli animali selvatici. Nelle zone settentrionali del paese, i periodi di siccità hanno seriamente danneggiato l’agricoltura di sussistenza. Il paese ha sottoscritto la Convenzione sul diritto del mare e diversi accordi internazionali sull’ambiente in materia di biodiversità, modificazioni ambientali e climatiche, desertificazione, biodiversità, specie in via d’estinzione, smaltimento di rifiuti nocivi, abolizione degli esperimenti nucleari, protezione dell’ozonosfera, eliminazione degli scarichi in mare, salvaguardia delle zone umide.
Il paese ha una popolazione di 8.294.941 abitanti, con una densità media di 75 abitanti per km² (2008) e un elevato tasso di accrescimento annuo (2,62%). A sud, dove risiedono circa tre quarti della popolazione, la densità può raggiungere i 500 abitanti per km². Oltre alla capitale, Porto Novo, e alla città portuale di Cotonou, altri centri di rilievo sono Parakou, Abomey e Natitingou. I gruppi etnici dominanti sono i fon e gli adja che, stanziati a sud, rappresentano circa il 50% dell’intera popolazione, i bariba, i peul e i somba a nord (14%) e gli yoruba a sud-est (12%). Nel 2008 la speranza di vita era di 53,9 anni. La lingua ufficiale è il francese, anche se sono largamente diffusi e parlati gli idiomi locali. Il 60% della popolazione professa religioni tradizionali; a nord vivono minoranze che praticano la religione islamica (15%), mentre a sud è concentrata la maggior parte dei cristiani, soprattutto cattolici (20%). Grazie a una legge del 1975 che rese l’istruzione gratuita e obbligatoria, il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è passato dal 20% degli anni Settanta al 43,2% del 2005. A Cotonou hanno sede l’Università del Benin e il Museo nazionale, mentre a Porto Novo si trova la Biblioteca nazionale.
L’economia del paese, uno dei più poveri dell’Africa, si basa essenzialmente sul settore agricolo e sugli scambi commerciali con la Nigeria; nelle regioni più isolate si pratica un’attività di pura sussistenza. Agli inizi degli anni Novanta fu intrapreso un programma di riforme economiche (sostenuto dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale) che prevedeva la privatizzazione delle imprese statali, oltre alla drastica riduzione della spesa pubblica. Il Benin fa parte della Comunità economica dell’Africa occidentale (CEAO), un’organizzazione che promuove la cooperazione economica e lo sviluppo degli stati membri, e dell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (UEMOA), istituita nell’agosto del 1994. Nel 2006 il prodotto interno lordo ammontava a 4.775 milioni di dollari USA, pari a 545,10 dollari pro capite.
L’agricoltura contribuisce per il 32,2% alla formazione del PIL e occupa circa due terzi della popolazione attiva. Il 90% della produzione agricola proviene da piccole attività private. Si coltivano principalmente mais, cassava, sorgo, batata, miglio, riso, arachidi e fagioli. Le colture destinate al mercato si concentrano soprattutto nel sud del paese e includono palma da olio, caffè, cotone e cacao. Nelle praterie del nord è altresì praticato l’allevamento, in particolare di ovini e caprini. Né le risorse forestali né la pesca sono sviluppate su scala industriale. Il legname viene utilizzato prevalentemente come combustibile e, analogamente, la maggior parte del pescato è destinata al consumo interno.
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