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Cadenza di concerto

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Cadenza di concerto Episodio virtuosistico, improvvisato o prescritto, eseguito dal solista verso la fine di una composizione musicale o di un movimento. La cadenza offre all'esecutore l'opportunità di esibire non solo la propria tecnica, ma anche la capacità di elaborare sul materiale del compositore.

Le cadenze cominciarono a diffondersi con l'opera sei-settecentesca, quando i cantanti inserivano le loro fiorite improvvisazioni immediatamente prima della cadenza finale di un'aria (da cui il nome). Le cadenze più familiari all'ascoltatore odierno sono quelle dei concerti per solo e orchestra, nei quali compaiono alla fine di alcuni movimenti, o di tutti. A partire dal XIX secolo, salvo qualche recente eccezione che sembra indicare una tendenza al ritorno dell'improvvisazione, i compositori hanno scritto quasi sempre le cadenze dei propri concerti, dando loro, in alcuni casi, le proporzioni di un ulteriore movimento. Ne sono esempi: il concerto per violino di Elgar (1910), il primo concerto per violino di Šostakovič (1948) e il secondo concerto per pianoforte di Prokof'ev (1913).

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