![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 3 di 4
Struttura articolo
Già colonia francese, indipendente dal 1960, il Niger è afflitto da una profonda instabilità. Sottoposto a un regime militare nel 1974, il paese ha adottato una nuova Costituzione nel 1989, avviandosi verso il multipartitismo. Il processo è stato tuttavia interrotto da un nuovo colpo di stato attuato agli inizi del 1996 dal capo di stato maggiore dell’esercito Ibrahim Baré Mainassara, rovesciato a sua volta e ucciso nel 1999, anno in cui si sono svolte nuove elezioni. Secondo la Costituzione del 1999, il presidente, eletto a suffragio universale con un mandato di cinque anni, è capo dello stato e del governo. Il potere legislativo è affidato a un’Assemblea Nazionale monocamerale di 113 membri, eletti a suffragio universale ogni cinque anni. Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e su leggi consuetudinarie e comprende diverse corti tra cui una Corte d’appello e un’Alta Corte di giustizia. È in vigore la pena di morte, ma dalla metà degli anni Settanta non vengono eseguite sentenze capitali.
Durante il Medioevo la regione del Niger, grande centro per il commercio del sale, si trovava su un’importante rotta carovaniera che dall’Africa settentrionale giungeva sino alla fascia saheliana; fu proprio tramite questa via che penetrarono i primi missionari musulmani. La regione fu per lungo tempo frammentata tra vari domini: gli hausa dominarono le regioni meridionali dal X secolo all’inizio del XIX, quando furono soppiantati dai fulani; l’impero songhai (da cui discendono i djerma) resse per un millennio la parte occidentale del paese; il regno del Kanem-Bornu esercitò il proprio influsso a oriente a partire dal IX secolo; nell’XI secolo i tuareg popolarono il massiccio dell’Aïr, dove stabilirono il sultanato di Agadèz.
I primi europei a esplorare l’area furono lo scozzese Mungo Park verso la fine del XVIII secolo, e i tedeschi Heinrich Barth e Eduard Vogel alla metà del XIX secolo. I francesi si stanziarono nella regione intorno al 1890. Dopo gli accordi di spartizione tra Francia e Gran Bretagna, i territori assegnati alla prima furono chiamati Territoire militaire du Niger; nel 1922 il Niger divenne colonia autonoma, quindi, nel 1946, territorio d’oltremare. Proclamato repubblica autonoma nell’ambito della Comunità francese nel 1958, il Niger acquisì la completa indipendenza il 3 agosto del 1960. Primo presidente fu Hamani Diori (leader del Partito progressista del Niger), eletto nel 1960 e riconfermato nel 1965 e nel 1970. Durante la sua presidenza il paese mantenne stretti legami con la Francia e Diori represse il movimento nazionalista che chiedeva una maggiore autonomia dagli ex colonizzatori.
Il 15 aprile 1974, accusato di corruzione e di cattiva gestione delle risorse durante la disastrosa siccità che colpì il Sahel, Diori fu rovesciato da un colpo di stato militare guidato dal colonnello Seyni Kountché; questi sciolse l’Assemblea nazionale, sospese la Costituzione e istituì un Consiglio militare supremo, che divenne il principale organo governativo. Il nuovo regime riconfermò i legami con la Francia. Durante il decennio successivo, la rapida caduta dei prezzi dell’uranio e la siccità provocarono un’ulteriore crisi economica. Nel 1987, alla morte di Kountché, la carica di presidente della Repubblica fu assunta dal colonnello Ali Seibou. Questi, rieletto nel 1989, fece approvare tramite referendum una nuova Costituzione, che confermò il regime monopartitico ripristinando nominalmente il governo civile. In seguito a un’ondata di scioperi, nel 1990 Seibou legalizzò i partiti politici. Nello stesso anno scoppiò nel nord del paese la rivolta dei tuareg.
Nel luglio del 1991 una conferenza costituzionale istituì un governo di transizione e nel 1992 venne approvata una nuova Costituzione e introdotto un regime multipartitico. Nel 1993 Mahamane Ousmane venne eletto alla presidenza del paese. Nel 1995, le trattative tra il governo e le milizie tuareg ribelli condussero alla firma di un cessate il fuoco. Nel 1996 Mahamane Ousmane venne rovesciato con un colpo di stato dal capo di stato maggiore dell’esercito Ibrahim Baré Mainassara. Nello stesso anno, in un clima di violenza e di intimidazione (quattro candidati alle presidenziali furono posti agli arresti domiciliari), si tennero delle elezioni che assegnarono la vittoria a Mainassara. Nel 1998 il conflitto politico sembrò comporsi, dopo che le opposizioni accettarono di partecipare a una commissione governativa preposta al controllo delle elezioni. Nel contempo, il governo firmò un accordo di pace con i tuareg e, grazie agli aiuti internazionali, migliorarono le condizioni economiche del paese. Nella primavera del 1999 la situazione precipitò nuovamente. In aprile Mainassara fu rovesciato con un colpo di stato e ucciso, mentre il potere venne assunto da un Consiglio di riconciliazione nazionale. Dopo l’approvazione di una nuova Costituzione e la concessione dell’amnistia per gli autori del colpo di stato, tra ottobre e novembre si svolsero le elezioni, che videro la vittoria del candidato dell’ex partito unico, Mamadou Tandja. Nell’agosto 2002, in un clima di malcontento diffuso in tutto il paese, nella regione di Diffa e di Niamey scoppiò una rivolta tra i militari che reclamavano il pagamento dei salari, prontamente repressa dalle forze governative.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |