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Individualismo Nella filosofia politica, così come nelle teorie economiche, dottrina secondo cui la società esiste solo nell’interesse dei suoi membri in quanto individui. Avanzata da pensatori come l’economista Adam Smith e il filosofo John Stuart Mill, la dottrina individualista non coincide necessariamente con l’egoismo, poiché non afferma che l’interesse personale sia la sola motivazione umana razionale. Nella storia del pensiero politico ed economico, l’individualismo ha accettato anche il fine costituito dal bene della società, inteso tuttavia come risultante dalla somma del benessere dei singoli individui, ovvero nel senso del principio (enunciato da Cesare Beccaria e condiviso da Jeremy Bentham e dagli utilitaristi inglesi) che scopo dell’attività umana è “la massima felicità divisa nel maggior numero di persone”. Caratteristiche di un pensatore individualista sono pertanto la concezione del “maggior numero” come ciò che è costituito da unità indipendenti e l’opposizione a qualsivoglia interferenza da parte dello stato nella felicità o libertà dei singoli. L’individualismo differisce dalle teorie socialiste o collettivistiche sia perché attribuisce grande valore alla libera iniziativa dell’individuo, sia perché subordina le esigenze collettive al benessere individuale e alla tutela dei diritti del singolo.
Non sono però mancate nella storia anche versioni radicali dell’individualismo, come quelle sostenute da certe correnti dell’anarchismo ottocentesco. Max Stirner (L’unico e la sua proprietà, 1845) è all’origine del filone individualistico dell’anarchismo. Muovendo da una serrata critica a Ludwig Feuerbach, che a suo giudizio avrebbe semplicemente sostituito al concetto di Dio quello generico di Uomo, Stirner afferma che l’essere umano che mette al di sopra di sé l’idea di Umanità si abbandona a un’illusione proprio come l’uomo che si sente dipendente da un Dio personale: ciò che esiste è soltanto il singolo individuo. L’Umanità, così come lo Stato o la Società intesi come realtà superindividuali, sono mistificazioni che sovrastano l’individuo, mentre l’unica libertà autentica e l’unica vera realtà è quella del singolo che afferma se stesso rispetto al mondo e agli altri singoli, intesi come mezzi del suo interesse. Da qui l’opposizione radicale di Stirner non solo al socialismo e al comunismo, ma allo stesso liberalismo, accusato anch’esso di subordinare la libertà dell’individuo alla società. Diversa invece è la difesa dell’individuo intrapresa dal teorico del liberalismo John Stuart Mill. Il filosofo britannico ritiene che l’individuo sia irriducibile a qualsiasi contesto collettivo, quale la nazione, la società, lo stato o la classe sociale di appartenenza; tuttavia la libertà dell’individuo, che egli difende non solo contro l’autorità statale, ma anche contro i rischi di uniformità e di conformismo che si profilano all’orizzonte dell’evoluzione della società moderna, è intesa come vantaggiosa per la società medesima: “l’umanità”, scrive Mill, “trae maggior vantaggio lasciando che ciascuno viva come meglio gli pare, che non obbligandolo a vivere come pare bene agli altri”. Nel dibattito del Novecento si possono considerare come varianti dell’individualismo il liberalismo radicale di Friedrich August von Hayek e il “libertarismo” di Robert Nozick: comune a essi è la critica del socialismo e la teorizzazione dello “stato minimo”, come stato che limita le sue funzioni alle procedure finalizzate a garantire la sicurezza degli individui.
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