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Lamaismo La forma assunta dal buddhismo Mahayana in Tibet e in Mongolia. Il primo ordine lamaista, che assegna un ruolo fondamentale alla figura dei monaci, detti lama ( tibetano bla ma, “maestro”), fu istituito in Tibet nel 747 dal religioso indiano Padmasambhava. La tradizione lamaista penetrò poi in Mongolia fin dal XIII secolo.
Il lamaismo tibetano presenta una struttura rigidamente gerarchica e attribuisce un ruolo di preminenza assoluta al Dalai Lama che, fino all’invasione cinese del Tibet, avvenuta nel 1950, deteneva anche il potere temporale; a lui si affianca, per prestigio spirituale, il Panchen Lama, posto al vertice di un ordine clericale a cui appartengono gli Hutukhtu, monaci che esercitano la funzione di dignitari, e i monaci considerati bodhisattva: questi sono destinati, ottemperando alle pratiche di devozione, a sperimentare l’illuminazione riservata ai Buddha. Ciascuno di questi religiosi rappresenta la reincarnazione di un Buddha o di un lama venerabile del passato, e trova a sua volta un successore in un bambino che, identificato attraverso segni rivelatori fin dai primi anni di vita, deve essere educato a ricoprire il ruolo assegnatogli dal destino. I lama, tenuti al celibato, vivono in monasteri organizzati secondo una rigida disciplina che prevede la meditazione, rituali liturgici e norme di vita ascetica, con un duro periodo di formazione per i novizi.
Il lamaismo si può intendere come una rilettura del buddhismo in chiave esoterica, mistica e devozionale; è si caratterizza per la presenza di elementi della religione tradizionale del Bon e del tantrismo, per le pratiche dello yoga e per la frequente recitazione dei mantra. Questi ultimi sono le formule mistiche come om mani padme hum, l’“invocazione al loto”, recitate a scopo propiziatorio assieme a inni e rosari, spesso con l’accompagnamento di strumenti caratteristici quali il corno e il tamburo, come forma di culto quotidiano. Nei templi, spesso decorati con suggestive immagini sacre, i fedeli presentano offerte di cibo e fiori, soprattutto in occasione delle numerose feste religiose, le più importanti delle quali si celebrano con riti solenni in febbraio, per celebrare l’anno nuovo e l’inizio della primavera; in estate, la “festa dei fiori” festeggia l’incarnazione del Buddha e, all’inizio dell’autunno, si celebra la “festa delle acque”. Come scrittura sacra è venerata innanzitutto una raccolta canonica, costituita da oltre cento grossi volumi di testi tradotti dal sanscrito e dal cinese, in cui sono esposte le dottrine attribuite al Buddha e ai maestri più antichi; altrettanto numerosi e voluminosi sono i commentari e i testi esegetici, che trasmettono fedelmente, come la raccolta principale, molti dei più antichi aforismi, i sutra del buddhismo.
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