Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Lettere ai tessalonicesi Due epistole di san Paolo appartenenti al Nuovo Testamento. La prima fu scritta intorno al 50-51 d.C.; la seconda, se è opera di Paolo, venne redatta probabilmente qualche tempo dopo nel medesimo anno. Entrambe le lettere, scritte a Corinto, erano indirizzate ai neoconvertiti alla fede di Cristo che risiedevano nell’antica città macedone di Tessalonica, l’attuale Salonicco. L’antichità dei due documenti, redatti a soli due decenni dalla morte di Cristo, consentono di raggiungere un periodo storico relativo alla predicazione cristiana e alle dottrine professate dalle più antiche comunità, precedente agli stessi vangeli, in quell’epoca non ancora redatti. Vi si manifesta un più deciso sfondo apocalittico, un’ansia di salvezza legata alle attese dell’imminente ritorno del Signore. La successiva riflessione e teologia paolina allenterà la tensione, in una più matura consapevolezza del “tempo della Chiesa” come tempo di grazia.
L’epistola fu inviata dopo il ritorno a Corinto di Timoteo, il coadiutore missionario di Paolo, con la notizia che la Chiesa di Tessalonica, appena fondata, restava fedele malgrado l’ostilità ebraica e pagana. Paolo reagì alla notizia con gioia e gratitudine e con amorevole preoccupazione per i nuovi convertiti (capitoli 1-3). La lettera riferisce i ricordi della missione e dell’opera apostolica di Paolo a Tessalonica (2:1-16), il suo grande desiderio di rivedere i tessalonicesi e lo scopo dell’invio di Timoteo laggiù (2:17-3:10). I capitoli 4-5 contengono soprattutto indicazioni etiche e dottrinali; Paolo assicura che non occorre preoccuparsi per i cristiani che muoiono prima della parusia (il ritorno di Cristo), perché verranno assunti in cielo al riapparire di Cristo (4:13-18). Quanto al tempo della sua seconda apparizione e al giorno del giudizio, i lettori già sanno che il momento finale giungerà inaspettato, quando tutti crederanno di essere in pace e al sicuro. Allora nessuno dei figli delle tenebre sfuggirà all’ira di Dio, mentre i fedeli, i figli della luce, otterranno la salvezza (5:1-11).
L’occasione da cui scaturì la seconda epistola fu, secondo molti studiosi, una successiva relazione circa la situazione di Tessalonica. I convertiti venivano ancora perseguitati e alcuni di essi, forse per la severità delle persecuzioni, si erano convinti dell’imminenza della fine. La risposta iniziale di Paolo è di incoraggiamento e avverte che la paziente fermezza nelle persecuzioni rappresenta la primizia della salvezza definitiva. Paolo chiede ai “fratelli” di non lasciarsi ingannare: il giorno finale non è giunto, né giungerà prima dell’avvento del “figlio della perdizione” (2:3), che sarà preceduto da una ribellione contro Dio. Paolo infine consiglia come educare e correggere gli oziosi e gli indisciplinati esortando a guardarsi dalla “vita disordinata”. Particolarmente interessanti risultano inoltre i passi della lettera riguardanti l’Anticristo (2:3-12) e il “mistero dell’iniquità” (2:7).
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |