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Critica biblica Approccio alla Bibbia che attinge a ogni risorsa del sapere che possa contribuire alla comprensione completa del testo, utilizzando gli strumenti della critica testuale, letteraria e storica.
I primi esegeti ebrei e cristiani intesero sottolineare l'elemento divino subordinando quello umano: i rabbini di Palestina e Babilonia (200-500 d.C.), le cui discussioni sono conservate nella raccolta di testi tradizionali ebraici detta Talmud (in ebraico 'istruzione'), cercarono una concordanza tra le numerose asserzioni della Bibbia e tra la Bibbia e la tradizione orale (vedi Mishnah). Nel mondo ellenistico, lo studioso Filone di Alessandria tentò invece di dimostrare la corrispondenza dell'Antico Testamento con le concezioni della filosofia greca mediante l'allegoria, procedimento interpretativo nel quale il significato letterale o superficiale di un testo è soppiantato da un significato più profondo (divino) a esso sotteso e percepibile solo dall'iniziato. La sua dottrina fece scuola ad Alessandria dove, in particolare tra gli autori cristiani, brillò la figura di Origene. I primi padri della Chiesa considerarono l'Antico Testamento un'anticipazione allegorica e simbolica di quanto avrebbero in seguito portato a compimento Cristo e la Chiesa.
Alcune prefigurazioni del metodo storico-critico comparvero anche nell'antichità, nei tentativi di superamento degli eccessi dell'allegorismo: la scuola di Antiochia contrappose all'allegoria della scuola alessandrina la 'theoria' che, pur cercando il significato spirituale del testo, ritenne importante e ineliminabile anche la ricerca del significato letterale. Sant'Agostino, nel suo commento sul significato letterale della Genesi (De Genesi ad Litteram, 401-15), comprese la discrepanza tra la concezione del mondo a lui coeva e quella degli autori delle Scritture, riconoscendo la necessità di analizzare criticamente la visione biblica. Inoltre, nel suo De consensu evangelistarum affrontò il problema delle divergenze tra i Sinottici offrendo dei principi di soluzione. Teodoro di Mopsuestia tentò più arditamente di distinguere fra lo 'spirito profetico' cui si doveva gran parte della Bibbia e lo 'spirito sapienziale' che aveva ispirato alcuni autori biblici (come l'autore dell'Ecclesiaste), interessati a questioni d'opinione o di osservazione puramente umane. Tuttavia, solo nel XVII e nel XVIII secolo, con l'illuminismo, la Bibbia venne esaminata in modo veramente critico: dopo che la Riforma protestante aveva reintrodotto un serio esame della Bibbia, con il nascere della critica moderna vennero applicati ai testi biblici i nuovi metodi critici, storici e letterari.
Buona parte della critica testuale nacque dalla collazione delle traduzioni, volta a stabilire una versione univoca del testo biblico. I riformatori protestanti intendevano diffondere la lettura della Bibbia tra i profani: i traduttori del XVI e del XVII secolo, pertanto, si misero alla ricerca di testi che permettessero di ottenere le migliori traduzioni possibili. Dalle loro indagini e dall'analisi dei manoscritti scoperti nel XVIII secolo si svilupparono i metodi della critica testuale.
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