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Stockhausen, Karlheinz

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Karlheinz StockhausenKarlheinz Stockhausen

Stockhausen, Karlheinz (Kerpen, Colonia 1928 – Kürten, Colonia 2007), compositore tedesco di musica seriale, uno dei maggiori autori d’avanguardia della seconda metà del Novecento. Studiò al Conservatorio di Colonia con lo svizzero Frank Martin e i francesi Olivier Messiaen e Darius Milhaud. All’Università di Bonn si dedicò a studi di elettroacustica, fonetica e teoria dell’informazione.

Nel 1953 contribuì alla fondazione, a Colonia, dell’importante Studio di musica elettronica sperimentale della Radio della Germania Occidentale, dove realizzò alcuni capolavori di musica elettronica e concreta tra cui Gesang der Jünglinge (1956), commistione di suoni elettronici e di una voce cantante di ragazzo. Particolarmente attivo come insegnante, direttore e interprete delle proprie composizioni, Stockhausen fu autore di opere originali e innovatrici che hanno profondamente segnato la creazione musicale contemporanea.

Inizialmente influenzato dall’opera di Anton Webern e dall’ispirazione “puntillistica”, Stockhausen andò via via adottando in maniera sempre più decisa formule di serialismo estremo prima di volgersi, a partire dagli anni Cinquanta, alla sperimentazione dell’indeterminatezza, cioè della casualità e dell’improvvisazione, e di una maggiore libertà per gli interpreti. La fluttuazione dei tempi prevale, ad esempio, nel quintetto per fiati Zeitmasse (1956), fino a raggiungere i confini di una “musica intuitiva” in Für kommende Zeiten (1968-1970). In Gruppen per tre orchestre (1955-1957), il compositore cerca di immergere i musicisti, singolarmente o a gruppi, in un assemblaggio multiplo in grado di creare un nuovo organismo sonoro.

Tra le altre opere del compositore tedesco si ricordano Zyklus (1960), per percussionista solista; l’opera multimediale Beethausen opus e Von Stockhoven (1970); composizioni da camera come Ylem (1973) e Tierkreis (1977). Sternklange (1971) è invece un grande componimento per cinque gruppi distinti e per un’esibizione dal vivo all’aria aperta, durante la quale si enumerano le costellazioni.

A partire dagli anni Sessanta molte opere di Stockhausen risultano essere immerse in un’atmosfera meditativa riprodotta su tempi lunghi, come nel caso di Mantra (1970) per due pianoforti e di Stimmung (1986) per sei voci, un brano della durata di 70 minuti costruito su differenti vocalizzi dello stesso accordo. In quegli anni la sua forte personalità e l’innovativa ricchezza di idee derivate da fonti spirituali e letterarie fecero guadagnare a Stockhausen un seguito sempre più ampio.

A partire dalla metà degli anni Settanta il compositore si impegnò nel suo progetto più ambizioso: Luce. I sette giorni della settimana, un ciclo di sette grandi opere da eseguire per sette giorni consecutivi, basato sul mito della creazione e incentrato su figure mitiche come Eva, Lucifero e l’arcangelo Michele. Il ciclo è stato terminato nel 2003.

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