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Risultati di Windows Live® Search Vedanta Una delle sei filosofie ortodosse dell’induismo, che concerne principalmente la conoscenza del brahman, l’Essere supremo e universale, e fonda la sua ricerca sugli aspetti speculativi della tarda letteratura vedica, soprattutto sui trattati noti come Aranyaka e Upanishad. Diverse tradizioni indiane attribuiscono i primi manuali vedantici, i sutra del Vedanta (chiamati anche Brahmasutra), a due figure semileggendarie: il filosofo Badarayana (IV secolo a.C.) e un saggio di nome Vyasa, al quale la tradizione attribuisce anche la compilazione definitiva dei Veda e la composizione del successivo poema epico Mahabharata. Gran parte degli studiosi moderni, pur senza rifiutare completamente la tradizione, osserva che il nome sanscrito Vyasa (“sistematore” o “raccoglitore”) è stato riferito a parecchi antichi autori e compilatori indù. Chiunque abbia formulato per primo il Vedanta (termine che in sanscrito significa “Fine dei Veda”) ne espresse gli insegnamenti in aforismi incomprensibili senza l’aiuto di un commento. Interpretazioni diverse hanno dato vita a numerose scuole di filosofia indiana, la più importante delle quali è Advaita, o “non-dualità”, fondata dal filosofo indù Shankara. Il problema centrale nel sistema interpretativo di Shankara è la natura dell’identità tra il brahman e l’atman, il sé individuale; secondo Shankara, l’avidya, non-conoscenza, impedisce all’anima individuale di comprendere la natura universale, non-duale dell’essere unico; essa percepisce dunque solo individui e oggetti separati (cioè l’intero mondo dell’esistenza materiale, temporale) e non comprende che tutte le esistenze separate sono essenzialmente irreali (questa illusione è nota come maya, il cui potere vela il brahman). Finché il sé individuale rimane privo di vera conoscenza, cercherà ciecamente il proprio vero sé nel mondo fenomenico, rimanendo irretito in tale mondo e continuando a sperimentare il samsara, la serie di esistenze, morti e rinascite che ogni anima non illuminata subisce come conseguenza del proprio karma (le azioni buone e cattive compiute nelle esistenze passate che determinano la forma delle esistenze future). Attraverso la conoscenza del Vedanta, però, l’anima individuale riconosce la realtà illimitata che esiste dietro il velo cosmico di maya, comprende che la propria natura è identica al brahman e, con questa autocoscienza, raggiunge il moksha, ovvero la liberazione da samsara e karma, e infine il nirvana. Successive modificazioni di questa filosofia furono introdotte dai filosofi Ramanuja e Madhva. Nei tempi moderni il Vedanta ha ricevuto attenzione attraverso l’opera di Vivekananda, interprete indiano dell’opera del mistico indù Ramakrishna.
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