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    FRANCO-PRUSSIANA, GUERRA (19 luglio 1870 - 15 febbraio 1871). Combattuta da Prussia (sostenuta dagli stati tedeschi) e Francia, a causa delle reciproche mire ...

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    A Guerra Franco-Prussiana (1870-1871) foi um conflito armado entre a França de Napoleão III e um conjunto de estados germânicos liderados pela Prússia.

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Guerra franco-prussiana

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Assedio di ParigiAssedio di Parigi
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Introduzione

Guerra franco-prussiana Guerra combattuta nel 1870-71 tra la Francia e gli stati tedeschi capeggiati dalla Prussia. Le origini del conflitto, conclusosi con la disfatta francese, vanno ricondotte alla strategia politica dispiegata dal cancelliere prussiano Otto von Bismarck allo scopo di realizzare l’unificazione della Germania; sul fronte opposto, l’imperatore di Francia Napoleone III mirava a riconquistare il prestigio perduto, sia all’interno sia all’estero, dopo le numerose sconfitte politico-diplomatiche subite. Inoltre, la potenza militare prussiana, che si era manifestata in tutta evidenza dopo la sconfitta dell’Austria nella guerra austro-prussiana del 1866, costituiva una sfida alla supremazia francese sul continente europeo.

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Avvisaglie e incidenti bellici

A far precipitare gli eventi verso la guerra fu la candidatura di Leopoldo, principe di Hohenzollern-Sigmaringen e cugino del re di Prussia, al trono di Spagna, rimasto vacante in seguito alla rivoluzione spagnola del 1868. Pressato da Bismarck, Leopoldo accettò la candidatura. Il governo francese, allarmato dalla prospettiva di un’alleanza prussiano-spagnola, minacciò di dichiarare guerra alla Prussia se la candidatura non fosse stata ritirata, ottenendo un’immediata rinuncia.

Bismarck, tuttavia, rese pubblico il resoconto ufficiale dell’incontro fra l’ambasciatore francese e Leopoldo, alterandone il testo, al fine di suscitare le ire dei francesi e provocare un gravissimo incidente diplomatico.

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Gli inizi della guerra

Napoleone III cadde nella trappola di Bismarck e il 19 luglio 1870 la Francia dichiarò guerra alla Prussia. Immediatamente gli stati meridionali della Germania si schierarono a fianco del re di Prussia Guglielmo I in un fronte comune contro la Francia. I francesi furono in grado di mobilitare poco più di 200.000 uomini, che vennero raggruppati nelle due armate di Alsazia e Lorena, sotto il comando dei marescialli Mac-Mahon e Bazaine. Quanto ai tedeschi, in breve tempo formarono un esercito forte di 400.000 unità, poste sotto il comando supremo di Guglielmo, che aveva al suo fianco quale capo di stato maggiore un grande stratega: il feldmaresciallo Helmuth von Moltke.

Nei combattimenti di Weissenburg (4 agosto), di Worth e di Spichen (ambedue 6 agosto), i francesi furono sconfitti. L’armata di Mac-Mahon ripiegò allora verso Parigi, mentre quella di Bazaine rimase bloccata nella zona di Metz, dove subì un’altra serie di rovesci. Considerata la gravità della situazione, l’imperatore francese assunse il comando supremo e s’insediò a Metz, che fu subito assediata da due armate tedesche. Gli eventi infine precipitarono quando Mac-Mahon, accorso in aiuto di Napoleone III, fu intercettato dal nemico e dovette ritirare la sua armata nella città di Sedan. Qui ebbe luogo lo scontro decisivo.

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Battaglia di Sedan e cattura di Napoleone III

La battaglia cominciò la mattina del 1° settembre 1870 (vedi Battaglia di Sedan). Subito Mac-Mahon cadde gravemente ferito e poco dopo il generale Wimpfen assunse il comando. La battaglia continuò sino a metà pomeriggio, quando Napoleone, che nel frattempo era giunto a Sedan, riprese il comando. Comprendendo che la situazione era disperata, diede ordine di alzare bandiera bianca. I termini della resa furono concordati durante la notte e l’indomani Napoleone, con 83.000 soldati, si arrese ai tedeschi.

Non appena ebbe notizia della cattura dell’imperatore, Parigi si ribellò, l’Assemblea legislativa fu sciolta e fu proclamata la Repubblica. Prima della fine di settembre, capitolò anche Strasburgo, una delle ultime città in cui la Francia aveva sperato di poter fermare l’avanzata germanica, e Parigi fu completamente accerchiata. Il 7 ottobre il primo ministro del nuovo governo francese, Léon Gambetta, fuggì audacemente da Parigi in pallone aerostatico, e insediò la capitale provvisoria a Tours.

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