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Architettura

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Introduzione

Architettura L’arte e la tecnica di progettare e costruire edifici con materiali durevoli, seguendo determinate regole e canoni, messi a punto nel tempo con l’ausilio della pratica e della sperimentazione. L’architettura è una forma d’arte che accompagna l’umanità dai tempi più remoti: anzi, la nascita della “civiltà” (che in latino ha la propria radice etimologica in comune con quella di “città”, civitas) è segnata proprio dall’inaugurazione della pratica del costruire, dell’allestire strutture artificiali di riparo in cui abitare. L’indagine storiografica sull’architettura risale solitamente fino al mondo antico preclassico (soprattutto quello del Vicino Oriente), le cui tracce sono giunte fino a noi.

L’architettura si distingue dall’edilizia non tanto in base alla destinazione d’uso, quanto piuttosto per la qualità estetica che si vuole conferire alle costruzioni, per l’intento di produrre un piacere estetico in chi osserva e utilizza le strutture realizzate. In particolare, l’effetto estetico prodotto dall’architettura si distingue da quello indotto dalla pittura e dalla scultura in quanto si fonda essenzialmente sulla “spazialità”: lo spazio è l’oggetto dell’architettura, ciò che essa non soltanto racchiude, ma intende “creare”. Da questo punto di vista la storia dell’architettura si definisce come la storia dei differenti modi in cui l’uomo, in diverse epoche, è stato capace di modellare lo spazio.

Esiste una serie di elementi fisici fondamentali per definire e dare forma allo spazio: le fondamenta, che ancorano l’edificio al suolo; i muri, che ne costituiscono lo sviluppo verticale; i solai, che reggendo i pavimenti rendono possibile uno sviluppo orizzontale su più livelli; il tetto, che copre e racchiude superiormente l’edificio; le porte, che rendono possibile l’accesso; le finestre, che lasciano entrare luce e aria. Messi in relazione tra loro, questi elementi sono sufficienti a definire un’essenziale casa ideale (quella che molti teorici dell’architettura del passato hanno chiamato “capanna rustica”). Nella storia dell’architettura, alcuni di tali elementi sono stati sostituiti da altri con funzione analoga: al posto dei muri, ad esempio, nei templi greci e romani ci sono le colonne; il tetto può essere sostituito da volte, le porte da archi. Inoltre, non c’è limite alle strutture che si possono aggiungere a queste di base.

L’architettura implica dunque l’unione di molteplici elementi che concorrono a formare un’unità. Vitruvio, nel De architectura (I secolo a.C.), la definì come il prodotto di sei qualità o categorie: l’ordine (il razionale accostamento delle parti di un’opera), la disposizione (l’appropriata collocazione degli elementi), l’armonia (la bellezza dell’insieme, che risulta dal perfetto accordo delle parti), la simmetria (la proporzione tra le parti, e tra le parti e l’opera intera), il decoro (l’aspetto dell’opera, conformato alla natura), la distribuzione (l’economia nell’utilizzo dei materiali da costruzione e degli spazi). Leon Battista Alberti, nel De re aedificatoria (1450 ca.) paragonò l’edificio a un corpo, in cui tutte le parti devono essere correlate organicamente.

A partire dai Quattro libri dell’architettura (1570) di Andrea Palladio, la trattatistica architettonica divenne soprattutto esposizione ed elaborazione della dottrina classica degli ordini (dorico, ionico, corinzio, tuscanico, composito), cioè della canonizzazione dei rapporti teorizzati da Vitruvio, sulla scorta dell’esempio dell’architettura greca. Gli ordini classici e tutti gli elementi a essi riconducibili rappresentarono per secoli l’essenza stessa dell’arte architettonica e nulla che volesse essere considerato architettura poteva prescindere da essi.

Soltanto dal XIX secolo l’architettura si è discostata progressivamente dall’identificazione con gli ordini classici, cambiando, nelle interpretazioni degli architetti, la sua stessa definizione e talvolta la sua funzione. Nel 1881 William Morris scrisse che “l’architettura è l’insieme delle modifiche e alterazioni introdotte sulla superficie terrestre in vista delle necessità umane, eccettuato il puro deserto”. Oggi la nozione di architettura è arrivata comunemente a comprendere la progettazione complessiva dell’ambiente, “dal cucchiaio alla città”, secondo una nota definizione di Walter Gropius.

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Materiali da costruzione

L’architettura si differenzia, a seconda delle regioni geografiche e delle epoche storiche, in primo luogo per il ricorso a diversi materiali: la reperibilità di materiali adatti alla costruzione influenza infatti in modo decisivo le forme architettoniche. I primi materiali con cui l’uomo costruì edifici furono la terra (pressata ed essiccata al sole), il legno e la pietra. Marmi di diverse qualità vennero utilizzati fin dall’antichità soprattutto per architetture monumentali, templi e strutture devozionali. Sembra tuttavia che in origine il tempio greco fosse costruito in legno: la colonna discenderebbe allora, in quanto elemento architettonico, direttamente dal tronco dell’albero; e così pure trabeazione, capitelli, triglifi sarebbero una sorta di replica in pietra di parti originariamente lignee.

Le tecniche costruttive primitive prevedevano l’uso della sola pietra, senza materiali di legamento: venivano quindi innalzati muri a secco. L’introduzione della malta, inizialmente composta di calce e sabbia, consentì poi alle strutture murarie di svincolarsi dalle forme più elementari. Gli antichi romani utilizzavano una sorta di calcestruzzo, prodotto combinando un cemento naturale con altre sostanze; ma soltanto all’inizio del XIX secolo fu inventato un cemento che, resistente all’acqua, fosse dotato di capacità plastiche tali da rendere possibili costruzioni ardite nei più diversi contesti ambientali.

Gran parte della storia dell’architettura, tuttavia, vede come assoluto protagonista il mattone: è questo infatti l’elemento base delle costruzioni romane, romaniche, gotiche, rinascimentali, barocche e neoclassiche, per non citare che alcune delle forme architettoniche dell’architettura occidentale. Le sue caratteristiche vincenti – l’economicità e il facile impiego – lo imposero in pressoché tutte le civiltà del mondo.

La più rivoluzionaria novità nel campo delle costruzioni si ebbe nell’Ottocento, con la produzione su scala industriale prima del ferro e poi dell’acciaio. Le travi fuse in questi materiali, unite tra loro, davano luogo a intelaiature strutturali decisamente più resistenti e più grandi rispetto a quelle tradizionali in legno. Un ulteriore enorme passo avanti fu rappresentato dal cemento armato, ottenuto ponendo nel calcestruzzo ancora fresco tondini d’acciaio che lo irrobustissero ulteriormente: grazie a queste tecniche la gamma delle possibilità architettoniche, in termini di dimensioni e sicurezza, si estese in modo impressionante. Oggi il cemento armato è ampiamente usato in tutte le costruzioni. Inoltre, la larga disponibilità di alluminio e delle leghe in cui viene impiegato consentì di costruire coperture particolarmente leggere.

Il vetro, conosciuto già in epoche preistoriche, fu largamente impiegato per le ampie vetrate e i rosoni delle cattedrali gotiche. Ma è soprattutto nel XX secolo che assunse un ruolo di protagonista tra i materiali edilizi, venendo utilizzato per rivestire interi edifici e grattacieli. Prodotto in forme sempre più resistenti e attualmente caratterizzato da elevati coefficienti di trasparenza, il vetro si connota come il materiale “moderno” per eccellenza dell’architettura.

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Elementi e funzioni dell’architettura

Un muro possiede una propria stabilità, conferitagli dalla costante pressione verso il basso esercitata da ogni elemento che lo compone. Molto più difficile è costruire strutture stabili che coprano lo spazio tra un muro e l’altro, ad esempio per fare un tetto. Tale problema può essere risolto con due tecniche costruttive fondamentali: il cosiddetto “sistema trilitico” e la struttura ad arco e volta, dalla quale deriva la cupola. Nel primo caso, sulla sommità di due o più piedritti (o di due o più colonne) vengono posti orizzontalmente l’architrave e le travi; le diverse travi possono inoltre essere unite tra loro da altri elementi orizzontali, a esse ortogonali, formando delle piattaforme atte a reggere un tetto o a fungere da pavimento per un piano superiore. Nel sistema ad arco e volta l’elemento di copertura è curvo, anziché piatto. Una fila di archi in sequenza forma una volta a botte; facendo ruotare idealmente un arco attorno al suo asse centrale si crea una cupola emisferica, con la quale si possono coprire vasti edifici a pianta circolare.

Nella scelta dei materiali per il sistema trilitico occorre tenere presente che la forza di gravità tende a piegare gli elementi orizzontali nelle parti più distanti dai punti di appoggio. Travi di legno, di acciaio e di cemento armato sono molto resistenti, mentre analoghe strutture in muratura, poco elastiche, devono essere molto più spesse per reggere grandi carichi. La copertura a volta scarica le forze ai lati: la parte centrale, non sottoposta a pressione, può quindi essere realizzata anche con materiali poco elastici, come il cemento o i mattoni (la spinta verso l’esterno deve tuttavia essere bilanciata da spalle o contrafforti).

Una travatura in legno è spesso sufficiente per sostenere una copertura di materiale leggero; per altri tipi di copertura si usa l’acciaio laminato e leghe metalliche molto resistenti. Grazie alla distribuzione delle forze all’interno della struttura, suddivisa in moduli triangolari, la travatura può essere adattata per reggere superfici di qualsiasi tipo e dimensione. Nel XVIII secolo, gli ingegneri iniziarono a studiare da un punto di vista matematico il comportamento dei materiali sottoposti alle più varie sollecitazioni nelle strutture architettoniche: tra i primi risultati di questo approccio, la messa a punto di tralicci portanti.

Nel corso dell’Ottocento l’ingegneria civile conobbe grandi progressi, stimolata dalla necessità di allestire strutture quali ponti, dighe, gallerie o grandi padiglioni per le esposizioni internazionali. Furono inoltre progettate le prime costruzioni pneumatiche, che si reggono cioè grazie alla differenza di pressione tra l’interno e l’esterno (attualmente trovano larga applicazione per la copertura invernale di impianti sportivi). Grazie alle innovazioni tecnologiche, il XIX secolo assistette alla costruzione di edifici e strutture molto alte, un tipo di edilizia che deve tenere conto, oltre che delle proprietà dei materiali e degli effetti della forza gravitazionale sulle strutture, anche delle sollecitazioni esercitate dal vento o da terremoti.

L’architettura moderna si è complicata ulteriormente per la ricca dotazione di servizi e strutture funzionali che prevede: scale mobili e ascensori, sistemi di di condizionamento dell’aria, d’illuminazione artificiale, di distribuzione dell’elettricità, di controllo dell’umidità e della temperatura, attrezzature igieniche e impianti anti-incendio. Tutto ciò ha aumentato, parallelamente al comfort, i costi di costruzione.

Nella storia, tipologie diverse di edifici si sono affermate in relazione a destinazioni d’uso diverse. Le opere architettoniche più grandiose sono sempre state quelle dedicate al culto religioso: templi, chiese, moschee sono concepiti spesso per ospitare grandi folle di fedeli, che in esse celebrano i riti sacri. Hanno invece finalità militare e difensiva molte strutture di cui rimangono ancora numerose testimonianze: mura, fortezze, rocche. Il desiderio di mostrare la potenza dello stato o della città attraverso i palazzi pubblici, o di proclamare la ricchezza dei governanti attraverso lo sfarzo delle loro residenze ha dettato in ogni tempo e in ogni luogo la costruzione di edifici imponenti ed eleganti, magnifici e complessi. L’attuale diversificazione dei tipi edilizi riflette la complessità della vita moderna. L’architettura occidentale della nostra epoca è orientata in gran parte alla creazione di alloggi di massa, di edifici per uffici, di centri commerciali, supermercati, scuole, università, ospedali, aeroporti, alberghi e strutture per il tempo libero (cinema, teatri, stadi, palazzi dello sport). Un problema molto rilevante è la collocazione dei nuovi edifici nei contesti storici delle città. Per questo nell’architettura attuale grande attenzione viene tributata al restauro e alla manutenzione del patrimonio architettonico esistente, oltre che alla progettazione urbanistica, che si fonda su una visione unitaria del rapporto tra architettura e città.

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L’architettura nel mondo antico

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Mesopotamia

L’antica Mesopotamia, comprendente buona parte dell’attuale Iraq, vide fiorire grandi civiltà: tracce della civiltà assira sono riscontrabili nella città di Khorsabad, edificata in argilla e laterizio durante il regno di Sargon II (722-705 a.C.), e in quelle di Babilonia e di Ur. L’edificio frequentemente associato alla civiltà babilonese è la mitica torre di Babele, la cui realtà storica tuttavia non è avvalorata da prove certe. La tradizionale rappresentazione a spirale di questo edificio è frutto dell’immaginazione del Rinascimento e non ha molto a che vedere coi modelli storicamente attestati nell’arte architettonica della Mesopotamia.

L’architettura persiana, influenzata dai greci, produsse il maestoso complesso reale di Persepoli (la cui costruzione, voluta da Dario I, fu iniziata nel 518 a.C.) e si espresse anche nelle diverse tombe a blocchi squadrati che si trovano nelle vicinanze, a nord di Shiraz, in Iran.

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