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Architettura

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4.2

Egitto

La civiltà egizia, sviluppatasi intorno al 3000 ca. a.C., grazie alla stabilità politica delle sue istituzioni sopravvisse a lungo, e le sue tradizioni artistiche e architettoniche non conobbero soluzioni di continuità. Il sistema politico, che conferiva enormi poteri a sovrani e sacerdoti, favorì la realizzazione di grandi opere monumentali, rese possibili anche grazie all’abbondanza di materiali litici (granito, calcare, arenaria).

Le strutture più rilevanti sono senza dubbio le piramidi, enormi costruzioni sepolcrali fatte erigere dai faraoni per accogliere le proprie spoglie mortali. La loro origine risale alla mastaba, tumulo in muratura a forma di parallelepipedo, in uso prima della IV dinastia (2680 ca. a.C.); tale elemento si tramutò dapprima in piramide a gradoni, poi in piramide a pareti lisce. Le piramidi più significative e meglio conservate sono quelle di Cheope (2570 ca. a.C.) e di Chefren (2530 ca. a.C.) a Giza, presso Il Cairo. Come venissero costruite queste immense strutture non è ancora chiaro: la chiave della spiegazione risiede molto probabilmente nella notevole disponibilità di manodopera e nelle tecniche sviluppate per sollevare i grandi blocchi di pietra.

Gli egizi eressero anche notevoli complessi templari: entro recinti chiusi erano disposte in successione diverse sale ipostile, in fondo alle quali si trovavano gli ambienti più sacri. L’asse lungo il quale si collocavano simmetricamente gli spazi era spesso scandito da file di sfingi. Nei templi egizi fu introdotto l’uso monumentale del sistema trilitico: colonne massicce supportavano larghi architravi.

I più noti templi egizi si trovano lungo il medio corso del Nilo, presso l’antica capitale Tebe. I complessi di Luxor, Karnak e Deir el-Bahri furono edificati tra il XV e il XII secolo a.C., mentre quello di Edfu sorse intorno al III secolo a.C.

4.3

India e Sud-Est asiatico

L’architettura indiana ha sempre risposto e risponde tuttora a precisi intenti simbolici: essa rappresenta la traduzione nella pietra dei precetti e dei fondamenti della religione buddhista prima e di quella induista poi. L’antica architettura in pietra era finemente scolpita, mentre minore importanza vi rivestivano gli elementi strutturali.

Il monumento buddhista per eccellenza, di significato commemorativo, è un tumulo emisferico denominato stupa. Le architetture indiane più antiche sono costituite da santuari ricavati nella roccia, come si vede dalle grotte di Ellora e di Ajanta, a nord-est di Mumbai (Bombay). Con lo sviluppo delle tecniche costruttive, tale tipo lasciò il posto al più convenzionale modo di costruzione in pietra. I templi indiani tuttavia raramente mostrano un’articolazione interna in ambienti chiusi: tali complessi sono soprattutto supporto e pretesto per ampie decorazioni scultoree.

In Cambogia il tempio buddhista (ma talvolta anche induista o di culti collegati) è denominato wat (o vat). Il più celebre è quello di Angkor Vat: eretto nel XII secolo sotto la dinastia Khmer, consiste in un complesso variamente articolato in pietra scolpita cui si accede tramite un lungo ponte. La tradizione architettonica buddhista è presente anche in Myanmar (dove nell’antica capitale Pagan, costruita tra il X e il XIII secolo, sorgevano circa 5000 edifici sacri, fra templi, stupa e monasteri), Thailandia, Malaysia. Un esempio monumentale e splendido di evoluzione dello stupa si ha nel tempio di Borobudur, a Giava: una struttura a gradoni, complicata da cerchi concentrici di stupa, culmina in un grande stupa centrale.

4.4

Architettura cinese

La struttura della casa cinese è legata al culto degli antenati e deve esprimere la sacralità della vita familiare: ciò spiega la grande importanza dell’architettura abitativa in Cina. Le case hanno normalmente pianta rettangolare, e sono circondate da un cortile chiuso entro una cinta in muratura. Lo stesso schema della casa si ritrova nei palazzi, nei monasteri e nell’impianto urbanistico. Le costruzioni tradizionali erano in legno; caratteristiche le gronde dei tetti, fortemente aggettanti.

4.5

Architettura giapponese

Il bisogno di stabilire una relazione con la natura, che identifica la cultura giapponese, si riflette anche nella struttura della casa e dei palazzi. Gli elementi che compongono l’edificio sono disposti in un modo che appare casuale, ma che in realtà risponde a un ordine preciso, ed è in rapporto con la visuale sull’esterno offerta da porte e finestre (si veda ad esempio il Palazzo di Katsura, risalente alla prima metà del XVII secolo).

Una delle caratteristiche dell’architettura giapponese tradizionale, anch’essa basata sull’utilizzo quasi esclusivo del legno, era l’uso di riedificare meticolosamente i templi più importanti ogni vent’anni, mantenendone la struttura e l’aspetto esterno. Grazie a questa abitudine molti di essi (ad esempio il santuario di Ise, datato al V-VI secolo) sono giunti intatti fino a noi.

4.6

Architettura precolombiana

Le civiltà precolombiane vennero distrutte nel giro di pochi anni dagli invasori spagnoli, che conquistarono il continente americano a partire dal XVI secolo. Prima di allora le civiltà maya, azteca, inca, per citare solo le più importanti, avevano sviluppato un’interessantissima architettura religiosa, costituita nella maggior parte dei casi da templi a forma di piramidi a gradoni. Nella città di Teotihuacán, vicino all’attuale Città di Messico, le piramidi del Sole e della Luna erano disposte lungo una strada monumentale lunga tre chilometri. Decorazioni raffinate su strutture meno possenti caratterizzavano invece le architetture maya (nelle città di Copán, Tikal, Palenque e Uxmal). L’impero inca aveva i massimi centri politici e artistici sulle vette delle Ande, nel Perù centrorientale: la città di Machu Picchu, sopravvissuta alle distruzioni spagnole, ne è splendida testimonianza. Nell’architettura inca mura e strutture difensive venivano edificate con grandi blocchi di pietra, che ancora oggi non si sa come potessero essere trasportati.

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