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Introduzione; Materiali da costruzione; Elementi e funzioni dell’architettura; L’architettura nel mondo antico; L’architettura in epoca medievale; L’età moderna; L’età industriale
In epoca medievale si sviluppò quella che divenne la struttura canonica della moschea, tipologia architettonica peculiare dell’architettura islamica. La moschea è normalmente costituita da uno spazio rettangolare circondato da portici: al centro della qibla, la parete che indica la direzione della Mecca, si trova il mihrab, una nicchia alla quale ci si rivolge durante la preghiera; vicino è il minbar, un pulpito. Elementi fondamentali della struttura architettonica sono l’arco e la cupola. Il soffitto può essere piatto o a volta, le finestre sono molto ridotte. Ogni moschea è completata da almeno un minareto. Nella vasta regione in cui si diffuse la religione musulmana, estesa tra Europa, Nord Africa e Asia fino all’India, l’architettura islamica conobbe differenti interpretazioni, influenzate dalle tradizioni locali. La Moschea Grande di Cordova (edificata tra il 786 e il 965) e l’Alhambra di Granada, in Spagna, costituiscono gli esempi più interessanti di edifici islamici in Europa. La grande moschea di Kairouan (836-866) presenta invece la tipologia classica dell’antica architettura islamica nel Maghreb. In India le costruzioni commissionate dai Moghul riflettono l’incontro tra architettura islamica e cultura tradizionale indiana: la più antica moschea indiana conservata fino a noi è quella di Quwat-al-Islam presso Delhi, iniziata nel 1195. Il Taj Mahal di Agra è uno splendido esempio di architettura moghul: un edificio centrale (il mausoleo), coronato da una cupola, è circondato da altri ambienti disposti su due assi ortogonali, che si affacciano su un grande specchio d’acqua rettangolare.
Nell’Europa occidentale il vasto fenomeno culturale che va sotto il nome di Rinascimento investì non soltanto la filosofia e la letteratura, ma interessò anche le arti figurative e l’architettura. Il termine “Rinascimento” sta a indicare la volontà di far rinascere la tradizione antica (soprattutto greca e romana), che in campo architettonico corrispose alla ripresa di elementi (colonna, capitello, frontoni ecc.) e forme classici. Così, sulla scorta delle concezioni platoniche e dei precetti vitruviani, si impose nell’architettura ecclesiastica la pianta centrale (quadrata o circolare), al posto del tradizionale sviluppo longitudinale. L’architettura dell’età moderna viene convenzionalmente datata a partire dalla scoperta dell’America, nel 1492, fino alla metà del XVIII secolo.
Nel XV secolo, l’accresciuto potere delle famiglie che governavano le regioni italiane (Medici, Sforza, Montefeltro) si tradusse in un’attività edilizia volta principalmente ad arricchire e abbellire le città, divenute sedi di importanti attività commerciali. La ripresa della cultura classica trovò entusiasti promotori tra questa nuova classe dirigente, che commissionarono dunque opere da realizzarsi secondo il nuovo stile rinascimentale. Per la costruzione della cupola del Duomo di Firenze fu approvato, all’inizio del XV secolo, il progetto presentato da Filippo Brunelleschi, che aveva studiato le soluzioni costruttive romane. La cupola che questi eresse (1421-1436), a metà strada tra un’architettura gotica e una struttura rinascimentale, differisce dalle cupole romane per diversi elementi: ha base ottagonale, è costituita da un guscio interno e uno esterno collegati da costoloni, è dotata di una lanterna. Nella cappella dei Pazzi, Brunelleschi applicò compiutamente i principi rinascimentali sia nelle proporzioni sia nelle forme. Il palazzo è la tipologia architettonica che conobbe maggiori sviluppi tra XV e XVI secolo. La struttura base prevedeva un’elevazione su diversi piani e un cortile interno su cui si affacciavano le stanze. Palazzo Rucellai (1446-1451), progettato da Leon Battista Alberti, mostra tre diversi ordini classici: l’architetto volle rifarsi al modello del Colosseo, sostituendo le colonne con lesene. A Roma, tra le figure di maggior spicco del Rinascimento vi fu Donato Bramante, presente nella capitale a partire dal 1499: tra le sue opere, ricordiamo il tempietto circolare del cortile di San Pietro in Montorio (1502) e il progetto per la nuova Basilica di San Pietro (impostato su una pianta centrale a croce greca), modificato radicalmente dagli altri architetti (Michelangelo e Carlo Maderno) che si susseguirono nella fabbrica di San Pietro. La cupola michelangiolesca, ogivale e a costoloni, rappresenta uno sviluppo di quella brunelleschiana a Firenze. Baldassarre Peruzzi, Giulio Romano e il Vignola accentuarono alcuni caratteri del Rinascimento, aprendo la strada al manierismo. Tale tendenza è esemplificata nel raffinato Palazzo Te di Mantova, progettato da Giulio Romano a partire dal 1525. L’architetto Andrea Palladio lavorò a Vicenza, Venezia e nella campagna veneta. Nelle ville che progettò per le nobili famiglie della Serenissima Repubblica sperimentò diverse variazioni dei canoni classici, sempre facendo molta attenzione alle proporzioni e alla simmetria: suo tratto distintivo fu la predilezione per edifici con un unico grande ingresso. Nelle due grandi chiese veneziane di San Giorgio Maggiore (1566) e del Redentore (1576), Palladio adattò magistralmente gli ideali classici alla tradizione architettonica cattolica. La dottrina palladiana è esposta nei Quattro libri dell’architettura (1570), un trattato che ebbe grandissima diffusione in Italia, in Europa (in particolar modo in Inghilterra) e in America. Lo stile palladiano conobbe larghissimo successo e trovò prestigiosi interpreti in tutto il mondo occidentale fino al XIX secolo.
Le concezioni rinascimentali si diffusero in Francia già alla fine del XV secolo. Tra gli architetti che le fecero proprie citiamo Philibert Delorme, attivo a Fontainebleau (dove tuttavia erano operanti anche architetti e pittori italiani, tra cui Sebastiano Serlio, Rosso Fiorentino e Primaticcio), e Pierre Lescot, che nel 1546 intraprese i lavori del Louvre a Parigi. In Spagna, Filippo II fece erigere il colossale complesso dell’Escorial (1563-1584) secondo criteri rinascimentali.
Nello stile barocco gli elementi classici sono rielaborati in strutture complesse e articolate; caratteristiche fondamentali dell’architettura barocca sono superfici mosse e forme ambigue. Il rococò rappresenta la degenerazione decorativa di queste tendenze. Il più noto esponente del barocco fu Gian Lorenzo Bernini, che progettò la piazza ellittica (iniziata nel 1656) antistante la basilica di San Pietro. Francesco Borromini è l’architetto della chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1637-1641), dalla facciata concava e convessa, e della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza (1642), sormontata da una cupola elaboratissima. A Torino, Guarino Guarini fu autore del progetto della cappella della Sacra Sindone (1667-1690), culminante in una cupola conica formata da ordini sovrapposti di archi intrecciati. Lo stile barocco improntò anche l’urbanistica. Il Campidoglio di Michelangelo a Roma (1538-1564) fornì il modello per numerose piazze pubbliche in Italia e all’estero. In Francia l’architettura barocca trovò espressione soprattutto nella costruzione di castelli e nell’allestimento di parchi e giardini: il castello di Vaux-le-Vicomte (1657-1661) è il prodotto della collaborazione di Louis Le Vau, Charles Le Brun e André Le Nôtre. In Inghilterra, in occasione della ricostruzione di Londra dopo il grande incendio del 1666, si rivelò il talento del versatile Christopher Wren, autore del progetto della Cattedrale di Saint Paul (1675-1710) e di numerose altre chiese londinesi.
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