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Architettura

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7.3

Architettura ingegneristica

Il XX secolo si caratterizza per il largo utilizzo del cemento armato, che consente di realizzare edifici di forme innovative ed estrema razionalità. Robert Maillart, Eugène Freyssinet e Pier Luigi Nervi si distinsero nel campo dell’architettura ingegneristica per l’originalità delle soluzioni. Alvar Aalto fece largo ricorso a materiali naturali (pietra, legno e rame); Louis Kahn riattualizzò alcune forme dell’architettura classica romana (si vedano i grandiosi edifici progettati per la capitale del Bangladesh, Dacca).

7.3. 1

Lo Stile Internazionale

L’etichetta “Stile Internazionale“ (International Style), ideata da Philip Johnson (uno degli allievi di Gropius), indica quell’architettura che ha fatto propri gli aspetti formali del funzionalismo degli anni Trenta. Molti architetti vicini allo Stile Internazionale proposero opere estremamente moderne in contesti inadatti, o per la morfologia della regione o per le locali condizioni climatiche. Sono invece perfettamente integrati nelle città in cui sorgono, connubio di funzionalità ed eleganza moderna, gli edifici per uffici e i grattacieli di Ludwig Mies van der Rohe, tra i quali merita di essere ricordato almeno il Seagram Building di New York (1958).

7.3. 2

Architettura del postmodernismo

La crisi del Movimento Moderno, annunciata nel secondo dopoguerra, esplose negli ultimi decenni del Novecento con il cosiddetto Postmodernismo, tendenza stilistica che valorizza l’individualità, l’intimismo, la complessità e l’umorismo. Frequente nei progetti postmoderni è la citazione di forme architettoniche della tradizione, intesa quest’ultima come serbatoio di motivi e strutture riutilizzabili a piacimento. Il successo dell’architettura postmoderna negli Stati Uniti è dovuto principalmente a Philip Johnson, e in particolar modo al suo progetto del Sony Building (ex AT&T Building) di New York (1984), ricco di allusioni al Rinascimento, unite a richiami all’arredamento Chippendale.

7.3. 3

Architettura decostruttiva

All’inizio degli anni Novanta si è sviluppata in diversi paesi una tendenza architettonica ispirata da un lato al costruttivismo russo (movimento sviluppatosi intorno al 1920 principalmente a opera di Leonidov, Mel’nikov e Ginzburg), dall’altro alla teoria filosofica del francese Jacques Derrida, denominata appunto “decostruzione”. Il decostruttivismo architettonico consiste nell’analisi e nel riutilizzo critico, spesso provocatorio, degli elementi fondamentali dell’architettura. Propone linee diagonali, piani fuori asse, a volte una vera e propria “esplosione” della scatola muraria. I materiali sono quelli tipici dell’architettura della fine del XX secolo (acciaio, vetro, plastica, leghe metalliche, cemento armato); spesso il decostruttivismo tende all’effimero, quasi all’allestimento provvisorio. Si sono distinti in questo stile il gruppo austriaco Coop Himmelblau, lo svizzero Tschumi, gli americani Peter Eisenman e Frank Gehry.

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