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Struttura articolo
La struttura della diartrosi comprende l’articolazione vera e propria, in cui si trovano le superfici delle due ossa adiacenti, lisce ed entro una cavità articolare, ricoperte da uno strato di cartilagine; la capsula articolare, formata da tessuto connettivo; la membrana sinoviale, che riveste tutte le superfici articolari e le lubrifica con il fluido sinoviale (liquido chiaro e viscoso); i legamenti, fasci di tessuto connettivo fibroso, che mantengono nella posizione corretta gli elementi dell’articolazione.
Le manifestazioni patologiche che colpiscono le articolazioni sono principalmente dovute a cause traumatiche: un urto meccanico o una compressione dell’articolazione possono produrre un reciproco spostamento delle parti che la compongono, e comprometterne la funzionalità. Una categoria di soggetti a rischio di lesioni articolari è quella degli atleti, soprattutto di quelli che praticano sport basati su movimenti rapidi e potenti e su improvvisi cambi di direzione (ad esempio, calciatori e giocatori di pallacanestro). Vedi Medicina dello sport.
In caso di traumi lievi, possono formarsi a livello dell’articolazione ematomi, che producono gonfiore e dolore; si può verificare anche versamento (idrartro) di liquido sieroso e cellule, che deve eventualmente essere drenato. Ciò è frequente soprattutto nell’articolazione del ginocchio; il prelievo del liquido prende il nome di artrocentesi; se vi è anche una concomitante lesione dei menischi (strutture laminari poste tra femore e tibia nell’articolazione del ginocchio) occorre procedere a un intervento chirurgico di asportazione. La valutazione dello stato dell’articolazione e della necessità di un intervento può essere effettuata mediante artroscopia, tecnica che si avvale dell’esame diretto della parte interessata attraverso un tubo endoscopico a fibre ottiche.
L’infiammazione delle membrane sinoviali delle articolazioni e dei tendini prende il nome di sinovite: essa non comporta danni ai tendini o alle parti ossee, e può essere causata da agenti patogeni penetrati, ad esempio, attraverso una ferita, o essere conseguente a traumi ripetuti anche di lieve entità (ad esempio, nei soggetti che per lavoro compiono con le dita delle mani movimenti veloci e continui, come pianisti o utilizzatori di tastiere di computer). La terapia richiede l’uso di antibiotici e/o farmaci ad azione antinfiammatoria (in genere, iniezioni locali di cortisone); può rendersi necessaria anche l’immobilizzazione dell’articolazione per un certo periodo. Vedi Sindrome da sforzo ripetuto.
Traumi di maggiore entità possono causare uno stiramento o uno strappo dei legamenti, con conseguente indolenzimento e gonfiore della parte: in tal caso si parla di distorsione. Se a causa di un urto o di una torsione gli elementi articolari si spostano dalla loro posizione, si produce una lussazione, in genere molto dolorosa. La terapia dei traumatismi delle articolazioni può avvalersi di pratiche di manipolazione, come il massaggio e la chiropratica; concomitanti stati infiammatori possono essere affrontati con farmaci antinfiammatori (corticosteroidi o FANS), mentre il dolore può essere limitato con composti analgesici. Un’innovativa possibilità per il trattamento delle lesioni da trauma della cartilagine articolare è data da una cartilagine ottenuta in laboratorio e che, a differenza delle cartilagini artificiali già disponibili da alcuni anni, possiede le stesse proprietà di quella umana. La produzione dello straordinario tessuto bioingegneristico è stata annunciata in Italia nel settembre 2002 nel corso di un convegno all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. La sintesi del tessuto avviene su una struttura tridimensionale a partire da una molecola denominata Hyaff, derivante dall’acido ialuronico, componente naturale della cartilagine; si ottiene un preparato che può essere tagliato secondo le dimensioni della lesione del paziente. L’intervento tempestivo su una lesione articolare è particolarmente importante se si considera che questa può trasformarsi in una artrosi articolare, patologia che tende a cronicizzarsi compromettendo anche gravemente la funzionalità dell’articolazione stessa.
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