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Struttura articolo
Introduzione; Origini e diffusione delle principali colture; Competenze dell’agricoltore; Principali colture destinate all’alimentazione; Prodotti agricoli non destinati all’alimentazione; Nuove colture ; Le colture e l’ambiente
I cereali sono una delle colture più antiche in assoluto. La loro importanza nell’alimentazione umana è dovuta al fatto che i loro semi (che dal punto di vista botanico sono più propriamente frutti) vantano un elevato valore nutritivo, dovuto all’alto contenuto in carboidrati e proteine; alcuni dei più diffusi sono il frumento, il riso, il mais, l’orzo, l’avena, la segale, il sorgo e il miglio. Sono tutti ampiamente utilizzati nell’alimentazione umana, sotto forma di grani, farine o fiocchi. Il granoturco, l’orzo, l’avena e il sorgo servono anche come mangimi per il bestiame; di essi si utilizzano, oltre ai frutti, anche il resto della pianta, che costituisce il fieno destinato agli animali d’allevamento. Il frumento, l’orzo, l’avena e la segale sono coltivate nella maggior parte delle zone temperate del globo, in modo particolare nelle aree interessate da precipitazioni moderate o scarse (da 250 a 760 mm annui); offrono infatti rendimenti migliori delle colture che richiedono maggiori quantitativi d’acqua. Anche i rendimenti delle colture cerealicole, tuttavia, risultano incrementati da precipitazioni più abbondanti, irrigazione e uso di fertilizzanti. Per quanto riguarda il riso, sebbene le varietà originarie siano principalmente tropicali o subtropicali, in Cina e in Giappone ne sono state selezionate di precoci, che si adattano anche ai climi temperati. Il sorgo, un tempo usato nell’alimentazione umana e coltivato esclusivamente ai tropici, negli ultimi cinquant’anni si è diffuso anche nelle zone aride e viene ampiamente utilizzato come mangime per il bestiame. Il mais, originario dei climi subtropicali, è attualmente coltivato in zone temperate con precipitazioni annue superiori ai 630 mm. La cerealicoltura può essere facilmente meccanizzata. Nelle zone temperate la maggior parte della produzione cerealicola avviene in grandi aziende, in cui per la lavorazione del terreno, la semina e il raccolto si utilizzano macchine agricole. Nella maggior parte delle regioni tropicali, le tecniche colturali continuano a essere estremamente arretrate: le fattorie sono di piccole dimensioni e il lavoro viene svolto manualmente o con attrezzature rudimentali.
A seconda della varietà, le piante foraggere possono essere falciate, fatte essiccare e immagazzinate come fieno; triturate e conservate umide come insilati; consumate direttamente dal bestiame al pascolo; o, ancora, usate come foraggio appena tagliate. Nelle regioni tropicali o subtropicali, il bestiame consuma foraggio principalmente al pascolo, mentre nelle zone temperate, caratterizzate da una lunga stagione fredda improduttiva, il foraggio deve essere immagazzinato sotto forma di fieno o di insilati. Tra le piante foraggere delle zone temperate vi sono leguminose come l’erba medica, il trifoglio violetto e bianco, e la lupinella; tra le graminacee, il loietto, la coda di topo, l’erba mazzolina, la fienarola e diverse specie di bromo. I cicli di rotazione delle colture prevedono sempre una fase di semina di una o più leguminose, che arricchiscono il terreno di sostanze utili; queste piante, infatti, ospitano nelle proprie radici batteri simbionti capaci di fissare l’azoto presente nell’atmosfera e di trasformarlo in composti utilizzabili da altre specie vegetali.
Tutte le regioni del mondo, temperate, subtropicali e tropicali, vantano importanti, specifiche produzioni frutticole. Mele, pere, pesche, susine, ciliegie e uva sono tra i principali frutti delle regioni temperate, mentre arance, limoni, olive e fichi sono colture subtropicali. Tra quelli prettamente tropicali, i più diffusi sono banane, avocado, mango, datteri, ananas e papaia. Ancora tipici delle regioni temperate sono i frutti di piccole dimensioni comunemente noti come frutti di bosco: le fragole, i lamponi, i ribes, l’uva spina e i mirtilli. Quasi tutti gli alberi da frutto coltivati vengono propagati tramite riproduzione vegetativa, vale a dire senza l’uso di semi. I frutticoltori prelevano una porzione di ramo (un germoglio ancora erbaceo o un ramo lignificato) dalle varietà con i frutti prescelti e lo innestano su specie selezionate, in base alla loro resistenza ai parassiti e alla loro adattabilità al suolo e al clima locale. In anni recenti, sono state selezionate varietà nane di portainnesto in modo da facilitare le operazioni di raccolta, che nella maggior parte dei casi vengono ancora effettuate manualmente. Le pratiche colturali sono molto diverse, a seconda della specie dei frutti, del tipo di terreno, di clima e della fertilizzazione necessaria. Un’azione antiparassitaria efficace è essenziale nella frutticoltura intensiva. A partire dagli anni Sessanta si sono utilizzati massicciamente, a questo scopo, prodotti chimici di sintesi, che però hanno anche causato gravi problemi di inquinamento ambientale e hanno provocato lo sviluppo di specie resistenti ai pesticidi. Per questi e altri motivi recentemente ci si è orientati verso mezzi di lotta biologica e guidata, con un monitoraggio attento delle condizioni di sviluppo degli agenti dannosi, e si tende, invece, a tenere i mezzi chimici solo come sistema di emergenza, in modo da limitare i danni ambientali e di mantenere nello stesso tempo l’efficacia di questi composti. Le varie specie di frutta sono prevalentemente destinate al consumo diretto. Inoltre, la frutta viene sottoposta a processi di trasformazione per la produzione di bevande alcoliche (come vino o sidro) o per l’estrazione di zuccheri o altri principi nutritivi destinati all’industria agroalimentare. Alcuni tipi di frutti vengono, inoltre, sottoposti a sminuzzamento e disidratazione, per poi essere commercializzati allo stato secco, con minori problemi di conservazione. Questa prassi è maggiormente diffusa nei paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda la frutta secca, le noci, le mandorle, le castagne e le nocciole provengono da alberi cedui di zone temperate. Le arachidi, di origine subtropicale, e le noci di cocco, tropicali, rivestono una notevole importanza nella produzione di oli commestibili e industriali. I semi di cola vengono usati nella preparazione di bibite contenenti caffeina. I recenti progressi nella meccanizzazione della raccolta, nella sgusciatura e nell’essiccazione hanno reso la coltivazione di queste piante un importante settore produttivo.
Della grandissima varietà di piante erbacee coltivate come ortaggi, di alcune si utilizzano le foglie, di altre il fusto, le radici, i frutti o i semi. Tra gli ortaggi da foglia, vi sono le insalate, gli spinaci e i cavoli; tra quelli da tuberi e radici, vi sono le bietole, le carote, i ravanelli, le patate e le rape; del cavolfiore e dei broccoli si sfruttano invece le infiorescenze, e dei piselli, dei fagioli, del mais, di meloni, zucchine e pomodori, si sfruttano i frutti e i semi. In generale, gli ortaggi rivestono un ruolo importante nella nutrizione umana, fornendo importanti sali minerali e vitamine.
Ampie aree coltivate sono dedicate a importanti colture quali il tabacco, la gomma, il cotone, nonché a specie con usi industriali o farmacologici. Alcune (tabacco e cotone) sono ampiamente diffuse in tutto il mondo, altre (gomma, sisal, alcuni semi oleosi) crescono ai tropici o in aree particolarmente adatte alle loro necessità fisiologiche. Tutte queste specie richiedono un’attenta gestione e adeguate pratiche colturali. In particolare, tabacco e cotone sono colture particolarmente esigenti: offrono rendimenti economici potenzialmente elevati, ma sono facilmente colpiti da malattie e insetti ai quali gli agricoltori devono far fronte con un attento programma di prevenzione e lotta agli infestanti.
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