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Struttura articolo
Introduzione; Origini e diffusione delle principali colture; Competenze dell’agricoltore; Principali colture destinate all’alimentazione; Prodotti agricoli non destinati all’alimentazione; Nuove colture ; Le colture e l’ambiente
Accanto alle piante coltivate ormai da migliaia di anni, altrettante varietà nuove continuano a essere sviluppate, così come tecniche e prodotti innovativi. Fra le piante ibride ottenute artificialmente da incroci mirati, ad esempio, il triticale è un prodotto recente, derivante dall’unione di frumento e segale, da cui si può ottenere una qualità di farina ad alto contenuto proteico.
Un campo di ricerca aperto è quello volto a sviluppare varietà vegetali che possano costituire un’alternativa ai combustibili fossili tradizionali, destinati a un esaurimento relativamente prossimo. La trasformazione del materiale ricavato dalle piante in energia utilizzabile può avvenire sia tramite combustione diretta del materiale stesso (conversione termochimica), che tramite la fermentazione degli zuccheri contenuti nei vegetali in alcol (conversione biochimica). Il legno, le stoppie, la paglia e altri prodotti fibrosi o legnosi, che possono essere convertiti direttamente in energia tramite combustione, sono mediamente difficili da raccogliere, maneggiare e trasportare su lunghe distanze. Attualmente, perciò, gli sforzi dei ricercatori sono concentrati su piante come la canna o la barbabietola da zucchero, che producono grandi quantità di zucchero facilmente fermentabili in alcol. Seguono, in termini di potenzialità, piante ricche di amidi, come il mais, il sorgo e la patata; procedimenti chimici a basso costo possono trasformare questi amidi in zuccheri e quindi in alcol. In realtà, in ogni produzione che preveda materiali e scarti sono presenti potenzialità di questo tipo; tuttavia, le tecnologie necessarie per scomporre la cellulosa e le altre fibre vegetali in zuccheri che vengano poi sottoposti a fermentazione sono attualmente complicate e costose e quindi richiedono ulteriori sviluppi prima di diventare commercialmente praticabili.
Diversi sono i problemi ecologici legati all’agricoltura. Uno di questi è quello dell’erosione: le lavorazioni del terreno che precedono la semina o che sono finalizzate al controllo delle erbe infestanti espongono il suolo nudo all’azione del vento e dell’acqua, che rimuovono il terreno fertile e contribuiscono all’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Oggi, per combattere e prevenire l’erosione, gli agricoltori tendono a non arare il terreno troppo in profondità, ad adottare la tecnica della pacciamatura, ricoprendo il terreno spoglio con residui di altre lavorazioni, e a operare piuttosto la rotazione delle colture. In alcuni casi, tuttavia, alcuni tipi di semi di piccole dimensioni richiedono un letto di semina costituito da un terreno di grana particolarmente fine e, pertanto, in questi casi l’erosione non può essere completamente evitata.
Anche i fertilizzanti, naturali o chimici, possono contribuire all’inquinamento delle acque: l’azoto solubile in essi presente (in forma di nitrati), infatti, può essere dilavato dalle piogge e inquinare le falde acquifere. Gli agricoltori sono oggi più attenti di un tempo nell’evitare simili fenomeni, in parte per motivi ambientali, in parte per il costo sempre più elevato dei fertilizzanti. In generale, tuttavia, l’uso di questi composti è assolutamente indispensabile in un’agricoltura di tipo intensivo. Anche nel campo della lotta antiparassitaria, un utilizzo indiscriminato di insetticidi e fungicidi ha causato danni all’ambiente e ha favorito lo sviluppo di specie resistenti ai prodotti antiparassitari. Oggi la tendenza è la riduzione dell’uso di pesticidi chimici e la promozione della lotta integrata, vale a dire di un uso combinato di mezzi chimici e biologici, da cui ottenere il massimo di efficacia con il minimo danno ambientale.
Anche la pratica della monocoltura, vale a dire della coltura di una sola specie per diversi anni consecutivi sullo stesso terreno, presenta alcuni svantaggi per l’ambiente; se da una parte risulta vantaggiosa dal punto di vista economico, infatti, dall’altra favorisce lo sviluppo e la diffusione delle infestanti. Inoltre, l’uso di un numero limitato di specie vegetali, attentamente selezionate, rischia di ridurre la biodiversità delle specie vegetali e di favorire una standardizzazione delle colture e l’abbandono delle specie di tradizione locale. Oggi, per limitare i danni di questa tendenza, appositi centri sperimentali internazionali sono impegnati nella salvaguardia del patrimonio genetico delle specie locali, attraverso la conservazione delle sementi di tutte le colture conosciute. Vedi anche Chemiurgia; Agricoltura biologica; Orticoltura; Cura e gestione dei terreni; Trattamento e conservazione degli alimenti.
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