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Midollo osseo Tessuto presente all’interno delle ossa, avente funzione osteogenica (legata cioè all’accrescimento e al modellamento dell’osso) ed emopoietica, ossia coinvolto nella produzione degli elementi figurati del sangue e nella loro immissione nel sistema circolatorio.
Si distinguono due tipi di midollo osseo, il midollo rosso e quello giallo. Il midollo osseo giallo contiene prevalentemente cellule adipose e non ha funzione emopoietica. Nel neonato, il midollo rosso è l’unico tipo di midollo osseo presente, e comincia a formarsi nel secondo mese di vita intrauterina; a partire dalla seconda metà della vita fetale, e per tutta la vita dell’individuo, costituisce la principale sede di produzione degli elementi figurati del sangue (globuli rossi, granulociti, piastrine, monociti e, sembra, anche linfociti B). Il midollo rosso è localizzato in tutte le cavità ossee; gradualmente, quello presente all’interno delle ossa lunghe viene poi sostituito da midollo giallo (processo che si completa intorno al diciottesimo anno di età); nell’adulto, il midollo rosso emopoietico permane all’interno delle ossa corte (vertebre), piatte (cranio, bacino) e nelle coste, nello sterno e nelle clavicole. Il midollo giallo è ricco di cellule adipose, e rappresenta dunque un deposito lipidico.
Le malattie che colpiscono il midollo osseo possono risultare di entità grave, qualora interferiscano con la funzione ematopoietica di questo tessuto. L’osteomielite costituisce una patologia di natura infettiva che solitamente non compromette la sintesi degli elementi sanguigni. Altre patologie invece alterano la funzione emopoietica del midollo, come alcune forme di anemia, la leucemia, e forme tumorali dette mielomi. Una depressione delle funzioni del midollo osseo si osserva anche in seguito all’assorbimento cronico di sostanze tossiche, come il piombo, il benzolo e alcuni composti ad uso farmaceutico, e come conseguenza dell’esposizione dell’organismo a fonti di radiazioni.
Alcune patologie possono essere affrontate con un trapianto di midollo osseo (tecnica nota come TMO), ovvero con l’infusione nel paziente, per endovena, di cellule midollari di un donatore (trapianto allogenico) o dello stesso soggetto (trapianto autologo). Tra le malattie vi sono la leucemia linfatica acuta, la leucemia mieloide acuta e cronica, il mieloma e i linfomi; malattie ematologiche non tumorali come l’anemia aplastica, l’anemia di Fanconi, l’eritroblastopenia pura e la βtalassemia major; forme tumorali come il carcinoma della mammella, dell’ovaia e del testicolo; inoltre, malattie genetiche come l’immunodeficienza severa combinata e la mucopolisaccaridosi. Dopo essere state inoculate nel paziente, le cellule midollari sane colonizzano spontaneamente le cavità ossee e proliferano, permettendo un ripristino della funzione emopoietica del malato. I primi interventi di questo tipo ebbero esito negativo: infatti, il sistema immunitario del ricevente aggrediva le nuove cellule, riconoscendole come estranee, dando luogo al fenomeno del rigetto. Attualmente, la prognosi del TMO sembra essere di gran lunga migliore, grazie ai progressi raggiunti nella tecnica di esecuzione del trapianto, un maggiore controllo sulle infezioni che potrebbero pregiudicare l’intervento e il decorso postoperatorio, e una più precisa conoscenza del complesso maggiore di istocompatibilità umano (HLA, cioè del sistema di recettori presenti sulla superficie esterna della membrana cellulare e che caratterizza ciascun tessuto dell’individuo). Tale conoscenza è indispensabile nel caso di trapianti allogenici, dato che è necessario un elevato grado di compatibilità tra il donatore e il ricevente. Una fonte particolare di cellule che possono essere impiegate per il TMO è il cordone ombelicale del neonato, nel quale si trovano cellule staminali del sangue. La terapia del sangue ombelicale è risultata finora soddisfacente nel trattamento di bambini nei quali, dopo il trapianto di cellule staminali allogeniche, si è riscontrato un ripristino dell’emopoiesi più lento rispetto a quello ottenuto mediante TMO, ma con minori rischi di rigetto nel caso di incompatibilità tra donatore e ricevente. Uno studio condotto dal 1995 fino all’agosto 2000 in cinque ospedali statunitensi, coordinato dall’Università di Cleveland, ha offerto risultati incoraggianti per ciò che concerne l’applicazione del sangue ombelicale anche a soggetti adulti. La ricerca si è focalizzata su pazienti affetti da malattie sanguigne gravi e il cui midollo osseo era stato distrutto da massicce dosi di radio e chemioterapia; la somministrazione di sangue ombelicale arricchito di piastrine, globuli rossi, antibiotici e antimicotici, e proveniente da donatore incompatibile per almeno due degli antigeni di tipo HLA, ha evidenziato nei sopravvissuti dopo 28 giorni la ripresa della produzione di globuli bianchi neutrofili, segno del buon esito del trapianto. L’impiego di sangue ombelicale sembra dunque offrire concrete speranze per curare con buon successo pazienti adulti che, per la gravità delle loro condizioni, non sono in grado di attendere una donazione da soggetti compatibili. Secondo il Bone Marrow Donors Worldwide, progetto internazionale impegnato nella raccolta dei dati genetici sui donatori di sangue del cordone ombelicale e di midollo osseo, al 27 giugno 2001 risultavano 74.664 unità di sangue ombelicale raccolte in 27 emoteche specializzate, e oltre sette milioni di potenziali donatori di midollo iscritti in 49 registri di 37 paesi. In Italia, i trapianti di midollo da donatore volontario nel decennio 1990-2000 sono stati 915, di cui 411 eseguiti su pazienti minorenni (fonte: ADMO, Associazione Donatori di Midollo Osseo).
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