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Di questa importante opera fu però massimo protagonista, nell’XI secolo, papa Gregorio VII, il quale non esitò a ingaggiare con gli imperatori svevi la lunga lotta per le investiture (che terminò nel 1122 con il concordato di Worms tra l’imperatore Enrico V e il papa Callisto II), cercando appoggio nel movimento dei liberi Comuni a nord e nei normanni a sud. Fatto rispettare dalla gerarchia il rango papale, Gregorio riuscì anche a stroncare per parecchio tempo i comportamenti corrotti (simonia e concubinato) che si erano diffusi in seno al papato. Tra l’XI e il XII secolo, per opera soprattutto di Alessandro III, il potere papale venne reso autonomo, mediante l’elezione da parte dei parroci cardinali di Roma, a loro volta nominati dal papa, senza interferenze né da parte dell’aristocrazia romana né da parte dei poteri laici. Benché ciò non abbia successivamente impedito a imperatori e re di tentare più volte, talora con successo, di stabilire il proprio controllo sul papato, magari mediante il ricorso ai concili, questo principio resta oggi ancora valido.
Uno dei principali frutti di questo rinnovamento fu il movimento delle crociate, iniziato alla metà dell’XI secolo. Pur avendo come unico scopo ufficiale la liberazione del Santo Sepolcro dalla dominazione dei turchi selgiuchidi, che avevano soppiantato i più miti arabi in Palestina, in esso confluivano molteplici motivi: l’aspirazione cluniacense a piegare tutta l’esistenza al servizio di Cristo; quella dei cavalieri feudali a cimentarsi in grandi imprese eroiche al servizio di alti ideali; l’interesse dei papi a spostare le ambizioni e le mire di imperatori e re verso mete diverse dalle contese per il controllo della gerarchia ecclesiastica; l’intenzione dei ceti mercantili e delle Repubbliche marinare di stabilire collegamenti sicuri con il Mediterraneo orientale – porta dell’Asia attraverso la quale giungevano in Europa merci che consentivano lautissimi guadagni – mediante l’instaurazione colà di principati cristiani.
Grazie a questa intensa e contrastata opera di rinnovamento, l’XI e il XII furono secoli di grande fervore culturale. Le scuole cattedrali e quelle monastiche furono affiancate dalle prime università, corporazioni di docenti e allievi, in gran parte originariamente di provenienza monastica, che consentirono la diffusione degli strumenti del sapere anche tra i laici. Si intensificò la ricerca filosofica e teologica e godettero di rinnovato interesse gli studi di medicina e di diritto; si diffusero in Europa i testi scientifici e filosofici arabi, tradotti in latino. Nell’XI secolo venne istituita l’Università di Bologna, la più antica d’Europa, rinomata per lo studio del diritto canonico e del diritto romano, e due secoli dopo la Sorbona, primo nucleo dell’Università di Parigi.
La ripresa economica e sociale iniziata intorno al Mille e proseguita nei due secoli seguenti condusse alla nascita di un nuovo ceto sociale urbano, la borghesia, formatasi con la trasformazione dei borghi medievali in veri centri urbani e con lo sviluppo delle attività artigianali e commerciali, imperniate sulla circolazione delle merci e del danaro. I membri del ceto borghese, perlopiù artigiani e mercanti organizzati nelle corporazioni di arti e mestieri, arricchitisi, iniziarono ad aspirare al controllo del governo cittadino e a rivendicare la propria autonomia dal signore feudale e dal vescovo. In alcune regioni dell’Europa questo fenomeno portò alla nascita dei Comuni, che tra l’XI e il XII secolo si rafforzarono e intrapresero una dura lotta contro il potere imperiale, che andò a intrecciarsi con la lotta per le investiture da un lato e con quella degli imperatori della dinastia degli Hohenstaufen contro i propri feudatari ribelli dall’altro.
Anche nelle campagne si producevano mutamenti, in parte provocati dai progressi introdotti nelle colture e nell’allevamento e in parte dall’intensificazione dei rapporti con le città. Aumentarono i casi di famiglie contadine legate alla terra che ne conquistarono il pieno diritto limitandosi a versare al proprietario-feudatario una parte, sia pur cospicua, del raccolto (primo passo verso la mezzadria) o addirittura un affitto in danaro, liberandosi dagli obblighi. Non pochi villani, perlopiù giovani e intraprendenti, lasciavano la campagna e si avventuravano in città a imparare un mestiere in una bottega artigiana, affrancandosi così dalla servitù della gleba e contribuendo alle aspirazioni corporative che miravano all’autogoverno cittadino.
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