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Il sistema feudale, che si fondava sulla sacralità del potere, era tuttavia scosso anche da una ventata di contestazione religiosa, sia tra i cavalieri insofferenti del ruolo di vassalli, sia tra i borghesi delle città ribelli al vescovo-conte, sia – soprattutto – tra i villani, che erano coloro che più soffrivano del giogo feudale. Si crearono così tra l’XI e il XIII secolo dei movimenti definiti ereticali dall’autorità ecclesiastica, in quanto si richiamavano ad aspetti e interpretazioni del Vangelo (spesso di origine orientale) che non coincidevano con quelli predicati dai pulpiti. La setta dei bogomili, affermatasi nei Balcani, si disperse qua e là per l’Europa per ricomparire in seguito sotto altri nomi e organizzazioni. I catari si diffusero soprattutto in Provenza, con il nome di albigesi, guadagnandosi il favore delle stesse corti locali. Il movimento della Pataria ebbe un ruolo essenziale nella nascita e nella difesa del Comune di Milano, godendo del sostegno di Anselmo da Baggio, prima che diventasse papa con il nome di Alessandro II. I dolciniani, seguaci di fra Dolcino, vennero sterminati all’inizio del XIV secolo dopo aver messo in allarme, in quasi tutta la Valle Padana, sia il nascente mondo borghese sia il feudalesimo con il loro esempio di comunione dei beni e delle donne.
Uno dei valori evangelici predicati con più insistenza dai movimenti ereticali era il pauperismo, il richiamo all’esempio di povertà di Gesù, che esercitava un grande fascino su un’Europa che assisteva ai primi sfarzi delle corti e cominciava ad assaporare il gusto del denaro e delle merci che esso metteva a disposizione. Per difendere il cattolicesimo dalla minaccia delle eresie sorsero nel XIII secolo due nuovi ordini monastici, del tutto diversi dal modello benedettino, ma altrettanto decisivi per il rinnovamento e il rafforzamento della Chiesa di Roma: i francescani che basavano la loro regola sulla povertà, ma predicavano l’obbedienza alla gerarchia e all’ordine costituito e i domenicani che osservavano il totale rispetto dei dogmi papali e predicavano la lotta all’eresia. Entrambi quindi rinunciavano, in via di principio, ai benefici feudali e si piegavano a una totale obbedienza alla Chiesa. I domenicani, la cui prima impresa fu la crociata contro gli albigesi tra il 1209 e il 1229, promossero subito dopo lo strumento dell’Inquisizione.
Con il trionfo dell’autogoverno delle città, lo sviluppo autonomo di alcune potenti monarchie, l’ampliamento dei commerci a tutto il Mediterraneo, il ridimensionamento del potere universale dell’impero, la penetrazione del cristianesimo e del sistema feudale a est dell’Elba e dei Balcani, durante il XIII secolo l’Europa aveva ormai assunto un altro volto. Pur non avendo perso del tutto il prestigio di grande istituzione universalistica, il Sacro romano impero si era ormai ridotto a esercitare una reale giurisdizione soltanto su una parte dei territori germanici, che d’altronde pullulavano di città libere, le più potenti delle quali crearono la Lega anseatica. Nel resto dell’Europa occidentale si formavano e si scontravano tra di loro, per ragioni territoriali e dinastiche, regni sovrani come quelli di Francia, Inghilterra (che giunsero a definire le rispettive sovranità soltanto dopo la lunga e sanguinosa guerra dei Cent’anni), Portogallo, Castiglia, Aragona, Navarra, Napoli e Sicilia ecc.
L’intensificazione degli scambi con l’Oriente in seguito ai successi veneziani nel trattare con i nuovi padroni del Mediterraneo meridionale, i turchi selgiuchidi succeduti agli arabi, portò, oltre all’arricchimento delle città, anche a contagi epidemici. Nel XIV secolo in tutta l’Europa occidentale infuriò la peste, immortalata da Boccaccio nel Decameron, che sterminò circa un quarto della popolazione del continente. Ma ciò non impedì l’ulteriore sviluppo degli scambi sia commerciali sia culturali.
Il papato, continuamente oggetto delle lotte ingaggiate dai sovrani per ottenerne il controllo, finì per gran parte del XIV secolo sotto l’egemonia dei re di Francia con la cattività avignonese; in seguito, fissata di nuovo la sede a Roma, continuò a essere dilaniato da contese ecclesiologiche che nascondevano in realtà le ambizioni politiche e territoriali di sovrani stranieri e signori italiani. Il Grande Scisma d’Occidente contrappose, dal 1378 al 1417, a un papa un antipapa, che si scomunicavano l’un l’altro contestandosi la legittimità dell’elezione e godendo dell’appoggio dei potenti a seconda delle convenienze politiche, territoriali e dinastiche, ma anche provocando un grandissimo fermento di idee sulle fonti dell’autorità papale e sulle forme di organizzazione della Chiesa, che in seguito contribuì fortemente, con i residui dei movimenti ereticali e gli apporti dei sistemi filosofici classici, ai fermenti della Riforma protestante. In seguito allo scisma, il papato si ridusse – sulla base del patrimonio territoriale enormemente ingranditosi nel IX secolo dall’epoca della “donazione di Sutri” (728) – anch’esso a stato regionale, entro una logica di potere temporale che rischiò di sminuire, fino ad annullarlo, il prestigio della cattedra di Pietro.
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