![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Struttura articolo
Cretaceo o Cretacico In geologia, terzo e ultimo periodo dell’era mesozoica nella scala dei tempi geologici, che si estende da 135 milioni di anni fa circa a 65 milioni di anni fa circa. Deve il nome a un tipo di calcare di colore bianco formatosi per accumulo dei gusci di foraminiferi e altri organismi unicellulari, osservabile in formazioni rocciose come le scogliere di Dover.
All’inizio del Mesozoico (225 milioni di anni fa), tutti i continenti erano radunati in un’unica massa chiamata Pangea, dalla cui divisione si generarono due supercontinenti: Laurasia, costituita da ciò che ora sono i continenti settentrionali, e Gondwana. Le due masse continentali erano separate da un vasto mare, la Tetide, di cui l’attuale Mediterraneo rappresenta un residuo molto ristretto. Durante il Cretaceo la zolla continentale africana, staccatasi da Gondwana e andando alla deriva verso nord, sottopose i sedimenti del mare della Tetide a potenti forze di compressione, che più tardi, nell’era cenozoica, determinarono il sollevamento della catena alpina. Nel frattempo l’oceano Atlantico, di recente formazione, andava ampliandosi per l’espansione del fondo oceanico, fenomeno che comportò l’allontanamento di Africa e Sud America. Il subcontinente indiano, separatosi da Gondwana, continuò il suo moto di deriva verso nord; ne seguì il corrugamento dei sedimenti della Tetide orientale e, quindi, la formazione delle radici dell’attuale catena himalayana. Antartide e Australia, ancora unite, si spostavano alla deriva verso sud e verso ovest. Il continuo movimento verso ovest del Nord America produsse forze orogenetiche che culminarono nel sollevamento delle Montagne Rocciose, della Sierra Nevada californiana e delle Ande.
Durante il Cretaceo superiore, il livello del mare crebbe in tutto il globo, inondando circa un terzo delle attuali terre emerse. Il pianeta attraversava una fase di clima globale caldo; i poli erano privi di ghiacci e le temperature dei mari artici superiori a 14 °C. In tali condizioni comparvero le prime angiosperme, le piante con fiori che avrebbero definitivamente conquistato il predominio delle terre emerse, diffondendosi in tutti gli habitat con una rapida radiazione adattativa. Ciò rappresentò una svolta ecologica fondamentale nella vita sulla Terra: si affermarono specie di insetti, uccelli e mammiferi (questi due ultimi gruppi comparsi rispettivamente nel Giurassico e nel Triassico) capaci di nutrirsi del nettare e dei frutti, si svilupparono relazioni di interdipendenza tra piante e animali impollinatori, che favorirono a loro volta una spinta evolutiva verso la comparsa di nuovi colori, profumi e forme. Quando comparvero le angiosperme, gli insetti erano ancora rappresentati dai soli coleotteri, dotati di apparato boccale masticatore, che si cibavano di stami, pistilli e polline; la comparsa dei lepidotteri e degli imenotteri, con apparato boccale succhiatore adatto a suggere il nettare, fu posteriore. Il Cretaceo vide la fine delle cicadeoideali (Cycadeoidea), un gruppo di piante arboree dalle fronde simili a felci appartenenti alle gimnosperme; molte conifere e ginkgofite risentirono della competizione con le angiosperme, e rimasero confinate nelle regioni a clima più fresco. Il Cretaceo rappresentò anche il periodo di massima espansione dei grandi rettili, favoriti dal clima caldo e dalla comparsa di nuove specie vegetali; ciò, infatti, avvantaggiò gli erbivori, che potevano disporre di una vegetazione più diversificata; di conseguenza, per i carnivori divenne disponibile un maggior numero di prede. Specie come l’erbivoro Triceratops e il carnivoro Tyrannosaurus (i dinosauri forse più “famosi”) vissero in questo periodo, così come Deinonychus, Giganotosaurus, Ankylosaurus, Pachycephalosaurus, il rettile volante Pteranodon e i mosasauridi, rettili marini. Nel Cretaceo comparvero anche i primi placentati; inoltre, uccelli acquatici simili ai moderni cormorani, fenicotteri e ibis; si ebbero anche uccelli muniti di denti, Hesperornis e Ichthyornis, destinati a non affermarsi.
La fine del periodo fu segnata da quella che è nota come “estinzione cretacea”, o estinzione K/T (cretaceo/terziario), durata pochi milioni di anni in cui scomparvero, secondo quanto è stato stimato, circa tre quarti di tutte le specie viventi. In particolare, si estinsero i grandi gruppi di rettili che avevano dominato il pianeta; invertebrati come le ammoniti, le rudiste e le belemniti, e parte del plancton. La teoria che attualmente è la più accreditata ipotizza che un piccolo asteroide, entrando in collisione con la Terra circa 65 milioni di anni fa, abbia provocato il sollevamento di una nube di polveri tale da oscurare per lungo tempo la radiazione solare, impedendo lo svolgersi della fotosintesi e provocando un brusco abbassamento di temperatura. Il drastico cambiamento climatico avrebbe provocato l’estinzione di gran parte delle alghe, della vegetazione terrestre e degli animali che costituivano la base dell’alimentazione dei grandi rettili.
© 1993-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati. |
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |