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Introduzione; Origini; L’espansione etrusca e le lotte per la supremazia; L’assimilazione a Roma; La struttura politica e militare della società etrusca; L’economia; La religione; La lingua
Etruschi Popolazione dell’Italia antica che fiorì nell’area corrispondente all’odierna Toscana e in alcune regioni del Nord e del Sud della penisola tra il IX e il IV secolo a.C., raggiungendo la sua massima espansione tra il VII e il V secolo a.C. Il nome Etruria costituisce la versione latina del nome greco Tyrrhenia (o Tyrsenia); i romani chiamavano gli etruschi etrusci o tusci, nome dal quale deriva quello dell’odierna Toscana.
Le origini degli etruschi rimangono oscure; già nell’antichità esistevano varie ipotesi in merito: lo storico greco Erodoto asseriva che provenissero dalla Lidia, regione dell’Asia Minore occidentale. Questa ipotesi fu accolta nell’antichità sia da Livio sia da Polibio e oggi pare essere confermata da alcune indagini genetiche compiute nel 2007 dall’Università di Torino. Lo storico Dionigi di Alicarnasso, invece, sosteneva che gli etruschi fossero una popolazione indigena dell’Italia. La ricerca archeologica ha gettato nuova luce sulla più antica storia etrusca: è oggi opinione comune che i primi insediamenti etruschi ebbero luogo nelle basse e paludose regioni costiere della Toscana. I primi insediamenti stabili – Vetulonia e Tarquinia – datano dalla fine del IX secolo a.C. I ritrovamenti relativi a questa fase sono caratterizzati da nuovi tipi di camere funerarie, che si distinguono nettamente dalle precedenti tipologie tombali e che contengono corredi funerari molto ricchi, comprendenti oggetti in ambra, argento, oro e gemme provenienti dall’Egitto e dall’Asia Minore. La particolare combinazione di originalità e imitazione nell’arte etrusca e i caratteri peculiari della religione sembrano effettivamente far pensare che questo popolo fosse originario di una regione del Mediterraneo orientale posta tra la Siria e l’Ellesponto (l’attuale stretto dei Dardanelli).
Sin dalle origini, la società etrusca appare dominata da un’aristocrazia saldamente ancorata al potere, che esercitava uno stretto controllo sull’attività politica, militare, economica e religiosa della comunità. Con il VI secolo a.C. numerose città-stato, tra cui Tarquinia e Veio, controllavano i territori sottomessi ed erano in grado di colonizzare le aree adiacenti. I re che governarono questi centri – tra cui i semileggendari Tarquini (vedi Roma antica) – raggiunsero i loro obiettivi politici grazie all’abilità militare. Le città-stato indipendenti stringevano continuamente alleanze tra loro a scopo politico ed economico, mentre più stretti vincoli venivano rafforzati mediante matrimoni dinastici. Come reazione alla minaccia che queste alleanze vennero a rappresentare per le altre potenze del Mediterraneo, romani, greci e cartaginesi si unirono più volte in funzione antietrusca. Nel V secolo a.C. la potenza etrusca venne notevolmente ridimensionata: la flotta siracusana sconfisse quella etrusca nella battaglia navale al largo di Cuma (474 a.C.). Allo scopo di riconquistare il dominio dei mari, una confederazione etrusca si alleò con Atene per attaccare la città di Siracusa nel 413 a.C. Dopo un assedio durato oltre dieci anni, infine, Veio fu presa nel 396 a.C. da Roma, nel quadro di un programma di conquista delle vie di terra verso il nord della penisola. Questa vittoria segnò l’inizio della progressiva espansione di Roma in Etruria, completata nel 283 a.C.
Nel III secolo a.C. la regione iniziò a perdere la propria identità culturale, mentre entrava progressivamente nel quadro della compagine politica romana; le città di Cerveteri, Tarquinia e Vulci dovettero pagare tributi e cedere parte dei loro territori. Le discordie e gli attriti all’interno dei gruppi aristocratici e le insurrezioni scoppiate tra le classi meno abbienti provocarono il collasso della struttura sociale delle città etrusche (come Volsinii, identificabile con Orvieto o, più probabilmente, con Bolsena), portando i principali centri etruschi ad allearsi con Roma. Il risultato di tali alleanze fu un’ulteriore gravitazione dell’Etruria nell’orbita politica romana. I tentativi di rivolta, sostenuti da umbri e galli, furono repressi, mentre i legami con Roma furono ulteriormente rafforzati nel I secolo a.C., quando gli etruschi accettarono la cittadinanza romana. Tuttavia, il loro nuovo status venne presto messo in discussione, nel corso della guerra civile tra Mario e Silla (88-86 a.C.; 83 a.C.), quando parteggiarono per la fazione che uscì sconfitta. Il vincitore, Lucio Cornelio Silla, si vendicò ferocemente, radendo al suolo città, confiscando terre e imponendo restrizioni ai diritti civili delle comunità etrusche. La brutalità dell’intervento di Silla fu così radicale nel disgregare la compagine sociale etrusca che i successivi tentativi di rivolta finirono nel nulla. Oltre un secolo dopo, l’imperatore Augusto inviò nuovi coloni in Etruria, che instaurarono buoni rapporti di convivenza con le popolazioni locali, contribuendo ad accelerare il processo di romanizzazione della regione.
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