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    L' Anglicanesimo è una forma di cristianesimo che ebbe origine nel XVI secolo con la separazione della Chiesa anglicana (o Chiesa d'Inghilterra) dalla Chiesa cattolica durante il ...

  • ANGLICANESIMO

    Generalmente si ritiene che la Riforma protestante in Inghilterra non sia stata il frutto di un movimento religioso popolare, ma che abbia avuto origini politico-istituzionali ...

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Anglicanesimo

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Holbein il Giovane: Enrico VIIIHolbein il Giovane: Enrico VIII
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Introduzione

Anglicanesimo Una delle principali confessioni cristiane, i cui fedeli costituiscono la Chiesa d’Inghilterra, nota anche come Chiesa anglicana.

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Cenni storici

La Chiesa anglicana nacque nel XVI secolo in seguito alla decisione di re Enrico VIII di svincolare la Chiesa inglese dalla dipendenza dal papato romano: il re, contrariato dal rifiuto di papa Clemente VII di annullare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona, indusse il Parlamento ad approvare, fra il 1529 e il 1536, una serie di risoluzioni – tra le quali il celebre “Atto di supremazia” del 1534 – che sottraevano al papa ogni potere sulla Chiesa inglese, assegnando al sovrano la giurisdizione in campo ecclesiastico.

A questi atti fondativi risale quindi l’istituzione del divorzio, che la Chiesa anglicana riconosce, discostandosi dalla concezione della indissolubilità del matrimonio religioso sancita dalla Chiesa cattolica. Al monarca inglese veniva così attribuito ufficialmente il titolo di vertice supremo della Chiesa d’Inghilterra, un ruolo rimasto sostanzialmente immutato fino al 1996, quando un’iniziativa condotta di comune accordo dal Parlamento e dalla Corona stessa ridimensionò sensibilmente la portata del titolo. Primate della Chiesa è l’arcivescovo di Canterbury, che ha sede a Londra.

Nella sua iniziativa Enrico VIII fu sostenuto da buona parte del clero inglese e dal laicato, dando vita a una Chiesa nazionale che manteneva comunque saldi i principi teologici del cattolicesimo, a differenza del protestantesimo che si stava diffondendo in quegli stessi anni. L’influsso protestante, tuttavia, cominciò a penetrare nell’anglicanesimo dopo la morte di Enrico, come risulta evidente nel Book of Common Prayer (Libro della preghiera comune), promulgato nel 1549.

Dopo la parentesi di formale obbedienza al papa, durata dal 1553, anno dell’ascesa al trono di Maria I, fino al 1558, anno della sua morte, si ebbe, con Elisabetta I, salita al trono nello stesso anno, un ritorno ai principi riformatori, con una situazione di conflitto fra le tendenze moderate della sovrana e le pressioni dei puritani.

Con Giacomo I, sovrano dal 1603, le controversie religiose assunsero una connotazione politica, a seguito della lotta del Parlamento contro l’assolutismo monarchico degli Stuart: intorno al 1645 il Parlamento dichiarò fuori legge il Book of Common Prayer e nel 1649 il re Carlo I fu condannato a morte.

Nel 1662, dopo il processo di restaurazione condotto da Carlo II, fu di nuovo imposto il Book of Common Prayer nella forma ancor oggi in uso; in seguito, Giacomo II cercò di reintrodurre il cattolicesimo, ma perse il trono nel 1688 allo scoppio della Gloriosa Rivoluzione.

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Sviluppi

Nel XVIII secolo il movimento del “risveglio evangelico” infuse nell’anglicanesimo, non senza la manifestazione di diversi fenomeni di contestazione e di dissenso, un rinnovato spirito di devozione e una marcata sensibilità ai temi sociali ed etici; il XIX secolo vide invece la nascita di un movimento di tendenza cattolica fondato da alcuni chierici dell’Università di Oxford, il cosiddetto “movimento di Oxford”. Divenne allora più evidente la divergenza fra i membri della cosiddetta “Chiesa Bassa” (Low Church), di tendenza protestante e progressista, e quelli della “Chiesa Alta” (High Church), più conservatori e inclini alla tradizione cattolica, con una situazione di eclettismo nei riti e nella dottrina che permane sostanzialmente ancora oggi.

Con la nascita della Chiesa episcopaliana degli Stati Uniti, nel 1789, prese avvio il processo di formazione di Chiese che, pur traendo ispirazione dalla Chiesa d’Inghilterra, proclamarono nel contempo la propria indipendenza: Chiese anglicane esistono, oltre che in Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia (anche qui con il nome di Chiesa episcopaliana), in Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e in tutti gli altri paesi soggetti all’influenza politica e culturale britannica.

Momenti ufficiali di incontro dei diversi rami dell’anglicanesimo sono dal 1867 la conferenza di Lambeth, che si tiene ogni dieci anni, e i congressi mondiali anglicani, inaugurati nel 1903. Gli anglicani, il cui numero complessivo supera i 70 milioni, pari a circa il 5% dell’intera cristianità, rappresentano in Gran Bretagna circa la metà della popolazione, costituendo inoltre una cospicua minoranza negli Stati Uniti e in altri paesi.

Fondata sul Book of Common Prayer e sui Trentanove Articoli, approvati nel 1571, la dottrina della Chiesa anglicana continua ad accettare formalmente molti principi del cattolicesimo; motivi sostanziali di divergenza con il cattolicesimo sono il rifiuto del primato attribuito al pontefice romano, e, di conseguenza, il rifiuto del dogma dell’infallibilità pontificia.

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La questione del sacerdozio femminile

Se per il processo di riavvicinamento, avviato attivamente dalle due Chiese dopo il Concilio Vaticano II, non costituisce un ostacolo il problema disciplinare del celibato ecclesiastico, obbligatorio per i sacerdoti cattolici ma non per quelli anglicani, difficoltà ben maggiori ha provocato in questa direzione la questione del sacerdozio femminile: la Chiesa anglicana ha infatti proceduto, il 12 marzo 1994, all’ordinazione dei primi sacerdoti di sesso femminile, proprio quando papa Giovanni Paolo II aveva dottrinalmente sancito l’inammissibilità del sacerdozio femminile nella Chiesa cattolica.

Il problema dell’ordinazione delle donne ha del resto sollevato aspre polemiche all’interno della stessa Chiesa d’Inghilterra, con manifestazioni di aperto dissenso da parte della cospicua minoranza di ecclesiastici e di fedeli laici che non accettano le nuove disposizioni, i più tradizionalisti dei quali hanno persino abbandonato l’anglicanesimo per aderire al cattolicesimo. Così hanno fatto del resto anche alcuni sacerdoti, ai quali la Santa Sede ha concesso di esercitare il loro ministero in comunione con Roma, ritenendo quindi valida l’ordinazione sacerdotale anglicana, indipendentemente dalla condizione celibataria.

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