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Canale di Suez (arabo Qanāt as-Suways), via d'acqua artificiale che attraversa l'istmo di Suez, nell'Egitto nordorientale, mettendo in comunicazione il mar Mediterraneo, presso Porto Said, con il Mar Rosso, presso Suez.
Il canale è lungo circa 163 km ed è largo da 50 a 110 metri; permette il transito di navi con portata a pieno carico sino alle 150.000 tonnellate. Non ha chiuse poiché collega due punti allo stesso livello del mare senza raggiungere quote intermedie diverse, e sfrutta la presenza di tre bacini lacustri, il lago Manzala, il lago Timsah e i laghi Amari. Gran parte del canale ha larghezza sufficiente per il passaggio di una sola nave, ma in alcuni punti è percorribile nei due sensi, in particolare nei laghi Amari e tra al-Kantara e Ismailia. La ferrovia corre parallelamente al canale, sulla sponda orientale, per tutta la sua lunghezza.
Il primo canale tra il delta del Nilo e il Mar Rosso fu scavato attorno al XIII secolo a.C., probabilmente per ordine di un faraone egizio (Seti I o Ramesse II). Per lunghi periodi di tempo durante il millennio successivo il canale fu trascurato, ma molti sovrani lo fecero modificare e ristrutturare: fra tutti si ricorda l'imperatore Traiano. Gli sforzi per mantenerlo in buone condizioni furono definitivamente abbandonati nell'VIII secolo d.C. In seguito, episodicamente, vennero avanzate numerose proposte per il taglio dell'istmo di Suez, ma nessuna fu realizzata. Nel 1854 il diplomatico e ingegnere francese Ferdinand-Marie Lesseps riuscì a risvegliare l'interesse del viceré di Egitto Muhammad Said Pasha per un suo progetto in proposito. Nel 1858 fu costituita la Compagnie Universelle du Canal Maritime de Suez, autorizzata a operare il taglio dell'istmo e a gestire il canale per 99 anni, trascorsi i quali la proprietà sarebbe ritornata al governo egiziano, che comunque si riservava il 15% dei ricavi. La società si basava in origine su capitali privati egiziani e francesi, ma nel 1875 il governo britannico acquistò le quote egiziane, poiché il paese stava attraversando una grave crisi finanziaria. Lo scavo del canale fu iniziato il 25 aprile 1859, secondo il progetto dell'ingegnere italiano Luigi Negrelli, e il canale fu aperto alla navigazione dieci anni dopo, il 17 novembre 1869. In origine la larghezza del fondo era di 22 m, la larghezza in superficie di 58 m e la profondità di 8 m.
Secondo i termini della Convenzione internazionale di Costantinopoli, sottoscritta nel 1888, il canale fu aperto alle navi di tutte le nazioni senza discriminazioni, in pace e in guerra. Tuttavia, la Gran Bretagna considerava il canale di estrema importanza per il mantenimento del proprio predominio marittimo e dei propri interessi coloniali, specialmente per ciò che riguardava i rapporti con l'India. In base a una clausola del trattato anglo-egiziano del 1936, la Gran Bretagna acquisiva il diritto a mantenere forze di difesa nella zona del canale di Suez, assumendo pertanto il controllo di fatto sull'accesso al canale stesso. Per lungo tempo dopo la creazione in Palestina dello stato di Israele, nel 1948, il governo egiziano vietò il transito di navi provenienti da Israele o dirette verso quello stato. I nazionalisti egiziani domandarono a più riprese che la Gran Bretagna abbandonasse la zona del canale e nel 1954 i due paesi sottoscrissero un accordo che soppiantava il trattato del 1936 e disponeva il graduale ritiro delle truppe britanniche dalla zona del canale. Entro il giugno del 1956 tutte le truppe britanniche abbandonarono il paese e gli egiziani assunsero il controllo delle installazioni militari britanniche.
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