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Introduzione; La lavorazione del ferro; L’età del Ferro in Europa; L’età del Ferro in Asia; L’età del Ferro in Africa
Nell’età del Ferro sono egualmente attestati sia il rito dell’inumazione sia quello della cremazione. Il prevalere dell’uno o dell’altro nelle diverse regioni è connesso alle credenze religiose, e in particolare funerarie, delle popolazioni ivi stanziate. Tombe particolarmente interessanti sono state rinvenute a Pazyryk, nei monti Altaj in Siberia: risalgono al 400 ca. a.C. e contengono non solo resti ottimamente conservati di uomini e di cavalli, ma anche bellissimi tessuti e oggetti in pelle. Il defunto veniva deposto entro una cassa di legno in una fossa scavata (probabilmente d’estate, quando il terreno non è gelato) a una profondità di circa 4/5 metri, rivestita di legno, segnata in superficie da un basso tumulo di terra coperto di pietre. Non potendo sfogare superiormente, il vapore acqueo prodotto all’interno della fossa non si disperdeva, e durante l’inverno siberiano congelava: tali condizioni hanno fatto sì che le tombe conservassero intatto il loro contenuto per oltre due millenni. Una delle camere sepolcrali aperte in epoca recente si è rivelata particolarmente interessante: entro pareti rivestite di stoffa erano conservati i corpi imbalsamati di un uomo e di una donna, deposti in una bara ricavata da un tronco di larice e decorata da figure di cervi in cuoio. L’uomo esibiva bellissimi tatuaggi raffiguranti animali reali e fantastici. La bara conteneva anche un panno di lana che avvolgeva i corpi e abiti di lino; accanto ai corpi erano disposti ordinatamente tessuti, oggetti in pelle, mobili, ornamenti in oro e argento, specchi. In ogni tomba erano sepolti anche da sette a quattordici cavalli, alcuni con splendide bardature, deposti in ambienti a lato della camera centrale; è stato rinvenuto anche un carro a quattro ruote, con baldacchino ornato da figure di cigni. I popoli che seppellivano i morti in tombe come quelle di Pazyryk erano nomadi dediti alla pastorizia, con tratti comuni agli odierni nomadi dell’Asia centrale e agli sciti delle steppe a nord del Mar Nero. I reperti delle tombe, soprattutto i tessuti, fanno pensare a contatti con la Persia e la Cina, per le somiglianze nei motivi decorativi e nei materiali usati, tra cui la seta. Vedi anche Cultura villanoviana; Civiltà atestina; Civiltà laziale; Civiltà nuragica; Cultura di Pantelica-Cassibile; Celtiberi.
Gli insediamenti dell’età del Ferro in Europa erano solitamente costituiti da nuclei fortificati situati su una altura, come a Maiden Castle, nell’Inghilterra meridionale, e a Heuneburg, nella Germania meridionale; oppure da oppida, sorta di piccoli centri urbani con case, laboratori, magazzini e residenze dell’aristocrazia, del tipo di quelli di cui parla Giulio Cesare nei Commentarii. Molto interessante è l’insediamento fortificato scoperto nella penisola di Biskupin, nella Polonia centrosettentrionale, costituito da oltre cento case disposte su tredici file. Percorso di strade pavimentate con ceppi, era protetto dalle incursioni esterne da un bastione fatto di legno, terra e pietre. Gli abitanti (poco più di un migliaio) erano dediti all’agricoltura (miglio, grano, orzo, avena, fagioli) e all’allevamento (suini e bovini). Gli scavi hanno portato alla luce oggetti in legno, osso e stoffa, macine, ornamenti e arnesi in metallo.
Come per il bronzo, anche la lavorazione del ferro sembra essersi sviluppata nell’Asia orientale autonomamente, senza che avvenissero scambi con il mondo europeo e mediterraneo. Intorno al 600 a.C. in Cina il ferro veniva prodotto e fuso a temperature che in Europa sarebbero state raggiunte solo mille anni più tardi, in età medievale. I cinesi realizzarono enormi quantità di armi e utensili in ferro, tra cui attrezzi agricoli adatti a rendere più produttivo il terreno. Anche in Cina, come in Europa, apparve in questo periodo la coniatura di monete (attorno al 500 a.C.). La frequenza delle guerre è testimonianta dalle fortificazioni delle città, dall’abbondanza di armi rinvenute, dalla Grande Muraglia, da ritrovamenti come quello dell’Armata di terracotta (210 ca. a.C.), insieme di statue di soldati in terracotta posto nella tomba del primo imperatore cinese, Shi Huangdi. La tecnologia del ferro in Cina contemplò fin dalle origini un largo impiego di ghisa: la grande maggioranza dei manufatti e persino interi edifici vennero realizzati con questa lega. Del resto, fu proprio la familiarità che gli artigiani cinesi avevano con la ghisa che permise loro, assai prima degli europei, di produrre l’acciaio.
L’uso del metallo rimase praticamente sconosciuto nell’Africa subsahariana fino al 500 a.C., quando ferro e rame si diffusero nelle regioni occidentali. Nella valle del Nilo l’estrazione del ferro cominciò attorno al V secolo a.C. Nel 200 a.C. il ferro era ormai introdotto anche nell’Africa orientale, mentre le popolazioni delle regioni meridionali (in particolare, gli antenati degli odierni bantu) lo conobbero solo quattro secoli più tardi, contemporaneamente all’agricoltura. Queste comunità arcaiche vivevano in villaggi, producevano oggetti in ceramica, praticavano la coltivazione e l’allevamento. Solo nella valle del Nilo e in alcune zone dell’Africa occidentale abbiamo testimonianze della lavorazione del rame prima dell’introduzione del ferro, che potrebbe essere giunto in Africa attraverso le colonie fenicie della costa settentrionale. Gli artigiani locali mostrarono ben presto grande abilità e inventiva: in Tanzania e in Ruanda, ad esempio, fornaci di mattoni venivano usate già nel V secolo a.C. per produrre una lega che si configura dal punto di vista tecnico come un acciaio ad alto tenore di carbonio, mentre poco a oriente, intorno alla Rift Valley, mille anni dopo popoli di pastori usavano ancora utensili di pietra. Nell’Africa meridionale si può distinguere una prima età del Ferro (200 ca. d.C. - 1000) e una tarda età del Ferro (XI-XIX secolo): in questa seconda fase sorsero ricchi stati con società divise in classi, come quello degli shona. Il sito noto come Grande Zimbabwe (XIII secolo), circondato da mura in pietra, fu la capitale dell’impero Shona, che si estendeva dal fiume Zambesi al Transvaal settentrionale e doveva la propria ricchezza al controllo degli scambi commerciali con la costa orientale.
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