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  • Dodecafonia - Wikipedia

    La dodecafonia è una tecnica compositiva ideata da Arnold Schoenberg (1874-1951), esposta in un articolo del 1923 intitolato Komposition mit 12 Tonen (" Composizione con 12 note

  • "Armonia celeste e dodecafonia"

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Dodecafonia

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Nono: Canti di vita e d’amoreNono: Canti di vita e d’amore

Dodecafonia Metodo di composizione elaborato da Arnold Schönberg tra il 1908 e il 1923 come principio entro il quale i dodici suoni appartenenti alla gamma cromatica del sistema temperato vengono organizzati e messi in relazione tra loro. Secondo la definizione di Schönberg, si tratta di un 'metodo di composizione con dodici note che siano in relazione solo l’una con l’altra'.

I dodici suoni vengono posti in un determinato ordine, ossia una serie, che si esaurisce dopo che tutte le note sono state impiegate una volta. La serie può essere intesa come una successione melodica, come una sovrapposizione armonica o come una sintesi delle due cose. L’ordine delle dodici note può subire tre tipi di variazione: la retrogradazione (in cui l’ordine di successione viene capovolto), l'inversione (in cui tutti gli intervalli tra le note della serie vengono rovesciati) e la retrogradazione dell'inversione (in cui si combinano i due procedimenti precedenti). Sia la serie originale sia le sue variazioni possono essere trasposte ad altezze superiori o inferiori. L’insieme di questi gruppi di dodici note, che subiscono diversi tipi di trattamento, determina la struttura della composizione dodecafonica.

I Cinque pezzi per pianoforte op. 23, la Serenata per settetto op. 24 e la Suite per pianoforte op. 25, composti nel 1923, furono i primi lavori nei quali Schönberg fece uso del nuovo metodo. Utilizzando gli stessi procedimenti, i suoi allievi Alban Berg e Anton Webern, che con Schönberg costituirono la cosiddetta 'scuola seriale di Vienna', produssero nuove opere a sviluppo dodecafonico. Berg inserì elementi appartenenti alla tonalità tradizionale, mentre Webern usò la serie in modo più esteso, segmentandola su diversi parametri. Dal concetto di dodecafonia germinò il nuovo concetto di serialità: una sequenza di elementi musicali (non solo l'altezza, ma anche il ritmo, il timbro e persino i livelli di intensità sonora) costituiscono per Webern l’insieme della composizione seriale. Nonostante la portata rivoluzionaria dei metodi compositivi schönberghiani, prima della seconda guerra mondiale pochi compositori al di fuori della cerchia della scuola seriale di Vienna abbracciarono la dodecafonia, a eccezione di Ernst Krenek e Frank Martin.

Negli anni Quaranta la musica dodecafonica esercitò un'influenza diretta su Olivier Messiaen e, nel dopoguerra, su artisti come Karlheinz Stockhausen, Iannis Xenakis e Pierre Boulez, allievi di Messiaen al Conservatorio di Parigi. Prassi compositive seriali si riscontrano in opere come il Livre d'orgue di Messiaen e le Structures I per due pianoforti di Boulez, entrambe del 1951. Nello stesso periodo, l'influente gruppo di compositori che faceva capo a Milton Babbitt e Roger Sessions presso la Princeton University costituì una scuola di composizione seriale, che ebbe un ruolo importante nel panorama musicale statunitense dell’epoca. A partire dagli anni Cinquanta i compositori usarono con sempre maggior libertà il concetto di serialità, assimilandola ai propri stili personali e sviluppandola secondo diversi punti di vista concettuali.

In Italia, la musica dodecafonica fu accolta, sin dalla diffusione dei primi lavori di Schönberg, da artisti come Goffredo Petrassi e Luigi Dallapiccola. Successivamente, partendo dagli studi di Webern, anche Luigi Nono, Bruno Maderna e Luciano Berio utilizzarono il metodo dodecafonico nelle loro composizioni, gettando le basi della nuova musica postweberniana.

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