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Cipro

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Cipro: bandiera e innoCipro: bandiera e inno
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6.2

Il dominio britannico

L’amministrazione britannica respinse le richieste di unione (in greco énosis) alla Grecia avanzate dal primate e dalla comunità greca dell’isola. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, in risposta all’alleanza stipulata dagli ottomani con la Germania, la Gran Bretagna si annetté Cipro, che diventò una colonia britannica in seguito al trattato di Losanna (1923). Il rafforzamento del controllo britannico sull’isola determinò un forte malcontento nella comunità greca e violente agitazioni, alle quali le autorità britanniche opposero una severa repressione e, nel 1931 e nel 1940, lo stato d’assedio.

Alla fine del secondo conflitto mondiale il movimento dell’énosis riprese forza; nel contempo, i rapporti tra le comunità greca e turca, fino ad allora piuttosto pacifici, iniziarono a deteriorarsi. I britannici, interessati a conservare il controllo dell’isola per via della sua importanza strategica, tentarono di dotarla di istituzioni autonome senza modificarne lo status.

A partire dal 1950 il movimento dell’énosis godette dell’influente sostegno di Michail Christodhulos Muskos, diventato in quell’anno etnarca con il nome di Makarios III. Il rifiuto delle autorità inglesi di un plebiscito sull’unità con la Grecia provocò da quel momento l’aperta ribellione dell’EOKA (Ethniki Organosis Kypriakou Agonos, Organizzazione nazionale per la lotta cipriota), che diede avvio a un’attività terroristica e guerrigliera. La comunità turca, sentendosi sempre più minacciata, iniziò a sua volta a chiedere la spartizione dell’isola. Nel 1954 la Grecia, fino ad allora estranea a ogni coinvolgimento diretto, portò la questione di Cipro dinanzi all’assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel 1955, fallito un tentativo di dirimere la controversia attraverso la convocazione di una conferenza tra i ministri degli Esteri di Grecia e Turchia, l’EOKA intensificò la sua azione terroristica. Nel 1956 le autorità britanniche esiliarono Makarios.

6.3

L’indipendenza

Nel febbraio 1959, le trattative riprese due anni prima tra la Gran Bretagna, la Grecia e la Turchia si conclusero con un accordo sulla costituzione di una repubblica indipendente. Alla minoranza turca venne garantita la vicepresidenza, alla quale fu assegnato un diritto di veto sulle decisioni del governo. La Gran Bretagna mantenne la sovranità su due basi militari. Rientrato a Cipro il 1° marzo, Makarios fu eletto presidente il dicembre successivo; Fazil Küchük, un turco-cipriota, divenne vicepresidente. Il 16 agosto 1960 Cipro divenne una repubblica indipendente nell’ambito del Commonwealth e membro delle Nazioni Unite.

I primi anni di vita della nuova repubblica furono segnati da tensioni interne e internazionali. Sostenitore della causa anticolonialista, Makarios si avvicinò al movimento dei paesi non allineati distinguendosi dalla Grecia e dalla Turchia, entrambe alleate degli Stati Uniti nella NATO. Sul piano interno Makarios si scontrò sia con la parte più radicale del nazionalismo greco, che continuava a perseguire l’unione con la Grecia, sia con la componente turca. Nel dicembre 1963, in seguito al suo tentativo di emendare la Costituzione abolendo il diritto di veto del vicepresidente, la comunità turca abbandonò le istituzioni. Nel paese si accese in breve tempo un violento scontro tra le due fazioni. La risoluzione dell’ONU per il cessate il fuoco del 10 agosto 1964 pose fine allo scontro, scongiurando il coinvolgimento diretto di Grecia e Turchia. Le Nazioni Unite crearono una “linea verde” tra i due contendenti, dividendo gli stessi quartieri della capitale Nicosia.

6.4

La partizione

Dopo il colpo di stato che nell’aprile del 1967 portò all’instaurazione ad Atene del regime filofascista “dei colonnelli”, le relazioni tra Grecia e Cipro andarono via via deteriorandosi. Il 15 luglio 1974 un colpo di stato fomentato dalla dittatura greca rovesciò Makarios, che venne sostituito con Nikos Sampson, vecchio dirigente dell’EOKA e sostenitore dell’énosis.

Il repentino cambiamento al vertice del potere a Nicosia provocò la reazione della Turchia, che inviò le sue truppe a occupare la parte settentrionale dell’isola. Il colpo di stato fu fatale per lo stesso regime greco dei colonnelli, che si disfece, di fronte alle proteste internazionali, il 24 luglio. A dicembre Makarios rientrò a Nicosia, riassumendo la presidenza, ma la divisione del paese era ormai un fatto compiuto. Il 13 febbraio 1975 Rauf Denktash proclamò nel settore settentrionale dell’isola una repubblica autonoma, diventandone il primo presidente. Disconosciuta dalla comunità internazionale, l’autoproclamata repubblica stabilì relazioni ufficiali con la sola Turchia, alla quale legò la propria sopravvivenza politica ed economica.

La partizione dell’isola causò massicci spostamenti di popolazione, che resero le due parti di Cipro etnicamente pressoché omogenee. Il governo di Ankara avviò in seguito il ripopolamento della neonata repubblica, favorendovi l’insediamento di coloni turchi provenienti dal continente. Questa politica produsse un’ulteriore modifica della composizione demografica del settore settentrionale dell’isola, che nell’arco di pochi anni avrebbe raggiunto un sostanziale equilibrio tra turco-ciprioti e turchi continentali. La nuova colonizzazione portò anche al rafforzamento delle forze nazionaliste, allontanando la possibilità di una riunificazione.

A Makarios, scomparso nel 1977, succedette alla presidenza della Repubblica di Cipro Spyros Kyprianou. Nel settore turco-cipriota si rafforzò la leadership nazionalista di Rauf Denktash, che nel 1981 fu confermato alla presidenza. Il 15 novembre 1983 nel settore settentrionale dell’isola venne ufficialmente proclamata la Repubblica turca di Cipro del Nord.

6.5

Un difficile dialogo

Negli anni seguenti l’esasperato nazionalismo delle due fazioni e gli effetti delle tensioni tra Grecia e Turchia vanificarono ogni tentativo di mediazione da parte della diplomazia internazionale. I rappresentanti delle due comunità si incontrarono infatti più volte, ma senza alcun esito.

A partire dalla fine degli anni Settanta la Repubblica di Cipro visse un periodo di forte sviluppo economico. Favorito dalla contestuale crisi di Beirut, paralizzata dalla guerra civile scoppiata nel 1975, il paese diventò infatti un importante centro commerciale, finanziario e turistico. Lo sviluppo si rinforzò negli anni Ottanta e nel 1990, confortato dai risultati raggiunti, il governo greco-cipriota presentò la sua candidatura per entrare nella Comunità europea (poi Unione Europea).

L’entità turco-cipriota rimase invece afflitta da un cronico sottosviluppo. Agli inizi degli anni Novanta diminuirono altresì gli aiuti della Turchia e un nuovo colpo all’economia dell’entità venne nel 1994 dall’embargo commerciale stabilito dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea. La situazione economica contribuì a far emergere un profondo scontento tra la popolazione turco-cipriota; la debole opposizione non scalfì tuttavia il potere di Denktash, che rimase saldamente alla presidenza.

Nel 1991 le Nazioni Unite presentarono un piano rivolto alla creazione di uno stato federale tra le due entità territoriali, che a sua volta non ebbe alcun seguito. Nel febbraio del 1993 alla guida dello stato greco-cipriota fu eletto presidente Glafkos Clerides, succedendo a Gorge Vassiliou. Nel 1995 Denktash venne confermato alla presidenza per la quinta volta consecutiva.

Nel 1996, in seguito a violenti scontri lungo la “linea verde”, i rapporti tra le due comunità si deteriorarono ulteriormente, giungendo a un punto di acuta crisi nel 1998, quando il governo greco-cipriota annunciò la decisione di installare sull’isola batterie di missili antiaerei. Di fronte alla minaccia di ritorsioni da parte della Turchia, Clerides sottoscrisse un accordo con la Grecia per l’installazione dei missili a Creta, sotto controllo cipriota.

6.6

Una questione europea

Con le candidature della Turchia nel 1987 e di Cipro nel 1990, la questione cipriota entrò definitivamente nell’agenda politica dell’Unione Europea. La diplomazia di Bruxelles cercò di usare la carta dell’adesione per rilanciare il dialogo, ottenendo tuttavia scarsi risultati. Nel 1998, dopo il fallimento di ulteriori incontri tra Clerides e Denktash, l’Unione Europea decise di avviare le trattative per l’ingresso della sola Repubblica di Cipro, congelando nel contempo quelle con la Turchia. Tra il 1998 e il 2000 Clerides e Denktash vennero riconfermati alle rispettive presidenze.

Nel 2002, ormai a ridosso dello storico allargamento a 25 membri dell’Unione Europea, Bruxelles rilanciò la proposta delle Nazioni Unite. Nell’intento di spianare il cammino verso l’attesa integrazione europea, anche la Turchia sostenne l’iniziativa diplomatica europea. Le trattative non ebbero un esito positivo, ma nel marzo 2003, con l’apertura della frontiera greco-turca di Nicosia, si compì un primo passo verso l’accettazione di un compromesso.

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