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Risultati di Windows Live® Search Verso libero Verso svincolato da ogni struttura metrica definita, tipico del Novecento; l’incolonnamento dei versi è conservato per dare rilievo alle sequenze ritmiche, che essendo di natura soggettiva non sarebbero facilmente individuabili in altro modo. Il verso libero venne usato inizialmente dai simbolisti francesi (vedi Arthur Rimbaud, Paul Verlaine) e dallo statunitense Walt Whitman. Antecedenti del verso libero italiano sono le traduzioni (1841-42) dei canti illirici e greci realizzate da Niccolò Tommaseo, il quale utilizzò una forma di prosa che riproduceva la divisione dei versi dell’originale, e i Semiritmi di Luigi Capuana, del 1888, anno in cui Gustave Kahn in Francia fissava i principi del verso libero. Nei primi anni del Novecento Gabriele d’Annunzio adottò per le Laudi un verso caratterizzato da notevole libertà metrica, e alla soglia del verso libero arrivò, in qualche rarissimo caso, anche Giovanni Pascoli, non per scelta teorica ma per la sua prolungata estenuazione dei versi tradizionali. All’elaborazione del verso libero contribuirono i poeti crepuscolari, che riprendevano la lezione di D’Annunzio pur in un’ottica antidannunziana. Il passo decisivo fu tuttavia compiuto da Gian Pietro Lucini, il quale espose i suoi principi nel volume Ragion poetica e programma del verso libero (1908), sollecitato dall’inchiesta sul verso libero che Filippo Tommaso Marinetti aveva promosso nel 1905, reclamizzandola opportunamente, sulla rivista “Poesia”; a tale inchiesta parteciparono, tra gli altri, l’ormai vecchio Capuana, D’Annunzio e Pascoli. Lucini mise in pratica la sua teoria in Revolverate (1909), mostrandosi aperto alla sperimentazione più ardita. Con la metrica libera novecentesca non ha più senso parlare di “verso sbagliato”. Nonostante il dilagare del verso libero, la poesia del Novecento non rinunciò del tutto alle forme tradizionali, spesso mimetizzandole e stabilendo con esse un gioco di raffinate allusioni, in particolare nei poeti più sensibili alla tradizione e più consapevoli della sua sotterranea persistenza.
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