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Numismatica

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1

Introduzione

Numismatica Disciplina che ha per oggetto la classificazione, la collezione e il commercio delle monete metalliche e, per estensione, delle medaglie e della cartamoneta.

La numismatica (dal greco nomisma, moneta), passione già coltivata presso le classi ricche della Roma imperiale, divenne un campo di studio storico-culturale in epoca umanistica e rinascimentale. Se ne interessarono con grande impegno e competenza, tra gli altri, papa Paolo II e Cosimo I de’ Medici, e prima di loro Francesco Petrarca era stato collezionista e studioso di monete dell’antichità classica. Nel 1514 fu pubblicata la prima opera organica di numismatica, il trattato sulla moneta De asse et partibus eius del francese Guillaume Budé, insigne grecista e fondatore del Collège de France.

2

Storia della moneta

Le prime monete usate negli scambi commerciali dell’antichità erano semplici barre di metallo più o meno pregiato (oro, argento, bronzo, rame) o anche di leghe metalliche come oro e argento (elettro) o argento e rame. Ogni moneta aveva un valore intrinseco, cioè conteneva una quantità di metallo pari al suo valore nominale: in altre parole, il valore della moneta era determinato dal peso e dalla purezza del metallo, che nei primi tempi dovevano essere verificati a ogni passaggio di mano, mentre in seguito erano certificati da simboli ufficiali impressi sulla sua superficie.

Una delle monete più antiche che si conoscano è una barra d’argento su cui è stato impresso, intorno al 734 a.C., il nome di un re aramaico come garanzia del valore intrinseco. In età moderna quasi tutti i paesi hanno sostituito i metalli pregiati con metalli comuni e le monete hanno un valore intrinseco molto più basso del valore nominale.

2.1

Tecniche di monetazione

Le barre venivano prodotte con la tecnica della fusione, cioè colando in stampi, generalmente di pietra, una quantità determinata di metallo fuso; nel VII secolo a.C. in Medio Oriente, forse in Asia Minore, entrò in uso la tecnica della coniazione a caldo, tra due punzoni di ferro, che consentiva di fabbricare rapidamente monete a forma di disco, più maneggevoli delle barre ma soprattutto di dimensioni anche molto ridotte.

Fino al XVI secolo (quando per la monetazione si cominciò a usare il torchio a vite, destinato a essere a sua volta soppiantato dalla più moderna pressa idraulica, ancor oggi in uso) la coniazione veniva eseguita manualmente, ponendo una pallina di metallo (riscaldata per aumentarne la malleabilità) tra una matrice appoggiata su un’incudine e un punzone tenuto in mano: battendo un forte colpo di martello sul punzone (da cui l’espressione tuttora usata “battere moneta”), la pallina si schiacciava assumendo la forma di un disco che recava da una parte (recto) l’impronta a rilievo della figura incavata sul punzone (il cosiddetto “conio di martello”) e dall’altra (verso) quella della figura incavata sulla matrice (il cosiddetto “conio d’incudine”).

2.2

L’area greca

La tecnica della coniazione si diffuse presto in area greca, compresa la Magna Grecia e la Sicilia, dove nel V secolo sorsero famose scuole di incisori che produssero le più belle monete d’oro e d’argento dell’antichità. Già fra il 630 e il 580 a.C. a Egira, Corinto e Atene venivano coniate monete d’argento di grandi dimensioni (e quindi di grande valore) per le transazioni più importanti e monete divisionali più piccole per le transazioni minori.

Il sistema fu perfezionato a partire dal VI secolo a.C. da Ciro il Grande e poi da Dario III con l’introduzione del bimetallismo: una moneta d’oro principale e una moneta d’argento divisionale. I “darici” d’oro, coniati fra il 514 e il 492 a.C., con le “tartarughe” di Egina e i “poloi” di Corinto dominarono il mercato internazionale per quasi due secoli, finché furono sostituiti dalle monete d’oro e d’argento coniate da Filippo II di Macedonia.

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