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Fibre tessili Strutture sottili di origine naturale o chimica, utilizzate per la realizzazione dei tessuti. Le sostanze di cui sono costituite hanno caratteristiche di flessibilità, tenacità e malleabilità, che consentono la lavorazione in fili sottili resistenti, di diametro generalmente inferiore a 0,05 cm. Le fibre naturali possono essere di origine vegetale, animale o minerale; quelle chimiche possono essere artificiali o sintetiche. Oltre che per la realizzazione di tessuti propriamente detti, le fibre possono essere impiegate per la produzione di altri articoli tessili, detti “non tessuti”: non sottoposti ai tradizionali procedimenti di filatura e tessitura, sono ottenuti dall’accostamento e assemblamento di fibre orientate e non, mediante tecniche di tipo meccanico, termico o chimico.
In genere, le fibre naturali sono lunghe da qualche millimetro a qualche centimetro; quelle sintetiche vengono prodotte a filo continuo oppure, come le fibre naturali, in fiocchi di lunghezza variabile. Il calibro si misura in decitex o in denari; la prima unità di misura rappresenta la massa espressa in grammi di un tratto di fibra lungo 10.000 m; la seconda, di un tratto lungo 9000 m. Le caratteristiche di resistenza della fibra sono espresse in termini di carico alla rottura. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza, per il lino, che è una fibra naturale relativamente poco resistente, il carico alla rottura è di circa 17 kg/mm²; per la canapa, molto più tenace, è di 70 kg/mm². Le fibre sintetiche, invece, sono mediamente più resistenti alle sollecitazioni meccaniche.
Le fibre naturali sono prodotte in natura da organismi animali o vegetali, oppure vengono ricavate da elementi minerali. Le fibre animali sono costituite da sostanze proteiche. La seta, ad esempio, sintetizzata e filata da un baco, è costituita da una proteina che prende il nome di fibroina; le fibre ricavate da pelo animale, invece, come la lana di pecora, il cashmere, l’alpaca, sono a base di cheratina. Il principale costituente delle fibre vegetali è la cellulosa. Secondo la parte della pianta da cui provengono, si distinguono: fibre di semi, ricavate dalla peluria che cresce a protezione del seme di alcune piante; fibre liberiane, ricavate dal libro, cioè il tessuto delle piante dicotiledoni collocato tra la corteccia e il fusto; fibre vascolari, ottenute dalle nervature e dagli steli di alcune monocotiledoni, come l’agave, la yucca e l’ananas; esistono poi fibre ricavate dagli steli interi di alcune piante erbacee. Esempi di fibre di semi sono il cotone e il kapok: il primo è estremamente versatile, resistente al calore, con elevate capacità igroscopiche (cioè di assorbire l’umidità); il secondo produce fibre corte e sottili, utilizzate principalmente per le imbottiture. Tra le fibre liberiane sono classificate il lino, la canapa e la iuta; il lino è una fibra pregiata, ma con scarse proprietà coibenti, la canapa è estremamente tenace e la iuta, più scadente, è impiegata per il confezionamento di sacchi e tessuti da lavoro. Le fibre vascolari sono utilizzate per produrre cordami; il fusto intero di piante erbacee, infine, è utilizzato per la fabbricazione di cappelli e stuoie; ne è un esempio lo sparto. Tra le fibre naturali, infine, si collocano anche le fibre minerali, tra le quali va citato l’amianto. Un tempo ampiamente utilizzato per le sue proprietà ignifughe, questo materiale è oggi in disuso a causa degli accertati effetti cancerogeni.
Le fibre artificiali sono prodotte industrialmente a partire da sostanze naturali. Il procedimento consiste nel realizzare una soluzione della sostanza e nell’ottenerne fili lunghi e sottili attraverso un processo di trafilatura. Secondo la natura della sostanza, si distinguono fibre naturali cellulosiche, proteiche, alginiche, il vetro tessile e i fili metallizzati. Sono esempi di fibre cellulosiche il rayon viscosa e il rayon cellulosa e le fibre acetato e triacetato (vedi Acetati). Le fibre proteiche possono essere ottenute dalla lavorazione delle proteine del latte (come nel caso del lanital o merinova), dai semi di arachide (da cui si ricava l’ardil), del mais (per il vicara) o della soia (per l’azlon). Sono fibre alginiche quelle prodotte dalla lavorazione di alcuni tipi di alghe. Il vetro tessile si ottiene dalla fusione a 1650 °C del vetro, e i fili metallizzati dalla trasformazione di fogli sottilissimi di determinati metalli, quali l’alluminio, il rame, l’oro e l’argento. Le prime fibre artificiali furono prodotte alla fine del XIX secolo in Francia, a partire da soluzioni di nitrocellulosa (vedi Acido nitrico). La fabbricazione del rayon ebbe inizio nei primi anni del XX secolo, ma la sua diffusione si impose solo a partire dagli anni Venti.
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