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Manifesto

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Manifesto pubblicitario di un film indianoManifesto pubblicitario di un film indiano
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1

Introduzione

Manifesto Foglio di carta stampata con immagini, scritte o marchi, destinato a essere esposto in pubblico per reclamizzare eventi e prodotti, o per diffondere annunci culturali, propagandistici o di altra natura; i manifesti si possono presentare anche come semplici opere d'arte prive di messaggi espliciti.

I primi manifesti comparvero nel XV secolo in seguito all'invenzione della stampa. Gli esemplari più antichi, solitamente privi di illustrazioni, annunciavano proclami reali, decreti municipali, fiere e mercati, talvolta libri. Nei secoli successivi furono introdotte anche piccole illustrazioni realizzate con la tecnica della xilografia, poco diffuse tuttavia a causa del relativamente costoso processo di produzione. I manifesti assunsero il loro aspetto moderno nel XIX secolo.

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Gli inizi del manifesto moderno

Nella seconda metà del Settecento due eventi favorirono la nascita del manifesto 'moderno': il diffondersi dell'industrializzazione su larga scala, che creò un diffuso bisogno di informazione, e l'invenzione, nel 1793, di un nuovo metodo di stampa, la litografia, grazie al quale divenne più facile realizzare manifesti illustrati a colori. La produzione di manifesti conobbe un forte incremento nella seconda metà dell'Ottocento, quando si diffuse il costume di utilizzarli per pubblicizzare un'enorme quantità di beni e servizi.

Nello stesso periodo fecero la loro comparsa i manifesti teatrali, spesso corredati di realistiche illustrazioni relative alle scene degli spettacoli promossi. Nel 1867 il francese Jules Chéret, primo dei cartellonisti moderni, pubblicizzò uno spettacolo teatrale di Sarah Bernhardt con un manifesto rivoluzionario. Mentre nei manifesti precedenti le illustrazioni erano subordinate al testo, che utilizzava un linguaggio diretto e relativamente poco fantasioso, Chéret ne fece l'elemento dominante, attribuendo al testo un ruolo di semplice spiegazione e disegnando figure idealizzate, caratterizzate da estrema grazia e vitalità. Chéret realizzò quasi mille manifesti teatrali: tipici quelli dedicati a balletti e serate di intrattenimento, incentrati su delicate figurette di ballerine che, in un turbine di veli, ballano il cancan. Il testo, ridotto al minimo e confinato all'estremità superiore o inferiore del manifesto, solitamente consiste in poche parole che rivelano il nome del teatro e annunciano lo spettacolo che vi è presentato.

Le innovazioni introdotte da Chéret si diffusero rapidamente in Europa e in America; riprese in centinaia di manifesti pubblicitari e teatrali, sancirono l'affermarsi di una cartellonistica accattivante e comprensibile a tutti, alla quale si dedicarono presto pittori famosi.

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Gli anni Novanta dell'Ottocento

Gli sviluppi più importanti dell'arte del manifesto si ebbero nell'ultimo decennio dell'Ottocento, con i contributi fondamentali dei pittori francesi Henri de Toulouse-Lautrec e Pierre Bonnard, e degli artisti dell'Art Nouveau. Toulouse-Lautrec, tra i più grandi creatori di manifesti del XIX secolo, si allontanò dallo stile impressionista praticato nella pittura adottando, sul modello delle stampe giapponesi, larghe campiture di colore piatto. Le idealizzate figure femminili su fondo neutro dei primi manifesti furono sostituite da scene più realistiche, seppure rese in pochi tratti stilizzati: una donna che beve in un bar, un uomo che bacia una donna a un tavolo. Il ruolo del testo divenne ancora più marginale, portando in primo piano la valenza visiva del manifesto. In uno degli ultimi lavori di Toulouse-Lautrec, intitolato Jane Avril (1899), oltre al nome della protagonista non c'è il benché minimo testo: si tratta dunque di una sorta di prototipo dei moderni manifesti puramente pittorici.

Gli artisti interpreti dell'Art Nouveau optarono per uno stile più esuberante e lezioso, basato su linee sinuose ed eleganti forme allungate. I più importanti cartellonisti Art Nouveau furono il britannico Aubrey Beardsley, il belga Henri van de Velde, il ceco Alphonse Mucha, i fratelli scozzesi Frances e Margaret MacDonald, lo statunitense Will Bradley, l'austriaco Gustav Klimt e l'olandese Jan Toorop. Pietre miliari nello sviluppo della cartellonistica furono un manifesto del 1899 di Van de Velde, in cui un disegno completamente astratto sostituisce la rappresentazione (per quanto stilizzata) della figura umana, e un manifesto pubblicitario di Pierre Bonnard per la 'Revue Blanche' (1894), nel quale il testo è parte integrante dell'illustrazione, grazie all'intreccio di lettere e immagini e allo sfondo costituito da fitte parole di piccole dimensioni.

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Il XX secolo

In Italia, all'inizio del Novecento, Leonetto Cappiello, che si sarebbe trasferito a Parigi nel 1898, inventò uno stile pubblicitario di lunga fortuna, incentrato sull'estrema caratterizzazione del prodotto e sull'associazione a immagini gradevoli ben delineate, dai colori forti, spesso ammiccanti o umoristiche. Altra figura di spicco fu Marcello Dudovich, autore di una grafica semplificata ma raffinata, sempre in perfetta consonanza con l'evoluzione del gusto (soprattutto femminile, occupandosi l'artista principalmente di moda).

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