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Struttura articolo
Introduzione; Cenni storici; Composizione; Avvicinamento al Sole; Periodi e orbite; Gruppi di comete; Ipotesi sulla provenienza; Comete e piogge meteoritiche; Collisioni; La missione Rosetta
Le comete percorrono orbite ellittiche i cui periodi, calcolati per circa duecento di questi corpi celesti, possono variare fra i 3,3 anni della cometa Encke fino ai 2000 della cometa di Donati, osservata nel 1858. Le orbite della maggior parte delle comete sono talmente ampie da sembrare parabole e così aperte da portare questi astri fuori dal sistema solare; i calcoli tuttavia suggeriscono che anche in questi casi si tratta di ellissi di grande eccentricità, con periodi fino a 40.000 o più anni. Non sono note comete che si siano avvicinate alla Terra muovendosi lungo traiettorie iperboliche e la scoperta di un’orbita di questa forma potrebbe implicare un’origine dell’astro nelle regioni esterne al sistema solare. Alcune comete, tuttavia, passano una sola volta vicino al Sole, perché le loro orbite vengono alterate dall’attrazione gravitazionale dei pianeti. Tali alterazioni sono osservabili anche su scala più piccola: circa sessanta comete, caratterizzate da periodi variabili tra 3,3 e 9 anni, hanno orbite influenzate dal campo gravitazionale associato a Giove e sono per questo motivo classificate come famiglia di Giove.
Le comete che hanno periodi diversi, ma percorrono orbite simili, vengono riunite in gruppi. Il più famoso di questi gruppi comprende la cometa Ikeya-Seki, che nel 1965 passò molto vicino al Sole, e altri sette astri che hanno periodi di circa mille anni. L’astronomo statunitense Brian G. Marsden ha dimostrato che la cometa del 1965 e quella ancora più brillante del 1882 si separarono da uno stesso nucleo, probabilmente apparso nel 1106. Questa cometa, e altre dello stesso gruppo, si originarono forse da un’unica cometa gigante alcune migliaia di anni fa.
Un tempo si pensava che le comete provenissero dallo spazio interstellare. Benché tuttora non vi sia una teoria certa sulle loro origini, molti astronomi ritengono che esse si siano formate nelle regioni più fredde ed esterne del sistema solare dalla materia residua delle prime fasi di vita del nostro sistema planetario. L’astronomo olandese Jan Hendrik Oort ha ipotizzato che esista una nube di materiale cometario, che da lui ha preso nome, situata oltre l’orbita di Plutone e che gli effetti gravitazionali di stelle di passaggio possano perturbare tale nube inviando materiale solido e gassoso verso l’interno del sistema solare, dove esso si renderebbe visibile sotto forma di cometa.
Esiste una stretta relazione tra le orbite delle comete e quelle delle piogge meteoritiche. L’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli dimostrò che lo sciame meteoritico delle Perseidi, visibile in agosto, si muove sulla stessa orbita della cometa 1862 III. Analogamente lo sciame delle Leonidi, che appare in novembre, segue la stessa orbita della cometa 1866 I. Ciò suggerisce che numerosi sciami siano da associare all’insieme di detriti seminati dalle comete lungo le proprie orbite.
Le comete sono state a lungo viste dai superstiziosi come annunciatrici di calamità o di eventi memorabili. L’apparizione di una cometa, tuttavia, può far temere una possibile collisione dell’astro con la Terra; il nostro pianeta, in effetti, è passato attraverso la coda di diverse comete, ma senza riportare conseguenze significative. La caduta di un nucleo cometario su una grande città, tuttavia, provocherebbe una completa distruzione delle strutture e degli edifici, determinando gravissimi danni alla popolazione; la probabilità che un tale evento si verifichi, comunque, è effettivamente molto bassa. Alcuni scienziati ritengono che simili collisioni siano avvenute nel passato e potrebbero, ad esempio, aver giocato un ruolo determinante nell’estinzione dei dinosauri e nell’evoluzione della specie. Nel 1992 la cometa Shoemaker-Levy 9 si frantumò in ventuno grandi frammenti a causa dell’intenso campo gravitazionale di Giove. Nel mese di luglio del 1994 questi frammenti caddero nella densa atmosfera del pianeta gigante a una velocità di circa 210.000 km/h. Negli impatti, l’enorme energia cinetica della cometa si convertì in calore, generando una serie di esplosioni, le maggiori delle quali produssero nelle nubi di Giove dei segni che rimasero visibili per varie settimane.
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